Il superamento dei limiti delle colture virali attraverso lo sviluppo di una larga serie di metodiche di biologia molecolare ha consentito, in questi ultimi anni, una precisa conoscenza dell’eziologia di molte malattie infettive, un tempo riconosciute genericamente come di probabile origine virale senza, tuttavia, una precisa attribuzione a questo o quel patogeno.

La disponibilità di metodi di indagine capaci di identificare in un tempo enormemente più breve e con maggiore sensibilità delle colture i virus nelle secrezioni patologiche ha permesso non solo una più elevata precisione diagnostica e, quando possibile, una più tempestiva terapia ma anche una più esatta quantificazione del reale potenziale patogeno di molte entità virali attraverso lo studio delle correlazioni tra tipo di virus infettante, sua carica nelle secrezioni e gravità del quadro clinico conseguente.

Tutto ciò ha consentito di stilare una specie di classifica del potenziale lesivo delle diverse entità virali e di suggerire quali siano, tra queste, quelle per le quali più necessario appare lo sviluppo sia di efficaci misure terapeutiche, sia di adeguate forme di profilassi. Inoltre, la ricerca con i metodi basati sulla biologia molecolare haconsentito di identificare una serie di virus che, per le loro difficoltà a crescere in coltura, non erano in passato nemmeno stati identificati, con ulteriore allargamento di tutti i vantaggi sopra ricordati.

L’allargamento delle nostre conoscenze sull’eziologia virale delle malattie infettive del bambino è avvenuto principalmente nell’ambito della patologia respiratoria e di quella gastroenterica. Sul piano respiratorio di particolare rilievo appaiono le acquisizioni relative al ruolo svolto da Rhinovirus, da Metapneumovirus, da Enterovirus e dai virus influenzali. Per quanto riguarda Rhinovirus si è potuto dimostrare che, contrariamente a quanto si credeva, questi virus hanno un potenziale patogeno molto superiore a quello a loro attribuito. Come dice il loro stesso nome, un tempo questi virus erano considerati di scarsissima importanza clinica perché in grado di determinare soltanto forme banali di raffreddore.

In realtà, studi recenti hanno chiarito che questi virus possono associarsi anche a forme, talora particolarmente gravi, di polmonite e sono i principali responsabili della riacutizzazione dell’asma. Inoltre, si è chiarito che esistono almeno 3 sottogruppi di Rhinovirus, ciascuno con una diversa frequenza di comparsa e una apparente diversa potenzialità lesiva. Da qui, una differente loro considerazione sia sul piano strettamente epidemiologico, sia su quello dello sviluppo di misure di profilassi e di terapia. Ben codificato appare oggi anche il ruolo di Metapneumovirus, una entità virale, scoperta di recente, che è risultata assai frequentemente associata a patologia respiratoria impegnativa come polmonite e, soprattutto, asma infettivo.

Meglio inquadrato è anche il ruolo di Enterovirus e del tipo C dell’influenza. Gli Enterovirus, ritenuti principalmente causa di enterite, sono oggi riconosciuti come possibili agenti eziologici anche di forme respiratorie. Di essi, proprio a Milano nel laboratorio della Clinica Pediatrica I dell’Università, sono stati recentemente identificate due nuove entità, raccolte nelle secrezioni respiratorie di bambini con polmonite. Per l’influenza C, i dati più recenti indicano che contrariamente a quanto pensato in passato, anche per questa specie virale esiste il rischio di divenire causa di forme respiratorie che interessano le vie inferiori, essendo stati identificati, fortunatamente con bassa frequenza, in bambini con polmonite.

I dati relativi alle forme virali del tubo gastroenterico si soffermano soprattutto sul ruolo dei Norovirus. Un tempo trascurati perché ritenuti meno importanti dei Rotavirus, questi agenti virali sono oggi divenuti, almeno nei paesi dove il vaccino antirotavirus è stato largamente usato, la principale cause di diarrea del bambino. Da qui la spinta allo sviluppo di un vaccino efficace, iniziativa un tempo poco probabile se la ricerca virologica non avesse permesso di acquisire le informazioni dimostrative del peso clinico, sociale ed economico di questo agente infettivo.

In conclusione, oggi si sa molto di più sui virus che infettano il bambino. D’altra parte, la continua sorveglianza sulla circolazione virale offre la possibilità di identificare precocemente varianti virali fortemente patogene in precedenza non adeguatamenteconosciute o ritenute peculiari di esseri viventi diversi dall’uomo. E’ questo, per esempio, il caso di un coronavirus recentemente individuato come causa di grave patologia respiratoria o del virus influenzale A/H7N9 che, creduto in grado di infettare solo gli uccelli, si è rivelato capace di colpire, sia pure in condizioni particolari, anche l’uomo, determinando quadri clinici anche mortali. Tutto questo ha non solo vantaggi culturali ma, soprattutto, vantaggi in tema di programmazione sanitaria attraverso la possibilità di intervenire con precise e puntuali misure di terapia e di prevenzione e, quindi, di salute dei nostri bambini.

Nicola Principi
Professore di Pediatria – Università degli Studi di Milano – Milano, Italia