Secondo uno studio pubblicato lunedì sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), l’assunzione del farmaco anti-fumo vareniclina si associa a un aumento del 72% del rischio di gravi eventi avversi cardiovascolari rispetto al placebo. Il primo autore dello studio Sonal Singh, della Johns Hopkins University di Baltimora (Maryland) si dice convinto che i risultati siano tali da far rivedere il profilo rischio-beneficio della molecola. Ma non tutti sono d’accordo e già fioccano le polemiche, mentre Pfizer difende con decisione il suo prodotto.

La studio al centro del dibattito è una metanalisi di 14 studi clinici, che hanno coinvolto in totale 8.216 pazienti, di cui 4.908 avevano assunto vareniclina. Degli studi analizzati, di durata dalle 7 alle 52 settimane, 13 avevano escluso dal campione i soggetti con una storia di malattia cardiaca.

Tra i soggetti che avevano preso il farmaco antifumo, 52 (l’1,06%) sono andati incontro a gravi eventi avversi cardiovascolari come infarto o aritmie, contro 27 (lo 0,82%) tra le 3.308 le persone trattate con un placebo. Singh ha fatto notare che il rischio di complicanze legate all’assunzione di vareniclina risulta raddoppiato per i pazienti senza malattie cardiovascolari pregresse, ma non è chiaro se il rischio aggiuntivo persista dopo la fine del trattamento.

Il numero di decessi è stato uguale nei due gruppi (7), sebbene quello trattato con l’anti-fumo fosse più numeroso. In ogni caso, ammettono gli stessi autori, gli eventi sono stati troppo pochi per permettere confronti significativi e dunque non è possibile trarre conclusioni realistiche sul possibile effetto sulla mortalità.
Pronta la reazione di Pfizer, che ha risposto alla notizia con un comunicato stampa in cui riafferma l’importanza di vareniclina come trattamento per smettere di fumare, contesta le accuse e a sua volta mette in dubbio la qualità e l’attendibilità dello studio uscito su CMAJ. Gail Cawkwell, vicepresidente della divisione medica del colosso americano, ha detto che l’azienda "non è d'accordo con l'interpretazione dei dati e ha fatto notare come "circa una persona su 100 negli studi avesse già in partenza problemi cardiovascolari”. Inoltre, si sottolinea nella nota, nel complesso gli eventi cardiaci e cardiovascolari (non solo le morti) sono stati troppo pochi per poter trarre conclusioni sui rischi.

Il mese scorso, l’Fda ha diffuso un comunicato nel quale si dice che l’uso di vareniclina per dire addio alle sigarette è risultato associato a una probabilità leggermente maggiore di eventi cardiovascolari avversi nei pazienti già affetti da malattie cardiovascolari e in passato è stato collegato a un aumentato rischio di gravi disturbi psichici.

Commentando lo studio canadese, il direttore dell'ufficio per la valutazione dei farmaci dell’Fda, Rosenbraugh Curtis, ha però preso tempo. Curtis ha spiegato, infatti, che l'agenzia sta valutando i dati e ha affermato di non poter dire se il foglietto illustrativo del prodotto sarà cambiato o no fino a quando la metanalisi non sarà esaminata più a fondo.

Piuttosto critico nei confronti dello studio Taylor Hays, esperto della Mayo Clinic che firma l’editoriale di commento, invitando alla cautela. Hays ha definito l'analisi "importante", ma ne ha anche sottolineato le pecche metodologiche, tra cui la mancanza di standardizzazione e la limitata dimensione campionaria. Altra osservazione cruciale: nonostante l’aumento significativo del rischio relativo, il rischio assoluto (ciò che più conta) di gravi eventi avversi cardiovascolari è basso e, per giunta, ampiamente compensato dai benefici derivanti, sia in termini di morbidità sia di mortalità, dal fatto di non fumare più.

Ogni anno, in tutto il mondo, si calcola che circa 5,4 milioni di persone muoiano per cause legate al fumo, tra cui anche malattie cardiovascolari. Inoltre sigarette e affini sono responsabili dell’87% dei decessi per cancro al polmone, dell’82% di quelli legati a BPCO, del 21% di quelli dovuti a eventi coronarici e del 18% di quelli per ictus.

Ogni anno, in Europa, nonostante le normative restrittive in vigore, il tabagismo uccide ancora circa 650 mila persone, più dell’intera popolazione di Malta o del Lussemburgo, con costi enormi per i sistemi sanitari. In Italia, a titolo di esempio, l’ammontare della sola spesa ospedaliera per le patologie tabacco-correlate nel 2005è stato quantificato in quasi 3,4 miliardi di euro.

In ogni caso, Pfizer ha fatto saper di stare collaborando strettamente con l’Fda per definire il disegno di una nuova metanalisi che chiarisca una volta per tutte il profilo di sicurezza cardiovascolare di vareniclina, attualmente approvata come terapia anti-fumo in 99 Paesi e presente in commercio negli Stati Uniti e in Europa dal 2006.

S. Singh, et al. Risk of serious adverse cardiovascular events associated with varenicline: a systematic review and meta-analysis. CMAJ July 4, 2011. doi: 10.1503/cmaj.110218
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