L'uso di farmaci ansiolitici o ipnotici potrebbe aumentare in modo significativo il rischio di mortalità, stando ai risultati di uno studio retrospettivo di coorte pubblicato di recente sul British Medical Journal.

Lo studio, che ha coinvolto oltre 100.000 pazienti abbinati in base all’età e al sesso, ha evidenziato nei consumatori di ansiolitici e/o ipnotici una probabilità tre volte superiore di morire prematuramente durante un follow-up di 7,6 anni rispetto ai non utilizzati di questi psicofarmaci.

Inoltre, sono emerse associazioni significative dose-risposta per le benzodiazepine e i cosiddetti farmaci Z zaleplon, zolpidem e zopiclone.

"Questi risultati vanno ad aggiungersi alle evidenze già disponibili di un'associazione con la mortalità, ma sono da interpretare con cautela" avvertono gli autori, coordinati da Scott Weich, della Warwick Medical School di Coventry.

La cautela è d’obbligo, vista la natura osservazionale dello studio e dati i possibili bias dovuti alla presenza di  fattori di confondimento non esaminati, come ad esempio lo status socio-economico.

Lo studio è stato realizzato coinvolgendo 273 ambulatori di medici di base del Regno Unito che trasmettono i loro dati al General Practice Research Database (GPRD). Secondo i ricercatori, tra il 2011 e il 2012 i medici di famiglia inglesi hanno prescritto ai loro assistiti più di 16 milioni di ipnotici e ansiolitici, per il 62% benzodiazepine e per il 32% farmaci Z.

Per questo studio, gli autori anno analizzato i dati di 34.727 pazienti al di sopra dei 15 anni inseriti nel GPRD e ai quali erano stati prescritti ipnotici e/o ansiolitici tra il 1998 e il 2001. Ognuno di questi pazienti è stato abbinato ad altri due individui di pari età e dello stesso sesso che non assumevano quei farmaci e che sono serviti come controlli. L'outcome primario era la mortalità per qualunque causa durante il periodo di follow-up.

I risultati hanno mostrato che ai pazienti della coorte era stato prescritto spesso più di un farmaco. Infatti, al 76,3% era stata prescritta almeno una benzodiazepina, al 38,8% un farmaco Z e al 33,5% uno più uno o più degli altri farmaci esaminati.

In testa alla classifica dei più prescritti si è piazzato diazepam (47,9% delle prescrizioni) seguito da temazepam (35,1%) e zopiclone (34,1%).

L'hazard ratio (HR) di mortalità aggiustato in base all’età per i pazienti che avevano utilizzato uno qualsiasi dei farmaci esaminati nel primo anno dopo l’arruolamento rispetto a coloro che non ne avevano assunto nessuno è risultato pari a 3,46 (IC al 95% 3,34-3,59).

Dopo un ulteriore aggiustamento per gli altri possibili fattori di confondimento, l'HR di mortalità nel primo gruppo è risultato pari a 3,32 (IC al 95% 3,19-3,45).

Inoltre, dopo aver escluso i decessi avvenuti nel primo anno, gli autori hanno trovato circa quattro morti in eccesso legate al consumo di ipnotici e/o ansiolitici ogni 100 persone, seguite per una media di 7,6 anni dopo la prima prescrizione.

Nei pazienti che hanno preso più di 90 dosi giornaliere in un anno di uno qualsiasi dei farmaci esaminati, l’HR aggiustato di mortalità è risultato pari a 4,51 (IC al 95% 4,22-4,82).

Anche se se si è trovata un’associazione tra dose e risposta per tutti i farmaci esaminati, l’HR è risultato più alto per le benzodiazepine (3,89 per ogni assunzione giornaliera contro 3,5 per i farmaci Z e 2,18 per gli altri farmaci esaminati).

Analizzando le caratteristiche dei pazienti, i ricercatori si sono accorti che coloro ai quali erano stati prescritti ipnotici e/o benzodiazepine avevano più probabilità, rispetto a coloro che non ne facevano uso, di essere fumatori, di avere un’incidenza maggiore di qualunque tipo di patologia fisica (tra cui tumori e malattie respiratorie) e un’incidenza maggiore di disturbi del sonno, disturbi d’ansia e altri disturbi psichiatrici.

"Nei pazienti ai quali sono stati prescritti questi farmaci, vi è stato un raddoppio complessivo stimato statisticamente significativo del rischio di decesso (hazard ratio 2,08) dopo aver aggiustato i dati per una vasta gamma di potenziali fattori confondenti, tra cui le comorbidità fisiche e psichiatriche, i disturbi del sonno e l’utilizzo di altri farmaci" scrivono i ricercatori.

"Il tasso grezzo complessivo di mortalità nei consumatori degli psicofarmaci è risultato pari a 26,46 ogni 100 persone durante l’intero follow-up contro 16,82 ogni 100 controlli" aggiungono gli autori, facendo però nuovamente osservare che, come in tutti gli studi osservazionali, non è da escludere la presenza di bias nelle conclusioni.

S. Weich, et al. Effect of anxiolytic and hypnotic drug prescriptions on mortality hazards: retrospective cohort study. BMJ 2014; doi:

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