Pazienti con Hiv multitrattati, positivi i risultati in fase III di fostemsavir, l'anti Hiv che sarÓ prodotto a Parma per tutto il mondo

Annunciati al congresso sull'Hiv di Glasgow i risultati a 48 settimane dello studio di Fase III BRIGHTE sul farmaco sperimentale fostemsavir nei pazienti con infezione da HIV-1 multitrattati (HTE. heavily treatment-experienced).

Annunciati al congresso sull’Hiv di Glasgow i risultati a 48 settimane dello studio di Fase III BRIGHTE sul farmaco sperimentale fostemsavir nei pazienti con infezione da HIV-1 multitrattati (HTE. heavily treatment-experienced).

Fostemsavir, in combinazione con il trattamento di base ottimizzato (optimised background treatment-OBT), mantiene la soppressione virologica dalla settimana 24 alla settimana 48 in questa popolazione difficile da trattare. I risultati mostrano che il 54% dei pazienti nella coorte randomizzata (n = 146/272) ha mantenuto la soppressione virologica (<40 copie/mL) dopo 48 settimane di trattamento con fostemsavir associato alla terapia di base ottimizzata. Inoltre i pazienti nella coorte randomizzata hanno mostrato un miglioramento immunologico a 48 settimane come dimostrato dall’incremento della conta delle cellule T CD4+ (miglioramento medio dall’inizio dello studio di +139 cellule/µL). Questi dati a 48 settimane incrementano i dati di endpoint primario (giorno 8) annunciati lo scorso anno.

La maggior parte dei pazienti che hanno ricevuto fostemsavir ha avuto almeno un evento avverso entro la 48esima settimana. I più comuni correlati al farmaco sono stati diarrea, nausea e cefalea. Il 35 per cento dei partecipanti ha avuto uno o più eventi avversi seri (SAE) correlati soprattutto ad infezioni, comparse nella maggior parte dei pazienti immunocompromessi. Il tre per cento (3%) degli eventi avversi seri (SAE) sono apparsi correlati al trattamento in studio e il sette per cento (7%) dei partecipanti è uscito dallo studio per un evento avverso.

Poche settimane fa, a Parma è stato inaugurato un nuovo impianto di 1.500 m² situato nello stabilimento GSK di San Polo di Torrile. La struttura, del valore di 30 milioni di euro, costruita nel tempo record di poco più di un anno, è dedicata alla produzione e al confezionamento di fostemsavir che sarà prodotto per tutto il mondo.

John C. Pottage, Chief Scientific and Medical Officer of ViiV Healthcare, afferma: “Siamo particolarmente lieti per i risultati dello studio BRIGHTE che ha valutato fostemsavir, primo farmaco della classe degli inibitori dell’attachment, sviluppato specificamente per i pazienti multitrattati (HTE heavily treatment-experienced). Le persone che vivono con HIV che hanno partecipato allo studio avevano avuto il fallimento dei loro trattamenti antiretrovirali e avevano poche opzioni terapeutiche rimaste disponibili; siamo incoraggiati nel vedere che il trattamento con fostemsavir porta sia a significative riduzioni nella carica virale sia a miglioramenti nella salute del sistema immunitario dei pazienti. Come ViiV Healthcare rimaniamo impegnati nello sviluppo di farmaci innovativi per tutte le persone che vivono con HIV e ci aspettiamo di ottenere le approvazioni regolatorie per fostemsavir nel 2019.”

Individuare nuove vie per prevenire la replicazione del virus HIV è importante, in particolare per le persone che sviluppano resistenze ai loro regimi di trattamento. Fostemsavir è un profarmaco che viene metabolizzato nel composto attivo, temsavir, primo farmaco della classe degli inibitori dell’attachment che lega la glicoproteina 120 (gp120) sulla superficie dell’HIV, bloccando la gp120 in uno stato conformazionale che inibisce l’interazione iniziale tra il virus e le cellule immunitarie dell’ospite, prevenendo l’attacco del virus e quindi la sua entrata nella cellula ospite CD4+ T. In virtù del suo meccanismo d’azione non c’è resistenza crociata in vitro con le altre classi di antiretrovirali (ARV), e questo può aiutare i pazienti che sono diventati resistenti alla maggior parte degli altri farmaci.

In aggiunta ai risultati primari di efficacia, è stata condotta un’analisi in un sottogruppo pre-specificato che ha mostrato tassi numericamente più alti di risposta virologica in pazienti di >50 anni, nelle donne o nei pazienti che hanno riferito di essere “neri” o “afro-americani”, in confronto con la popolazione equivalente nelle 48 settimane.

Come per gli studi con altri farmaci, anche nello studio BRIGHTE i sottogruppi di pazienti con elevati valori di HIV-1 RNA (>=100,000 c/mL) e conta di CD4+ molto bassa (<20 cellule-/mm3) hanno avuto i tassi di risposta virologica meno elevati alla 48esima settimana. Sono stati osservati tassi comparabili di aumento del numero di cellule CD4+ T nei sottogruppi per età, genere, razza e regione geografica. E’ da rilevare che i soggetti con più bassa conta di CD4 (<20 cellule/μL), hanno avuto un miglioramento paragonabile della variazione media nel conteggio del CD4 basale rispetto a quelli con i valori più alti di CD4 basale (>200 cellule/μL); +145 e +150 cellule/μL, rispettivamente.