E' la "cronoterapia", un approccio terapeutico innovativo in grado di "adattare" il rilascio dei farmaci ai ritmi biologici naturali dell'organismo della persona malata, l'ultima frontiera del trattamento delle malattie reumatiche. Al congresso dell'Eular è stato evidenziato il ruolo dei ritmi "circadiani" - quelle modificazioni cicliche del metabolismo umano che avvengono a cadenza giornaliera - e confermata l'efficacia di farmaci quali i cortisonici nelle formulazioni a "rilascio modificato" che rispettano i nuovi principi della cronoterapia.

L'efficacia dei cortisonici o glucocorticoidi nel trattamento dell'artrite reumatoide è stata confermata in una monumentale rassegna di tutti gli studi scientifici pubblicati dal 1962 ai giorni nostri, realizzata da esperti internazionali in vista della stesura delle nuove Raccomandazioni EULAR.  In sostanza, i glucocorticoidi confermano la loro efficacia nell'alleviare i sintomi dell'artrite reumatoide e nell'inibire il progresso della malattia, sia in monoterapia sia maggiormente in combinazione con altri farmaci antireumatici.

Un nuovo sistema a rilascio modificato del prednisone (Lodotra), già disponibile in 13 paesi europei, adatta il rilascio del farmaco ai ritmi circadiani del cortisolo prodotto dall'organismo e delle fluttuazioni sintomatiche della malattia. Il farmaco ha dimostrato di produrre una riduzione clinicamente rilevante dell'indolenzimento delle articolazioni, oltre agli stessi benefici terapeutici del prednisone classico.

Il valore dei glucocorticoidi per il trattamento delle malattie reumatiche è stato confermato dai risultati di due studi presentati all'EULAR. Il primo, condotto dal Karolinska University Hospital di Stoccolma, ha dimostrato la maggiore efficacia dei glucocorticoidi nel trattamento cronico rispetto ad altri DMARDS e farmaci biologici nella riduzione dell'infiammazione delle articolazioni.

Il secondo studio, presentato da Monica Todoerti del'IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia, ha confermato come l'aggiunta di basse dosi di glucocorticoidi alla terapia convenzionale con farmaci DMARD migliori significativamente i parametri oggettivi e soggettivi di andamento della malattia in pazienti con artrite reumatoide in fase iniziale rispetto alla monoterapia con DMARD.

Altresì è stato discusso come la tradizionale assunzione dei glucocorticoidi "al risveglio" non sia il metodo ottimale per favorirne l'efficacia, perché gli stimoli infiammatori che causano le irritazioni e i gonfiori alle articolazioni agiscono principalmente durante la notte.

"I cosiddetti ‘orologi interni' del nostro organismo influenzano costantemente i cambiamenti biologici che avvengono nel corpo umano" - ha spiegato il Professor Maurizio Cutolo, Presidente Esecutivo di EULAR 2010. "La ricerca biomedica sta dimostrando con sempre maggiori evidenze che i ritmi circadiani, quelle modificazioni cicliche dell'organismo che avvengono a cadenza giornaliera, sono capaci di influire su importanti processi biologici quali la secrezione degli ormoni e lo sviluppo delle cellule. Questi ‘ritmi' possono avere un ruolo decisivo anche nel contesto della cura delle malattie, non solo reumatologiche" ha continuato il Professor Cutolo. Ovviamente esistono anche cicli che sono annuali o mensili per altri ormoni del corpo umano, quali vitamina D ed estrogeni.

Nel caso dei disturbi reumatici in particolare, la "cronoterapia" che trova già applicazione in oncologia rende ad esempio i farmaci cortisonici ancora più efficaci rispetto alle formulazioni tradizionali.  I più recenti studi dimostrano infatti che la secrezione di cortisolo, che ha proprietà anti-infiammatorie, risulta alterata nei pazienti con artrite reumatoide e che le carenze a ciclo giornaliero del metabolismo dei glucocorticoidi endogeni, prodotti naturalmente dall'organismo, possono contribuire all'insorgenza dei sintomi infiammatori caratteristici in prossimità del risveglio.

"È proprio questo il senso dell'approccio innovativo alla cura dell'artrite reumatoide rappresentato dalla cronoterapia", ha concluso il Professor Maurizio Cutolo, "oggi è possibile migliorare il trattamento dei pazienti con farmaci cortisonici semplicemente rispettando i ritmi biologici della produzione di ormoni da parte dell'organismo umano, in modo da ottimizzarne l'efficacia clinica, con possibilità di ridurre allo stesso tempo anche le dosi assunte e gli effetti indesiderati".