Psoriasi, più persone libere dai sintomi e migliore qualità di vita con risankizumab. Basterà una iniezione ogni 3 mesi #EADV

Al congresso europeo di dermatologia (EADV) è stata presentata un'analisi combinata dei tre studi registrativi di fase 3 che hanno valutato risankizumab, e che confermano che indipendentemente dal peso corporeo, sesso, e punteggio iniziale dell'indice di gravità dell'area della psoriasi [PASI], o da qualsiasi altra variabile, con il farmaco si ottengono ottime risposte terapeutiche.

Dopo l’ondata dei nuovi anti IL-17, a breve sarà il turno degli anti IL-23, una citochina con importanti funzioni di regolazione del processo infiammatorio. Si tratta di guselkumab (Tremfya, Janssen), già approvato in Europa alla fine dello scorso anno, tildrakizumab (Ilumya, Sun Pharmaceuticals) e risankizumab, di AbbVie.

Al congresso europeo di dermatologia (EADV) è stata presentata un’analisi combinata dei tre studi registrativi di fase 3 che hanno valutato risankizumab, e che confermano che indipendentemente dal peso corporeo, sesso, e punteggio iniziale dell'indice di gravità dell'area della psoriasi [PASI], o da qualsiasi altra variabile, con il farmaco si ottengono ottime risposte terapeutiche.

Risankizumab si lega alla sottounità IL-23 p19 e interferisce con la sua capacità di attivare e mantenere le lesioni psoriasiche. Il farmaco che può vantare dati di superiorità nei confronti di adalimumab e di ustekinumab,  promette di liberare i malati dalle placche psoriasiche attraverso un’unica iniezione ogni 3 mesi. Il dossier del farmaco è già stato depositato all’Fda e il suo arrivo in Europa è atteso nella prima metà del prossimo anno.

 Gli studi presentati a Parigi
Gli studi di fase 3 ultIMMa-1 e ultIMMa-24, randomizzati, in doppio cieco, controllati contro placebo sono stati progettati per valutare la sicurezza e l'efficacia di risankizumab, rispetto a placebo o ustekinumab, in pazienti adulti con psoriasi cronica da moderata a grave. Risankizumab (150 mg) è stato somministrato come iniezione sottocutanea alle settimane 0, 4, 16, 28, 40. Medesima tempistica di somministrazione per ustekinumab 45 mg o 90 mg.
Gli endpoint co-primari erano il raggiungimento di un miglioramento di almeno il 90% nel punteggio PASI (PASI 90) alla settimana 16 e quello di un punteggio sPGA clear o quasi (0/1), che indica la pelle completamente pulita, alla settimana 16, rispetto al placebo. Gli endpoint secondari chiave includevano il punteggio PASI 90 e sPGA clear o quasi (0/1) alla settimana 16 e il raggiungimento di PASI 90 e PASI 100 alla settimana 52, rispetto a ustekinumab.

Lo studio IMMvent è uno studio randomizzato, in doppio cieco, di fase 3, progettato per valutare la sicurezza e l'efficacia di risankizumab rispetto ad adalimumab in pazienti adulti con psoriasi a placche cronica da moderata a grave. Nella prima fase i pazienti sono stati randomizzati 1: 1 a risankizumab (150 mg), somministrato come iniezione sottocutanea, al basale, 4 settimane più tardi e ogni 12 settimane successivamente, o a adalimumab, somministrato come iniezione sottocutanea, con una dose iniziale di 80 mg seguito da 40 mg a settimane alterne a partire da una settimana dopo la dose iniziale. Gli endpoint co-primari erano il raggiungimento di un miglioramento di almeno il 90% nel punteggio PASI (PASI 90) alla settimana 16 e il raggiungimento di un punteggio sPGA clear o quasi (0/1) alla settimana 16.

