I pazienti con danno polmonare acuto non hanno tratto beneficio dall’assunzione giornaliera di antiossidanti e acidi grassi omega-3 in un trial indipendente made in Usa, lo studio OMEGA, appena pubblicato su JAMA. E non solo. Secondo gli autori della ricerca, questo trattamento potrebbe aver fatto più male che bene ai pazienti.

I pazienti sottoposti alla supplementazione sono ricorsi maggiormente alla ventilazione di supporto, hanno passato più giorni in terapia intensiva e hanno mostrato una maggiore incidenza d’insufficienza d'organo non polmonare. Inoltre, nei pazienti trattati con gli integratori, la mortalità a 60 giorni è risultata più alta del 43% rispetto ai controlli, anche se la differenza tra i due gruppi non ha raggiunto la significatività statistica.

Ma perché testare omega-3 e altri antiossidanti per il danno polmonare acuto. Si sa che un elemento chiave della patogenesi del danno polmonare acuto è l’infiammazione neutrofila e che questa è mediata da derivati degli eicosanoidi pro-infiammatori e protrombotici prodotti dalla cicloossigenasi e dalla 5-lipossigenasi.
Gli eicosanoidi liberati a seguito dell’ infiammazione soni diversi per tipo e attività a seconda della composizione dei fosfolipidi di membrana: alcuni sono molto reattivi e con un effetto pro-infiammatorio e altri meno attivi e ad azione antinfiammatoria.

Nei pazienti a rischio di danno polmonare acuto i livelli di omega-3 sono circa un quarto del normale e in quelli con danno polmonare conclamato possono scendere al di sotto del 10% del normale. Diversi studi clinici fatti in precedenza hanno dimostrato un miglioramento dell’ossigenazione e della respirazione nei pazienti con danno polmonare acuto trattati con una formula enterale arricchita con acidi grassi omega-3, acido gamma-linolenico e antiossidanti. Tuttavia, la generalizzabilità di questi studi era limitata dalla dimensione del campione di piccole e dal fatto che le analisi sono state limitate ai pazienti in grado di tollerare il trattamento.

Per colmare le lacune degli studi precedenti, gli autori americani, un team del National Heart, Lung, and Blood Institute ARDS Clinical Trials Network, coordinato da Todd Rice, della Vanderbilt University di Nashville, hanno condotto uno studio multicentrico di fase III, controllato, randomizzato e in doppio cieco in cui hanno confrontato la nutrizione enterale arricchita di omega-3 (due volte al giorno) con una formulazione standard di nutrizione pesata verso i carboidrati.

Lo studio è stato realizzato in 44 centri Usa e ha coinvolto 272 pazienti adulti arruolati entro 48 ore dallo comparsa di un danno polmonare acuto che ha richiesto un supporto ventilatorio e i cui medici curanti ritenevano di avviare la nutrizione enterale. I pazienti sono stati alimentati due volte al giorno per via enterale con una formulazione arricchita con omega-3, acido gamma-linolenico e antiossidanti oppure con una formulazione di controllo isocalorica. L'endpoint primario erano i giorni senza necessità di ventilazione meccanica dopo 28 giorni di trattamento.

Dopo un’analisi ad interim dei risultati, lo studio è stato interrotto per evidente mancanza di efficacia. Infatti, i pazienti trattati con gi omega-3 hanno ottenuto sì un aumento di otto volte dei livelli plasmatici di acido eicosapentaenoico, ma hanno avuto un numero di giorni senza ventilatore significativamente inferiori (14 contro 17,2; P = 0,02). Inoltre, questi pazienti hanno passato un numero di giorni significativamente inferiore fuori dalla UTI (14 contro 16,7; p = 0,04), hanno mostrato una mortalità a 60 giorni superiore (25,1% contro 17,6%; P = 0,11), una mortalità ospedaliera a 60 giorni superiore (26,6% contro 16,3%; P = 0,054) e una maggiore incidenza della diarrea (29% contro 21%; P = 0,001)

La supplementazione con omega-3 non ha offerto protezione nemmeno contro le infezioni nosocomiali né ha migliorato la funzionalità d’organo non polmonare e, nonostante un aumento significativo dei livelli plasmatici di omega-3 non si è avuta una riduzione dei biomarker infiammatori.
Come mai? "Il motivo non è chiaro", scrivono gli autori nella discussione. "Anche se non è stata misurata direttamente l'incorporazione di acidi grassi omega-3 all'interno delle membrane cellulari, i dati suggeriscono che vi sia una buone correlazione tra i livelli plasmatici di omega-3 e fosfolipidi di membrana, il che avrebbe dovuto portare a un effetto biologico della supplementazione con gli antiossidanti”. Invece, così non è stato.

T.W. Rice, et al. Enteral omega-3 fatty acid, gamma-linolenic acid, and antioxidant supplementation in acute lung injury. JAMA 2011; DOI: 10.1001/jama.2011.1435.
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Elisa Spelta
Medical Writer