Il trattamento con pirfenidone, un nuovo agente antifibrotico e antinfiammatorio, è una valida opzione terapeutica contro la fibrosi polmonare idiopatica e presenta un profilo rischio-beneficio favorevole. È questa la conclusione dei due studi di fase III (004 e 006) facenti parte del programma CAPACITY e appena pubblicati online su The Lancet.

In particolare, il trattamento col farmaco, approvato da un paio di mesi nella Ue per quest’indicazione ma non negli Usa, ha mostrato di avere effetti favorevoli sulla funzionalità polmonare, sul test della distanza percorsa a piedi in 6 minuti (6MWT) sulla sopravvivenza libera da progressione in pazienti affetti fibrosi polmonare idiopatica, una grave malattia progressiva a prognosi infausta, con una sopravvivenza di solo il 20% a 5 anni dalla diagnosi.

I due studi non hanno ottenuto risultati identici e solo lo 004 ha centrato l’obiettivo primario - la variazione della percentuale rispetto al valore teorico della capacità vitale forzata (CVF) dopo 72 settimane – ma secondo Paul Noble, primo autore del lavoro, l’insieme dei dati fornisce evidenze convincenti di un effetto clinicamente significativo del farmaco contro la fibrosi polmonare idiopatica.

I due trial, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo, hanno coinvolto complessivamente 779 pazienti tra i 40 e gli 80 anni, arruolati in 110 centri situati in Australia, Europa e Nord America. Nello studio 004, i partecipanti (435) sono stati trattati in rapporto 2:1:2 con pirfenidone 2,403 mg/die, pirfenidone 1,197 mg/die o placebo; allo studio 006 hanno invece partecipato 344 pazienti trattati in rapporto 1:1 con pirfenidone 2,403 mg/die o placebo.

Nel primo studio, il farmaco ha ridotto in modo significativo la diminuzione della CVF, una misura importante della funzionalità polmonare, con una variazione media a 72 settimane dell’8,0% nel gruppo pirfenidone contro il 12,4% nel gruppo placebo  (P = 0,001). In più, il numero di pazienti che hanno subito un calo della CVF di oltre 10 punti percentuali è stato inferiore nel primo gruppo (35 su 174) rispetto al secondo (60 su 174).

Nel secondo studio, la differenza tra i due gruppi nella variazione media della CVF a 72 settimane (9,0% contro 9,6%) non è invece risultata significativa, ma l’analisi combinata dei dati dei due studi ha mostrato un effetto significativo del trattamento del farmaco, con una variazione media dell’8,5% nel gruppo di pazienti trattati con pirfenidone 2.403 mg/die contro l’11% nel gruppo placebo e una percentuale inferiore di pazienti con una riduzione della CVF superiore o uguale al 10% nel primo gruppo.

Il trattamento con pirfenidone 2.403 mg/die ha anche ridotto in modo significativo il declino della distanza percorsa a piedi in 6 minuti a 72 settimane nello studio 006, ma non nello 004. L’analisi combinata della popolazione dei due studi ha però evidenziato una differenza del 31% tra il gruppo pirfenidone e il gruppo placebo, a favore del primo, sempre a 72 settimane.

I dati combinati dei due studi mostrano anche una mortalità complessiva inferiore nei pazienti trattati con pirfenidone rispetto ai controlli (6% contro 8%) così come una mortalità inferiore dovuta alla malattia (3% contro 7%; p < 0,03). Il farmaco ha aumentato del 26% la sopravvivenza libera da progressione rispetto al placebo.

Sul fronte sicurezza, i risultati hanno evidenziato una buona tollerabilità di pirfenidone, con eventi avversi generalmente lievi o moderati. Gli effetti collaterali più comuni sono stati nausea (32,8% contro 13,3%), rash (28,7%vs. 8,6%), fatigue (22,3% contro 13,%), diarrea (21,7% contro 13,%), dispepsia (16,8% contro 5,5%) e fotosensibilizzazione (12,2% contro 1,7%).

P.W. Noble, et al. Pirfenidone in patients with idiopathic pulmonary fibrosis (CAPACITY): two randomised trials. The Lancet, Early Online Publication, 14 May 2011. doi:10.1016/S0140-6736(11)60405-4
leggi

Elisa Spelta
Medical Writer