Una formulazione di interferone pegilato beta-1a che permette una somministrazione quindicinale o addirittura mensile si è dimostrata efficace nel ridurre i tassi di recidiva in pazienti affetti sclerosi multipla recidivante-remittente nello studio pivotal ADVANCE, un trial di fase III randomizzato e controllato con placebo. Lo ha annunciato Biogen Idec (azienda che sta sviluppando il prodotto) in un comunicato stampa in cui sono riportati i principali dati di sicurezza ed efficacia dello studio.


L’endpoint primario del trial era la riduzione del tasso annualizzato di ricaduta rispetto al placebo e l’azienda fa sapere che l’obiettivo è stato centrato sia con la somministrazione mensile sia con quella quindicinale. Infatti, con il prodotto in studio si è avuta una riduzione del 35,6% rispetto al placebo con la somministrazione ogni 2 settimane e del 27,5% con quella ogni 4 settimane.


Il farmaco è risultato efficace anche sugli outcome secondari, tra cui il rischio di progressione della disabilità, le lesioni cerebrali rilevate dalla risonanza magnetica e la percentuale di pazienti con ricadute cliniche.


Inoltre, riferisce l’azienda, il profilo rischio-beneficio del prodotto è parso nel complesso favorevole con entrambe le somministrazioni.


Attualmente, gli interferoni beta disponibili per il trattamento della sclerosi multipla devono essere somministrati una volta alla settimana. La pegilazione (che consiste nel legare al farmaco polietilene glicole per aumentarne l’emivita) è già impiegata da tempo con successo per l'interferone-alfa in uso per il trattamento dell'epatite C.


Grazie all’esito positivo di questo studio, Biogen Idec prevede di presentare domanda di approvazione del prodotto all’Fda e all’Ema entro la fine dell'anno, mentre i risultati completi del trial saranno presentati in marzo al congresso annuale dell'American Academy of Neurology.


Lo studio ADVANCE è un trial multicentrico durato 2 anni che ha coinvolto 1.516 pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente e ha valutato sicurezza ed efficacia dell’interferone pegilato beta-1a alla dose di 125 mcg somministrato sottocute una volta ogni 15 giorni o una volta al mese. L’analisi degli endpoint di efficacia e sicurezza è stata fatta dopo un anno e dopo il primo anno i pazienti del gruppo placebo sono stati nuovamente randomizzati e inseriti nei due bracci in trattamento attivo per il secondo anno di studio .


Nel trial, riferisce Biogen Idec, sono stati centrati anche tutti gli endpoint secondari di efficacia con entrambi gli schemi posologici. Infatti, il farmaco ha ridotto del 38% rispetto al placebo il rischio di progressione della disabilità a 12 settimane con entrambi i dosaggi (P < 0,04), mentre il numero di nuove lesioni in T2 o di recente ampliamento si è ridotto del 67% rispetto al placebo con la somministrazione quindicinale e del 28% con quella mensile (entrambi P < 0,001). Infine, la percentuale di pazienti con recidive cliniche è scesa del 39% quando il farmaco è stato somministrato ogni 15 giorni e del 26% se somministrato ogni 4 settimane (entrambi P < 0,05)


Dal momento che lo studio non prevedeva un braccio di controllo con l’interferone-beta standard, non è stato possibile nessun confronto diretto dei risultati. Ma i risultati di ADVANCE sono apparsi generalmente simili a quelli riportati per gli interferoni attualmente in uso negli studi controllati con placebo.


L’incidenza complessiva sia degli eventi avversi sia degli eventi avversi gravi è risultata simile nei gruppi in trattamento attivo e in quello di controllo. Gli eventi avversi più comuni sono stati arrossamento nella sede del’iniezione e sintomi simil-influenzali, mentre l’evento avverso grave più frequente sono state le infezioni, che hanno avuto comunque un’incidenza inferiore all’1%.


Una volta completati i 2 anni di trattamento, i pazienti dello studio ADVANCE avranno la possibilità di partecipare a uno studio di estensione in aperto della durata di 4 anni, chiamato ATTAIN.