I pazienti con sarcomi retroperitoneali incapaci di ottenere una resezione completa del tumore dopo un intervento chirurgico iniziale, hanno a disposizione solamente poche opzioni di trattamento per la terapia palliativa. E’ quanto emerso da uno studio pubblicato di recente sugli Annals of Oncology.

Come spiegano i ricercatori, i pazienti con sarcoma retroperitoneale avanzato presentano un tumore loco regionale non resecabile, sarcomatosi addominale, e metastasi a distanza. Anche se un secondo intervento di resezione è un opzione possibile in questi pazienti, la probabilità di ottenere una resezione completa si riduce con le ricadute della malattia.

I due farmaci più utilizzati nei sarcomi dei tessuti molli di stadio avanzato sono doxorubicina e ifosfamide, mentre trabectedina ha dimostrato una certa efficacia, specialmente nei liposarcomi e nei leiomiosarcomi.

A parte questi farmaci, spiegano gli autori, per questi pazienti le opzioni di trattamento sono limitate e l’inclusione in studi clinici sembra essere la scelta migliore. Fino a pochi anni fa, solamente un numero ridotto di studi di fase II condotti per valutare nuovi farmaci nei sarcomi dei tessuti molli sono stati focalizzati su sottotipi istologici specifici e gli studi retrospettivi in questo ambito sono rari e su numeri ridotti di pazienti.

Per capire quali siano le opzioni di trattamento per la terapia palliativa più utilizzate nei sarcomi retroperitoneali, i ricercatori hanno condotto un’analisi retrospettiva dei dati, provenienti da pazienti adulti con questa patologia, in un periodo di 10 anni.

Lo studio ha incluso 586 pazienti, dei quali il 51% aveva ricevuto una chemioterapia palliativa (176 con malattia metastatica e 123 con evoluzione loco regionale) e l’8,5% era stato sottoposto a chirurgia palliativa. Dei 299 pazienti sottoposti a chemioterapia palliativa, la metà era stata trattata con una sola terapia, nella maggior parte dei casi con antracicline (75%).

I risultati erano simili a quelli ottenuti in due piccoli studi che avevano valutato l’efficacia della chemioterapia in pazienti con liposarcoma e che avevano dimostrato la ridotta sensibilità dei liposarcomi alla chemioterapia convenzionale.

I ricercatori hanno valutato la risposta nell’85% dei pazienti sottoposti a chemioterapia palliativa e hanno osservato che il 27% dei partecipanti aveva presentato una progressione della malattia, il 57% aveva ottenuto la stabilizzazione della malattia, il 14,5% aveva ottenuto una risposta parziale e l’1,5% una risposta completa. Il tempo dall’inizio della terapia palliativa alla progressione era pari a 5,9 mesi e la sopravvivenza media era di 15,8 mesi.


Gli esperti non hanno osservato alcun beneficio di sopravvivenza nei pazienti sottoposti a  chirurgia palliativa, ma non escludono il ruolo sintomatico dell’intervento e l’impatto sulla qualità della vita dei pazienti.


I risultati dello studio dimostrano la scarsità delle opzioni disponibili per il trattamento dei sarcomi retroperitoneali di stadio avanzato e sottolineano la necessità di nuovi farmaci. In base a questi dati, nei pazienti con un buon status di performance l’inclusione in studi clinici sembra essere la scelta migliore, mentre le migliori cure di supporto dovrebbero essere considerate nei pazienti con uno status di performance ridotto.

M. Toulmonde et al., Retroperitoneal sarcomas: patterns of care in advanced stages, prognostic factors and focus on main histological subtypes: a multicenter analysis of the French Sarcoma Group,  Ann Oncol (2014) doi: 10.1093/annonc/mdt576

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