Il trattamento con una preparazione di immunoglobine per via infusionale (Kiovix, Baxter) ha rallentato in modo significativo il declino cognitivo e l'atrofia cerebrale rispetto al placebo in pazienti con malattia di Alzheimer di grado lieve-moderato.

In un piccolo studio di fase II su 21 pazienti, della durata di 18 mesi, il gruppo trattato con le immunoglobuline endovena (IVIG) ha mostrato un declino delle funzioni cognitive (misurato mediante la Alzheimer's Disease Assessment Scale-Cognitive Subscale, o ADAS-Cog) di poco più di 5 punti rispetto al basale contro 15 punti registrati nei pazienti trattati inizialmente con placebo e poi passati alle IVIG (P=0,013).

Inoltre, i pazienti del primo gruppo (n=14) hanno ottenuto un punteggio migliore di 1,36 punti rispetto a quelli del secondo gruppo (n=7) (-0,64 vs -2,0, P=0,011) nella scala ADCS-CGIC (Alzheimer's Disease Cooperative Study-Clinical Global Impression of Change), che fornisce una valutazione complessiva dello stato del paziente.
La analisi di risonanza magnetica hanno anche evidenziato che il trattamento con le IVIG ha permesso di ridurre l'ingrossamento dei ventricoli cerebrali, conseguenza dell'atrofia dell'encefalo, rispetto al placebo (-6,7% contro 12,3%).

Questi e altri risultati sono stati comunicati da Norman Relkin, del Cornell Weill College of Medicine di New York City, in occasione del congresso annuale dell'American Academy of Neurology, appena concluso a Toronto. Lo studio ha confermato i dati preliminari a 6 mesi, già presentati nel 2008. "L'effetto più importante del trattamento è che i benefici, già osservati a 6 e a 12 mesi, si mantengono nel tempo" ha detto Relkin.
Secondo l'autore, "questo è il primo trial clinico sulla malattia di Alzheimer a mettere in evidenza una correlazione tra i benefici del trattamento a lungo termine e la riduzione dell'allargamento ventricolare".

In questo senso, le IVIG potrebbero avere una marcia in più rispetto alle attuali terapie anti-Alzheimer. Infatti, i farmaci approvati per il trattamento della malattia sono in grado di rallentare il declino cognitivo, ma non di agire sull'atrofia cerebrale.
Il prodotto utilizzato nello studio è attualmente approvato in Europa e negli Stati Uniti (dove è commercializzato con il marchio Gammagard) come terapia sostitutiva per diverse malattie del sistema immunitario, tra cui alcune sindromi da immunodeficienza primaria. Per ottenere l'indicazione anche per il trattamento dell'Alzheimer occorrono naturalmente dati più solidi.

L'azienda produttrice ha reso noto di aver gia iniziato l'arruolamento per uno studio di fase III su 360 pazienti in 35 centri nel Nord America sull'utilizzo del preparato nella malattia di Alzheimer e intende iniziare un secondo studio di fase III per avere ulteriori conferme della sua efficacia. Il reclutamento del primo trial dovrebbe concludersi entro il 2010.

Se i risultati fossero positivi, l'eventuale approvazione del farmaco rappresenterebbe una grossa novità nel campo della cura della demenza. È infatti dal 2003, quando è stata registrata la memantina (in Europa Axura ed Ebixa, negli Usa Namenda),che non vengono autorizzati nuovi farmaci contro l'Alzheimer, malattia progressiva e attualmente incurabile che, secondo i  Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, colpisce circa 30 milioni di persone in tutto il mondo.