Resistenza ai farmaci per l'HIV, una fotografia del trend in descrescita dal CROI2020

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Negli ultimi anni grazie alla disponibilitÓ di nuove opzioni di trattamento Ŕ andata diminuendo la resistenza crociata, con aumento dell' efficacia e di formulazioni pi¨ convenienti che portano a una migliore aderenza. Se ne Ŕ parlato anche durante il CROI2020 durante il quale Ŕ stata presentata un'analisi sull'andamento della resistenza al trattamento dell'HIV.

Negli ultimi anni grazie alla disponibilità di nuove opzioni di trattamento è andata diminuendo la resistenza crociata, con aumento dell’ efficacia e di formulazioni più convenienti che portano a una migliore aderenza. Se ne è parlato anche durante il CROI2020 durante il quale è stata presentata un’analisi sull’andamento della resistenza al trattamento dell’HIV.

La prevalenza della resistenza ai farmaci per l'HIV-1 trasmessa e acquisita influisce sull'efficacia della terapia antiretrovirale in persone già trattate e in terapia. Un’ analisi presentato al CROI2020, ha utilizzato i dati di un ampio database per valutare le tendenze nella prevalenza della resistenza all'HIV-1 nella moderna era di trattamento.

In tale analisi sono stati considerati campioni di sangue di individui con infezione da HIV-1 negli Stati Uniti sottoposti a test di resistenza genotipica a 4 classi di antiretrovirali (ARV) [inibitori della proteasi (PI), inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI), inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa (NNRTI)] e inibitori del trasferimento del filamento dell’integrasi (INSTI)] tra il 1 ° luglio 2012 e il 30 giugno 2018. Tutti i campioni sono stati raccolti nell'ambito delle cure cliniche di routine.

Degli 84.611 campioni valutati, 27.911 (33,0%) hanno dimostrato una sensibilità ridotta ad almeno un ARV.
Tra il 2012 e il 2018, la resistenza agli NRTI (dal 54,8% al 40,8%) e agli PI (dal 14,7% all'8,3%) è costantemente diminuita.

La percentuale di campioni con suscettibilità ridotta ad almeno un INSTI è diminuita tra il 2012 e il 2015 (dal 20,3% al 14,0%), stabilizzandosi dal 2015 al 2018. La resistenza multiclasse (2 classi ARV) è diminuita tra il 2012 e il 2018.

La percentuale di campioni resistenti (classi 2, 3 e 4), rispettivamente, è diminuita dal 33,5% al 21,9%, dall'11,3% al 5,5% e dal 3,1% all'1,1%. Questa tendenza corrisponde a proporzioni crescenti di campioni con resistenza agli NNRTI in assenza di resistenza NRTI, PI e INSTI (2012-2018: dal 36,2% al 52,6%).

Tra i campioni con resistenza multiclasse, il 78,7% era ancora suscettibile ad almeno 1 ARV nella classe NNRTI, il 93,4% a 1 NRTI, il 97,9% a 1 PI e il 93,7% a 1 INSTI; di questi, il 29,1% era suscettibile a un singolo INSTI.

La percentuale di campioni resistenti con ridotta suscettibilità a più classi di ARV è aumentata con l'avanzare dell’età (21-30 anni: 21,5%; 31-40: 30,4%; 41-50: 38,1%; 51-60: 41,4%;> 60: 42,4 %). Non sono state osservate associazioni tra grado di resistenza e genere o area geografica.

Nei dati dei test è stata osservata una riduzione della prevalenza della resistenza ARV multiclasse, oltre alle diminuzioni della resistenza NRTI, PI e INSTI. Queste tendenze corrispondono alla disponibilità di nuove opzioni di trattamento con profili favorevoli di resistenza crociata, maggiore efficacia e formulazioni più convenienti che portano a una migliore aderenza.

Henegar C. E. et al., Trends and Characteristics of HIV-1 drug resistance in the United States (2012-2018)

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