Nei pazienti con morbo di Parkinson colpiti anche la depressone, si potrebbero trattare entrambe le condizioni con un unico farmaco, prendendo così due piccioni con una fava. Lo suggerisce uno studio appena pubblicato online su Lancet Neurology, in cui il dopamino-agonista pramipexolo (Mirapexin in Europa, Mirapex negli Stati Uniti, Boehringer Ingelheim), usato da tempo per trattare i sintomi motori del Parkinson, ha alleviato anche i sintomi depressivi in misura superiore al placebo.

La depressione è una compagna comune dei pazienti parkinsoniani. Secondo una review recente, il 17% presenta depressione maggiore e il 35% mostra sintomi depressivi clinicamente significativi. Questi soggetti sono spesso trattato con antidepressivi in aggiunta alle terapie anti-Parkinson, ma in realtà sono pochi gli studi che hanno valutato i trattamenti antidepressivi nel Parkinson.

La depressione in questi pazienti potrebbe essere correlata a una disfunzione delle vie dopaminergiche e alcuni studi hanno suggerito che dopamino-agonisti come il pramipexolo, che contrastano il calo della sintesi di dopamina nel cervello, possono ridurre la depressione maggiore nei pazienti non affetti da Parkinson, ma potrebbero avere effetti antidepressivi anche nei parkinsoniani. Anche un altro dopamino agonista, ropinirolo, ha dimostrato di migliorare i sintomi depressivi in questi pazienti, ma solo in uno studio in cui la depressione non era un outcome primario.

Per saperne di più, i ricercatori, un team internazionale guidato da Paolo Barone dell'Università ‘Federico II di Napoli', hanno arruolato 296 pazienti con Parkinson di grado lieve-moderato in 76 centri europei e sudafricani e li hanno randomizzati al trattamento con pramipexolo da 0,125 a 1 mg (n = 144) o placebo (n = 152) tra volte al giorno per 12 settimane. Ne hanno quindi valutato il funzionamento mediante la scala UPDRS e i sintomi depressivi mediante le scale BDI e GDS-15 a intervalli regolari fino alla fine del trattamento.
I pazienti potevano assumere altri farmaci anti-Parkinson (come levodopa, amantadina, inibitori delle MAO-B e COMT) e anche agenti anticolinergici se il dosaggio era stabile per almeno quattro settimane prima dell'inizio dello studio e rimaneva tale durante tutto il trattamento. Tuttavia non potevano essere trattati con altri dopamino agonisti nei 0 giorni precedenti l'ingresso nel trial.

Nel complesso, il trattamento con pramipexolo ha migliorato i sintomi depressivi rispetto al placebo. Nel arco delle 12 settimane, i punteggi del BDI sono scesi in media di 5,9 punti con il dopamino-agonista contro 4 con il placebo, mentre quelli del GDS-15 sono migliorati in media di 2,5 punti nel gruppo pramipexolo contro 1,7 nei controlli. Inoltre, rispetto ai pazienti del gruppo placebo, quelli trattati con il farmaco in studio hanno ottenuto miglioramenti significativamente maggiori dei sintomi motori e delle attività quotidiane.

L'analisi statistica ha dimostrato che l'effetto di pramipexolo sui sintomi depressivi è largamente indipendente da quello sintomi motori e in particolare che l'80% dell'effetto totale antidepressivo può essere attribuito a un'azione diretta del farmaco sulla depressione.
Gli eventi avversi più comuni sono stati nausea, cefalea, vertigini e sonnolenza, e sono stati più frequenti nel gruppo in trattamento attivo (73%) rispetto ai controlli (67%). Non si sono osservate invece differenze nella frequenza di eventi avversi seri tra i due gruppi.

"Questi risultati suggeriscono che la stimolazione specifica delle vie dopaminergiche, come quella fornita da pramipexolo, andrebbe presa in considerazione nella gestione dei pazienti con morbo di Parkinson e sintomi depressivi clinicamente significativi" scrivono gli autori. "Questa strategia potrebbe offrire un beneficio combinato sulla disabilità motoria, sui sintomi depressivi e sulla qualità di vita" anche se, ammettono, la differenza osservata tra pramipexolo e placebo nel punteggio del BDI suggerisce un effetto del trattamento relativamente modesto.

E' anche vero, precisano i ricercatori, che lo studio non ha dato risposte ad alcune domande importanti: per esempio non ha verificato se l'effetto si mantiene anche in pazienti con depressione più grave o con Parkinson più avanzato. Per questo, avvertono, occorrono ulteriori indagini sull'effetto antidepressivo di pramipexolo nel Parkinson e trial di confronto testa a testa tra antidepressivi e dopamino-agonisti per vedere quale delle due classi è più efficace in questa popolazione.
D'accordo su tutta la linea anche i due autori dell'editoriale di commento Hubert H. Fernandez, della University of Florida di Gainesville e Marcelo Merello, della Fundación para la Lucha contra las Enfermedades Neurológicas de la Infancia di Buenos Aires. In attesa di nuovi studi, aggiungono i due editorialisti, "la prova di un effetto positivo di un unico farmaco sia sui sintomi motori sia su quelli non motori della malattia è un'aggiunta importante all'armamentario terapeutico contro il morbo di Parkinson".

Barone P, et al "Pramipexole for the treatment of depressive symptoms in patients with Parkinson's disease: a randomised, double-blind, placebo-controlled trial" Lancet Neurol 2010; DOI: 10.1016/S1474-4422(10)70106-X.
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