Uno studio di fase III della durata di 52 settimane, sponsorizzato da Genentech e Biogen Idec, ha evidenziato che rituximab (Rituxan) non ha raggiunto l'end point primario che consisteva nella riduzione dell'attività della malattia in pazienti con nefrite lupica.
Lo studio, denominato LUNAR, ha arruolato 144 pazienti, con nefrite lupica di classe II o IV, randomizzati a ricevere rituximab o placebo, in due infusioni fatte a distanza di 15 giorni. Dopo 6 mesi la terapia è stata ripetuta. I pazienti ricevevano una terapia concomitante con immunosoppressori (micofenolato mofetile) e corticosteroidi

Questo studio ne segue un altro di fase II/III, denominato Explorer, sempre condotto su pazienti con LES, in cui il farmaco non aveva raggiunto l'end point.
Durante il decorso della malattia lupica la funzione renale viene compromessa assai spesso e si tratta di una delle più gravi compromissioni d'organo. Una percentuale compresa fra il 60 e l'80% delle persone affette da lupus, sviluppa prima o poi compromissione renale. Si tratta di quella malattia che è più comunemente conosciuta come glomerulonefrite lupica.