Psoriasi, anche dopo 5 anni secukinumab mantiene intatta la sua efficacia

Mantenere la pelle priva di lesioni per lungo tempo è un fatto molto importante per le persone che soffrono di forme severe di psoriasi. E' quanto ha dimostrato di poter fare l'anticorpo monoclonale secukinumab che in uno studio a cinque anni in pazienti con psoriasi a placche da moderata a severa ha confermato do mantenere intatta la propria efficacia senza che siano insorti effetti collaterali degni di nota. Questi dati sono stati presentati per la prima volta in occasione del 26° Congresso dell'European Academy of Dermatology and Venereology (EADV) a Ginevra, in Svizzera.

Mantenere la pelle priva di lesioni per lungo tempo è un fatto molto importante per le persone che soffrono di forme severe di psoriasi. E’ quanto ha dimostrato di poter fare l’anticorpo monoclonale secukinumab che in uno studio a cinque anni condotto in pazienti con psoriasi a placche da moderata a severa ha confermato di mantenere intatta la propria efficacia senza che siano insorti effetti collaterali degni di nota.
Questi dati sono stati presentati per la prima volta a Ginevra, in occasione del 26° Congresso dell’European Academy of Dermatology and Venereology (EADV).

«Per i pazienti è la rinascita –ha dichiarato ai microfoni di PharmaStar Giuseppe Argenziano, professore Ordinario e Responsabile Clinica Dermatologica Università della Campania Luigi Vanvitelli. La psoriasi non è una malattia della salute ma è una malattia dell’estetica, della vita sociale di questi pazienti. Quando ci sono macchie rosse, desquamanti per oltre il 60, 70% del corpo si può immaginare come sia difficile per un giovane uomo, una giovane donna avere dei rapporti sociali. Una pelle libera dalle lesioni, la cosiddetta “clear skin”, è un importante obiettivo terapeutico che permette ai pazienti di raggiungere un miglioramento significativo della qualità di vita.»

Essendo diretto contro l’interleuchina-17A (IL-17A), il secukinumab agisce su una citochina chiave implicata nella patogenesi della psoriasi a placche, dell’artrite psoriasica e della spondilite anchilosante. L’inibizione dell’IL-17A è fondamentale, in quanto fino al 30% dei pazienti affetti da psoriasi può andare incontro ad artrite psoriasica.



Uno studio della durata di 5 anni che tranquillizza
Quello presentato a Ginevra è uno studio di estensione multicentrico, in doppio cieco e in aperto, della durata di 5 anni dello studio registrativo di Fase III SCULPTURE. L’obiettivo primario di questo studio di estensione consisteva nel valutare la sicurezza e la tollerabilità a lungo termine del secukinumab in pazienti con psoriasi a placche di grado da moderato a grave.

«Lo studio ha valutato un parametro importantissimo soprattutto per il paziente – spiega Argenziano-  i cosiddetti PASI 75 e PASI 90. Sono i Psoriasis Area and Severity Index, due modalità che ha il dermatologo per misurare il miglioramento che si ha nei pazienti con  psoriasi dopo la terapia. PASI 75 significa che rispetto alla psoriasi iniziale quella psoriasi, quelle macchie sono migliorate del 75%, PASI 90 invece il miglioramento è del 90% delle lesioni della pelle.»

Per un periodo di trattamento prolungato, dall’anno 1 (settimana 52) alla fine dell’anno 5 (settimana 260), i tassi di risposta PASI 75/90/100 si sono mantenuti coerenti. I tassi di risposta PASI 75 e PASI 90 sono stati ottenuti, rispettivamente, dall’89% e dal 69% dei pazienti con psoriasi all’anno 1 (analisi dei dati osservati) e questo elevato tasso si è mantenuto nell’anno 5 (rispettivamente, nell’89% e nel 66% dei pazienti). La grande novità di questo ultimo studio è proprio questa.

Inoltre, il 44% dei pazienti con psoriasi ha ottenuto una risoluzione completa delle lesioni cutanee (PASI 100) all’anno 1 e questo tasso si è mantenuto fino all’anno 5 (41%).
«Lo studio ha dimostrato che dopo 5 anni questi risultati, queste percentuali sono esattamente le stesse, cioè il risultato è pienamente mantenuto.» spiega Argenziano.

Confermata anche la sicurezza
Il secukinumab ha continuato a dimostrare un profilo di sicurezza favorevole e coerente e una bassa immunogenicità. «Questo è l’altro aspetto fondamentale –continua Argenziano-. Alla luce di questo studio possiamo dire che per questo farmaco non c’è nessun aspetto collaterale sostanziale. La tollerabilità è piena. Ci sono stati alcuni casi di rinofaringiti o di infezioni delle vie aeree superiori ma sono veramente percentuali bassissime e poi, lo studio ha dimostrato che queste stesse piccole percentuali di banali problemi infettivi è rimasta la stessa dopo anche 5 anni.»

“Lo studio presentato al Congresso EADV di quest’anno”, ha proseguito Argenziano “ha confermato un’altra importante caratteristica del secukinumab: la bassa immunogenicità. Questo potrebbe offrire di fatto un’efficacia a lungo termine del trattamento che si traduce in un risultato duraturo della clear skin”.

La ridotta immunogenicità, cioè la bassa capacità di indurre la produzione di anticorpi diretti contro lo stesso farmaco è il motivo per cui il farmaco resta attivo. Con il passare del tempo, con altri anticorpi monoclonali, il nostro sistema immunitario crea degli anticorpi contro questi farmaci. Il fatto che questo medicinale sia riuscito a mantenere la sua efficacia nel tempo significa che non si formano gli anticorpi diretti contro il farmaco, quindi l’immunogenicità è molto ridotta.

Dal primo paziente arruolato in uno studio clinico sono passati 10 anni. Da allora, oltre 100mila pazienti sono trattati con il secukinumab in tutto il mondo e per tutte le indicazioni.

Un farmaco a disposizione di tutti i dermatologi
«La prima novità – conclude Argenziano - è che «questo farmaco entra prepotentemente come prima linea nel trattamento sistemico delle psoriasi gravi. C’è un’altra novità, sempre legata all’efficacia e all’elevata tollerabilità di questo farmaco, è che questo medicinale non è più prescrivibile soltanto dai centri ex Psocare, cioè dai centri ospedalieri e universitari che sono stati selezionati alcuni anni fa come centri prescrittori ma è un farmaco che può essere prescritto da tutti i dermatologi del sistema sanitario nazionale, il che rende per il paziente molto più facile l’accesso.»