L'uso di farmaci per dormire non benzodiazepinici – pensati come alternativa più sicura rispetto ai vecchi ipnotici – in realtà espongono anch’essi i pazienti ricoverati in case di riposo a rischio di cadute e di fratture all'anca, stando ai risultati di uno studio case-crossover americano appena pubblicato su Jama Internal Medicine.


Lo studio ha evidenziato un aumento del 66% del rischio di una frattura dell'anca tra i residenti delle case di riposo nel mese successivo all’assunzione dei nuovi farmaci anti-insonnia (OR 1,66; IC al 95% 1,45-1,90). Si è visto, inoltre, che il rischio è particolarmente elevato nelle prime 2 settimane per i pazienti mai trattati prima con questi farmaci (OR 2,20; IC al 95% 1,76-2,74).


Dal 2006, quando l’assicurazione sanitaria Medicare ha iniziato a limitare la rimborsabilità  per le benzodiazepine, l'uso di farmaci contro l’insonnia non benzodiazepinici come zolpidem, eszopiclone e zaleplon nelle case di cura è aumentato.


"Dato il costo più elevato e il profilo di effetti avversi ugualmente sfavorevole dei farmaci più recenti, le politiche restrittive in materia di benzodiazepine che potrebbero aver involontariamente causato un aumento del consumo degli ipnotici non benzodiazepinici nelle case di cura andrebbe rivalutato con attenzione" scrivono gli autori, guidati da Sarah D. Berry, della Harvard University di Boston.


Studi precedenti non avevano chiarito quale fosse il pericolo maggiore – se l’insonnia o le pillole per combatterla – ai fini del rischio di cadute e fratture. Inoltre, spiegano la Berry e i suoi colleghi, non è stato chiarito se gli ipnotici non benzodiazepinici siano sicuri per i residenti nelle case di cura, in quanto un precedente studio caso-controllo ha mostrato un raddoppio del rischio di frattura all'anca nei pazienti trattati con zolpidem.


Per chiarire questi dubbi e identificare i fattori che potrebbero contribuire al rischio di cadute e fratture, i ricercatori hanno analizzato l'uso di farmaci ipnotici tra 15.528 lungodegenti in case di cura che avevano avuto una frattura dell'anca tra il 2007 e il 2008 e hanno confrontato il rischio nel mese precedente la frattura con il rischio negli stessi pazienti durante periodi di controllo 2-3 mesi e 4-5 mesi prima della frattura.


L’età media dei pazienti era 81 anni e tre quarti erano donne. La metà era anche depressa, il 40% aveva difficoltà cognitive moderate o gravi e due terzi avevano una compromissione almeno moderata delle capacità funzionali.


Alcune caratteristiche sembrano aver influenzato il rischio di caduta, anche se non in misura statisticamente significativa. Ad esempio, nei pazienti senza una compromissione cognitiva o con una compromissione lieve, l'odds ratio di frattura dell'anca è risultato pari a 1,86 (IC al 95% 1,56-2,21) contro un odds ratio di 1,43 (IC al 95% 1,15-1,77; P = 0,06) per quelli con compromissione moderata o grave.


Anche i pazienti con capacità funzionali moderatamente compromesse hanno mostrato un rischio leggermente superiore (OR 1,71; IC al 95% 1,44-2,02) rispetto a quelli gravemente compromessi (OR 1,16; IC al 95% 0,75-1,79; P = 0,11).


Inoltre, coloro che avevano bisogno solo di un aiuto limitato per gli spostamenti sono sembrati essere più a rischio (OR 2,02; IC al 95% 1,65-2,48) rispetto a quelli che erano completamente dipendenti per i loro spostamenti (OR 1,43; IC al 95% 1,14-1,79; P = 0,02) o quelli che non avevano bisogno di alcun aiuto (OR 1,46; IC al 95% 1,06-2,01; P = 0,09).


Nel complesso, i rischi sono apparsi maggiori nei pazienti che avevano iniziato di recente a utilizzare uno dei farmaci non benzodiazepinici, che avevano un certo grado di confusione e che avevano bisogno di alzarsi di notte, di solito a causa dell’incontinenza urinaria, ha osservato William J. Hall, del Center for Healthy Aging dell’Università di Rochester, non coinvolto nello studio.


Lo studio ha diversi limiti, avvertono i ricercatori. Tra questi, per esempio, l’assenza di informazioni sulle dosi di farmaci utilizzati e la possibilità che il rischio sia stato influenzato dalle altre malattie dei pazienti.


Nonostante tali limiti, gli autori concludono che "i degenti in case di cura che fanno uso di farmaci ipnotici non benzodiazepinici devono essere strettamente monitorati per quanto riguarda le cadute e sottoposti a screening per l'osteoporosi, per cercare di prevenire le fratture".


Nel suo editoriale di commento, Eric Widera, della University of California di San Francisco, afferma che occorre un approccio più sicuro per il trattamento dei disturbi del sonno negli anziani. “Bisogna prestare molta più attenzione alla palliazione dei disturbi del sonno attraverso interventi molteplici non farmacologici non solo per migliorare la qualità della vita di questi individui, ma anche per ridurre i tassi di cadute e fratture" scrive l’editorialista.


S Berry, et al. Nonbenzodiazepine sleep medication use and hip fractures in nursing home residents. JAMA Intern Med 2013; DOI: 10.1001/jamainternmed.2013.3795
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