I pazienti originariamente randomizzati a risankizumab lo hanno ricevuto durante lo studio. Quelli originariamente randomizzati ad adalimumab hanno seguito un corso di trattamento basato sulla risposta alla settimana 16: quelli con meno di PASI 50 alla settimana 16 sono passati a risankizumab; quelli con PASI 90 hanno continuato adalimumab; e quelli con una PASI 50 ma inferiore alla risposta PASI 90 sono stati ri-randomizzati per passare a risankizumab o per continuare adalimumab. Per questa fase, PASI 90 alla settimana 44 era l'endpoint primario per quei pazienti ri-randomizzati alla settimana 16. L'endpoint secondario era PASI 100 alla settimana 44.

Il programma internazionale sulla psoriasi di fase 3 di risankizumab valuta oltre 2.000 pazienti con psoriasi a placche da moderata a severa in quattro studi cardine. Gli studi includono valutazioni dell'efficacia, sicurezza e tollerabilità di risankizumab. Le principali misure di efficacia comprendono le misure di attività della malattia e la clearance della pelle, inclusi PASI 90, PASI 100 e sPGA 0/1, così come i risultati clinici a lungo termine.

I risultati
Dai risultati di tutti e tre gli studi pilota di fase 3 emerge che i pazienti trattati con risankizumab hanno riportato miglioramenti significativi nella gravità dei sintomi della psoriasi e nella qualità della vita rispetto agli attuali standard di cura.

Alla settimana 16, un numero significativamente maggiore di pazienti trattati con risankizumab ha riferito un punteggio dei sintomi della psoriasi (PSS) pari a 0, indicativo del fatto che erano privi di sintomi (dolore, arrossamento e prurito), rispetto a ustekinumab e placebo (studi ultimMa- 1 e ultIMMa-2). Un numero significativamente maggiore di pazienti trattati con risankizumab ha continuato a riportare un punteggio PSS pari a 0 a un anno (52 settimane) rispetto a ustekinumab.

In IMMvent, alla settimana 16, un numero significativamente maggiore di pazienti trattati con risankizumab ha conseguito un punteggio dell'indice di qualità della vita dermatologica (DLQI) di 0 o 1, dato che indica che la psoriasi non ha più avuto un impatto sulla loro qualità di vita, rispetto ad adalimumab. I pazienti trattati con risankizumab hanno mantenuto i risultati riportati fino alla 44a settimana (studio IMMvent). È stato evidenziato anche un miglioramento dell'ansia ospedaliera e della depressione (HADS) nonché della produttività del lavoro (WLQ).

"I miglioramenti della qualità della vita riportati dai pazienti a partire dalla settimana 16 e fino a un anno” commenta Matthias Augustin, Direttore Istituto e Centro tedesco per la ricerca sui servizi sanitari in Dermatologia e infermieristica IVDP, Centro medico universitario di Amburgo “mostrano che risankizumab ha la potenzialità di ridurre significativamente l’impatto della psoriasi nella vita quotidiana e aumentano le nostre conoscenze sulla sua efficacia clinica nei pazienti affetti da psoriasi".

Gli esiti riferiti dal paziente sono una componente importante della comprensione di come essi percepiscono l'impatto fisico, psicologico e sociale della loro malattia. L'utilizzo di risultati riferiti dal malato per valutare l'attività della patologia li aiuta ad assumere un ruolo attivo nel loro percorso terapeutico, fornendo preziose conoscenze al proprio team sanitario.

Il farmaco e il suo futuro
Risankizumab è un composto sperimentale progettato per bloccare selettivamente IL-23 legandosi alla sua subunità p19. L'IL-23 è una citochina chiave coinvolta nei processi infiammatori. Si ritiene che sia collegata a diverse malattie croniche immuno-mediate. Sono in corso studi di fase 3 sul risankizumab nella psoriasi e nella malattia di Crohn, ed è anche in corso di analisi per il trattamento dell'artrite psoriasica e della colite ulcerosa. Il dossier registrativo del farmaco è già stato depositato all’Fda.

Lynde C. “Efficacy of Risankizumab Compared with Placebo Across Subgroups in Patients with Moderate-to-Severe Psoriasis: Integrated Analyses for Three Phase 3 Trials.” 27th European Academy of Dermatology & Venerology Congress. Paris, France. Sept. 13, 10:15am-10:25am.