Il trattamento prolungato con l'anticorpo monoclonale omalizumab (Xolair, commericializzato da Novartis e negli Usa anche da Genentech) può ridurre del 25% le riacutizzazioni nei pazienti con asma allergico di grado moderato-severo, scarsamente controllato nonostante una terapia aggressiva con corticosteroidi per via inalatoria ad alte dosi e beta-2 agonisti a lunga durata d'azione. È il risultato di uno studio di fase IIIb, randomizzato e controllato con placebo, presentato all'ultimo congresso dell'American Thoracic Society a new Orleans.


Il trial ha coinvolto 850 pazienti, di cui 427 trattati con omalizumab sottocute e 423 con placebo, in aggiunta alle terapie anti-asma già in atto, per 48 settimane e sottoposti a controlli mensili. L'endpoint primario era la percentuale di riacutizzazioni durante il periodo in studio; gli endpoint secondari comprendevano la variazione rispetto al basale del numero medio di puff giornalieri di albuterolo, lo score medio dei sintomi asmatici, e la qualità della vita misurata mediante l'asthma quality of life score (AQLQ).


Il FEV1 medio basale era pari al 64,9% del valore teorico e i pazienti avevano avuto in media due riacutizzazioni tali da richiedere l'uso di steroidi sistemici nell'anno precedente. Inoltre, avevano bisogno in media di 4,06 puff di albuterolo al giorno e avevano uno score medio dei sintomi asmatici di 3,89 e un AQLQ complessivo di 3,92.


Alla fine dello studio, nei pazienti trattati con l'anticorpo si sono osservate una riduzione significativa della percentuale di riacutizzazioni rispetto al gruppo placebo (0,66% contro 0,88%; P = 0,006) e una riduzione del numero dei puff di albuterolo. Dopo 52 settimane, circa il 65% dei soggetti del gruppo omalizumab non aveva avuto riacutizzazioni contro il 55% dei controlli (P < 0,05).


Inoltre, i pazienti trattati con il biologico hanno riportato un cambiamento della qualità di vita, con miglioramenti rispetto al basale già e 16 e poi a 32 e a 48 settimane. Alla fine dello studio, la variazione dell'AQLQ rispetto al basale è stata di 1,15 punti nel gruppo in trattamento attivo contro 0,92 punti nel gruppo placebo (P < 0.01). Si è avuto poi un miglioramento anche dei sintomi asmatici, ma in questo caso la differenza con il placebo non è risultata statisticamente significativa (-1,56 contro -1,30; p=0,038).


Gli autori hanno valutato come endpoint esplorativo anche la frazione di ossido nitrico esalato (FeNO), un marker dell'infiammazione delle vie aeree nell'asma, riscontrando che l'aggiunta di omalizumab alla terapia anti-asma di background ha portato a una riduzione significativa del FeNO in tutte le visite di controllo.

L'efficacia del farmaco non è andata comunque a discapito della tollerabilità. "Omalizumab è stato ben tollerato e la frequenza di eventi avversi, gravi e non, è stata simile nei due gruppi di trattamento" ha detto William Busse, dell'Università del Wisconsin, presentando i risultati.


Efficacy and Safety of Omalizumab in Patients With Moderate-to-Severe Persistent Asthma Poorly Controlled on High-Dose Inhaled Corticosteroids and Long-Acting Beta-Agonists: Results of a Phase 3b Randomized Controlled Trial