Psoriasi: ixekizumab mantiene la pelle 'pulita' per 3 anni. Novità dalla SIDEMAST

Tre anni di efficacia costante, con risultati elevati e inalterati di 'pelle pulita', senza cioè cali di prestazione. È questo il dato più significativo in termini di qualità clinica e di vita per i pazienti affetti da forme di psoriasi a placche di grado moderato-grave, emerso dallo studio UNICOVER-3 condotto con il nuovo anti IL-17 ixekizumab.

Tre anni di efficacia costante, con risultati elevati e inalterati di ‘pelle pulita’, senza cioè cali di prestazione. È questo il dato più significativo in termini di qualità clinica e di vita per i pazienti affetti da forme di psoriasi a placche di grado moderato-grave, emerso dallo studio UNICOVER-3 condotto con il nuovo anti IL-17 ixekizumab.

Ixekizumab è un anticorpo monoclonale IgG-4 che si lega con affinità e specificità elevata alla citochina IL-17, che risulta coinvolta nella psoriasi, nella PsA e nelle spondiloartropatie.

Lo studio è stato presentato oggi al 93° Congresso Nazionale SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgia, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse), in corso a Verona dal 23 al 26 maggio.

Si tratta del primo studio a 3 anni con un risultato di efficacia così elevato: coinvolti e monitorati all’incirca 1340 pazienti che, in oltre l’80% dei casi, hanno ottenuto risultati più che soddisfacenti a 156 settimane rispetto all’indice PASI 90 e PASI 100, i ‘misuratori’ di risposta terapeutica più elevata per la psoriasi. L’efficacia non è il solo dato positivo: lo studio ha, infatti, evidenziato anche un elevato profilo di sicurezza, ovvero massima tollerabilità, con modesti effetti collaterali, e di ‘convenienza’, mantenendo cioè i risultati promessi con una sola iniezione autosomministrabile dal paziente al proprio domicilio, visibili già dopo 2-4 settimane dal primo utilizzo rispetto alle 24 settimane di altre terapie simili.

Ciò significa, per il paziente, confortevolezza per la risposta visiva immediata, facilità di impiego, riduzione del tempo da dedicare alla terapia, tranquillità ‘terapeutica’ priva di rischi e/o eventuali complicanze: in una parola, migliore aderenza terapeutica, di norma difficile nel lungo periodo.

La pluri-efficacia terapeutica, comprovata per la prima volta da uno studio di fase III specifico sulla psoriasi, randomizzato e controllato, di cui sono oggi disponibili i dati fino a 3 anni, ha riguardato la molecola, ixekizumab di Lilly, un anticorpo monoclonale che agisce sull’interluchina 17A, fattore chiave nella psoriasi, inattivando la capacità di accendere e fare progredire la malattia. Tutte qualità che identificano questa cura come valida opzione terapeutica di prima linea nel trattamento delle forme avanzate di psoriasi. La rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale è prevista dallo scorso giugno.

“Abbiamo a disposizione una cura, già molto efficace su due anni, ora con risultati mantenuti a un livello costante per un tempo di almeno 3 anni – dichiara Giampiero Girolomoni, direttore della Clinica Dermatologica, dell’Università di Verona e presidente del Congresso –. Sono questi i due ‘target’ più significativi dimostrati dallo studio UNICOVER-3 che ha randomizzato quasi 1350 pazienti affetti da psoriasi a placche di grado moderato-grave”.

Può capitare, infatti, che una terapia, specie se mirata al controllo e alla risposta di malattie infiammatorie, cui appartiene anche la psoriasi, possa subire nel tempo una riduzione di efficacia, esponendo il paziente a una riacutizzazione o ripresa della problematica. “La ragione di questo calo terapeutico non è ancora nota – aggiunge il prof. Girolomoni – ma si ipotizza che possa dipendere dal cambiamento di alcuni meccanismi della malattia stessa che evolvono o variano con il passare del tempo. Da oggi non sarà più cosi”.

Sin dalla prima settimana, i pazienti coinvolti nello studio hanno riscontrato dati positivi su tutti gli endpoints primari rispetto ai comparatori, con un miglioramento significativo del 90 e 100% dell’indice PASI, raggiunto da oltre l’80% dei pazienti. La cura – che ‘inattiva’ l’azione dell’interluchina 17A ripulendo la pelle in un tempo ridottissimo, pari a circa 2 settimane ed entro le 4, con una sola autosomministrazione ogni 4 settimane a vita, è inoltre stata apprezzata per la comodità e la semplicità d’uso.

“C’è stata soddisfazione – precisa il prof. Girolomoni – anche per le risposte PASI 75 e sPGA, due altri indicatori di efficacia, mantenuti a 3 anni da oltre il 90% dei pazienti in terapia. Un ulteriore dato a favore della molecola riguarda il profilo di sicurezza, dimostratosi in linea con quello degli studi precedenti, senza tuttavia evidenziare nuove ‘garanzie’ di sicurezza né effetti collaterali particolari. La somma di questi fattori positivi – conclude il presidente Sidemast – candidano questa cura tra le migliori opzioni terapeutiche di prima linea nel trattamento delle forme avanzate di psoriasi”.