In un piccolo studio randomizzato appena pubblicato su JAMA Psychiatry, una singola infusione dell’antipertensivo nitroprussiato di sodio ha portato a un rapido miglioramento della maggior parte dei sintomi in un gruppo di pazienti schizofrenici, mentre quello con placebo no. I miglioramenti sono durati fino a 4 settimane, senza alcun effetto avverso evidente.

Sebbene i risultati debbano essere considerati preliminari, viste le dimensioni ridotte del campione, che era formato solo da 20 pazienti, gli autori (coordinati da Serdar Dursun, della University of Alberta di Edmonton, in Canada) concludono che i risultati "sono entusiasmanti dal punto di vista dell’efficacia".

Il nitroprussiato di sodio è un vasodilatatore impiegato per il trattamento dell'ipertensione grave, ma vi sono evidenze precliniche che moduli anche l'attività di dei recettori del glutammato NMDA, spiegano Dursun e i colleghi nell’introduzione.

Dato che il blocco di questi recettori nell’animale porta a un comportamento simil-psicotico, i ricercatori hanno ipotizzato che il farmaco possa essere utile anche nelle persone schizofreniche.

Per verificarlo, hanno arruolato 20 pazienti tra i 19 e 40 affetti da schizofrenia in fase acuta che avevano bisogno di assistenza ospedaliera. La diagnosi della malattia non risaliva a più 5 anni addietro e tutti i malati erano in terapia stabile con antipsicotici al momento dell'infusione.

I partecipanti sono stati trattati per metà con nitroprussiato di sodio alla dose di 0,5 microgrammi per kg di peso corporeo al minuto– la più bassa raccomandata per l'uomo –, per 4 ore e per la rimanente metà con un placebo (una soluzione di glucosio al 5%, anch’essa infusa per 4 ore).

Durante le infusioni e nelle 4 settimane successive, gli autori hanno monitorato i sintomi della schizofrenia con la Brief Psychiatric Rating Scale a 18-item e la sottoscala negativa della Positive and Negative Syndrome Scale. Inoltre, hanno misurato la sicurezza e la tollerabilità del farmaco, sia fisiologicamente sia psicologicamente.

Già durante l'infusione, in tutti i pazienti trattati col farmaco si è visto un effetto benefico sui punteggi della Brief Psychiatric Rating Scale, che è diventato evidente e significativo a partire dalla seconda ora (P< 0,001), e un effetto simile si è osservato sui risultati della Positive and Negative Syndrome Scale (P < 0,001). In entrambi i casi, il miglioramento si è mantenuto per almeno 4 settimane.

Inoltre, gli autori non hanno trovato alcuna differenza significativa tra i due gruppi in parametri quali la pressione arteriosa sistolica e diastolica, il livello di saturazione dell’ossigeno nel sangue e la frequenza cardiaca, fino a 240 minuti dopo l'infusione.

Secondo Joseph Coyle, della Harvard University., autore dell’editoriale di accompagnamento, i risultati dello studio forniscono una prova ulteriore che i recettori NMDA funzionano meno nella schizofrenia.

Nel suo commento, l’esperto fa notare che i risultati sono in linea con quelli di altri lavori che hanno coinvolto il recettore, ma che lo studio attuale è ancora troppo piccolo per giustificare cambiamenti nella pratica clinica.

Dursun e gli altri autori, invece, nella discussione segnalano che i partecipanti erano in una fase ancora abbastanza iniziale della malattia, per cui i prossimi trial dovrebbero focalizzarsi su pazienti con una schizofrenia più di lunga durata.

Inoltre, avvertono, dato che il protocollo permetteva variazioni dei farmaci aggiuntivi (come le benzodiazepine e gli analgesici), c’è “un’incertezza riguardo agli effetti antipsicotici del solo nitroprussiato di sodio nei momenti successivi".

J.E.C. Hallak, et al. Rapid improvement of acute schizophrenia symptoms after intravenous sodium nitroprusside: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial. JAMA Psychiatry 2013; doi: 10.1001/jamapsychiatry.2013.1292.
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