Sull’ultimo numero di The Lancet on line dal 1° novembre 2012 sono stati pubblicati i risultati gli studi pivotal CARE-MS I e CARE-MS II condotti su alemtuzumab in pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SM).

In questi due trial, alemtuzumab ha dimostrato un'efficacia significativamente maggiore nella riduzione dei tassi di recidiva annualizzati rispetto al comparatore attivo (interferone beta-1a ad alto dosaggio per via sottocutanea), e registrato un maggior numero di pazienti trattati liberi da recidive a due anni. Nello studio CARE-MS II, si è osservato anche un significativo rallentamento dell'accumulo di disabilità nei pazienti trattati con alemtuzumab rispetto a quelli trattati con interferone.

“Come abbiamo potuto verificare nella nostra esperienza al S. Andrea avendo partecipato al CARE-MS II, i risultati sull’efficacia di alemtuzumab confrontato in questi studi direttamente con interferone beta-1a ad alte dosi, sono molto promettenti”, ha dichiarato il Prof. Carlo Pozzilli, Ordinario di Neurologia della Sapienza, Università di Roma e Responsabile del Centro Sclerosi Multipla dell'Azienda Ospedaliera S. Andrea di Roma. “In particolare, il rallentamento dell’accumulo di disabilità mostra quale potenziale abbia alemtuzumab nell’offrire ai pazienti con sclerosi multipla una nuova opzione terapeutica altamente efficace e con un regime di somministrazione unico e innovativo.”

Inoltre, i pazienti trattati con alemtuzumab hanno mostrato una probabilità significativamente maggiore di un miglioramento nei punteggi di disabilità rispetto a quelli trattati con Rebif, suggerendo, in alcuni casi, una regressione della disabilità. 

Risultati di CARE-MS I e CARE-MS II sull'efficacia
CARE-MS I e CARE-MS II (Comparison of Alemtuzumab and Rebif Efficacy in Multiple Sclerosis) sono studi randomizzati di fase III che hanno messo a confronto il trattamento sperimentale  alemtuzumab con un trattamento standard per la SM, Rebif, rispettivamente in pazienti con SM recidivante-remittente che erano naïve a trattamenti precedenti o che avevano presentato recidive  durante la terapia precedente. I risultati di queste sperimentazioni sono stati  superiori per alemtuzumab rispetto a interferone nei riguardi degli  endpoint clinici e di imaging, compresa una riduzione del tasso di recidiva, e sono pubblicati in versione integrale su The Lancet.

"L'efficacia osservata in questi e in precedenti studi clinici, indica come alemtuzumab  presenti la potenzialità di divenire una terapia innovativa nel panorama delle opzioni terapeutiche per la SM attualmente disponibili, una volta che sarà stato completato il processo di approvazione regolatoria", ha commentato il Prof. Alastair Compston, Presidente dello Steering Committee dello studio, autore principale di entrambe le pubblicazioni e Professore di Neurologia all’Università di Cambridge, UK.

In entrambi gli studi, alemtuzumab è stato significativamente superiore a Rebif nella riduzione delle recidive. Nello studio CARE-MS I, il 78% dei pazienti trattati con alemtuzumab non ha avuto recidive  per due anni, fornendo un miglioramento statisticamente significativo rispetto a Rebif (77,6% contro 58,7%, p<0,0001). Nella sperimentazione CARE-MS II, il 65% dei pazienti trattati con alemtuzumab non ha  presentato  recidive  nei  due anni, rispetto al 47% dei soggetti trattati con Rebif (p<0,0001).  Inoltre, in CARE-MS II, alemtuzumab ha ridotto il tasso di recidiva  in misura molto maggiore rispetto a Rebif in tutti i sottogruppi definiti dalla terapia precedente, compresi pazienti: trattati o non trattati  con interferone e trattati in precedenza con Rebif o Copaxone® (iniezione di glatiramer acetato).

I dati degli studi hanno mostrato anche un forte beneficio clinico in termini di riduzione del 42% del rischio di accumulo sostenuto di disabilità in pazienti trattati con alemtuzumab nel CARE-MS II rispetto a interferone (p=0,008), con un miglioramento significativo nei punteggi della scala  che suggeriva in alcuni pazienti una regressione della disabilità preesistente. Nella sperimentazione, il punteggio medio di disabilità per pazienti trattati con alemtuzumab è diminuito in un periodo di due anni, indicando un miglioramento nella loro disabilità fisica, mentre il punteggio medio per i pazienti trattati con interferone è aumentato, indicando un peggioramento  (p<0,0001).

Risultati di CARE-MS I e CARE-MS II sulla sicurezza
I risultati sulla sicurezza d’impiego si sono dimostrati sovrapponibili in entrambi gli studi. Gli eventi avversi più frequenti  correlati  ad alemtuzumab sono stati le reazioni associate all'infusione, più comunemente cefalea, eruzione cutanea, piressia, nausea e orticaria. Le infezioni sono risultate  comuni in entrambi i gruppi. Quelle più frequenti  associate al trattamento con alemtuzumab comprendevano nasofaringite, infezioni del tratto respiratorio superiore, del tratto urinario, infezioni virali da herpes, sinusite e influenza.  La maggior parte delle reazioni associate a infusione è stata di gravità da lieve a moderata e ha risposto ai trattamenti standard.

Sia nello studio CARE-MS I che nello studio CARE-MS II, l'incidenza di eventi avversi gravi è risultata  simile nei due bracci di trattamento. Come riferito in precedenza, i disturbi autoimmuni sono stati più comuni tra i pazienti trattati con alemtuzumab, manifestandosi in prevalenza come tiroiditi autoimmuni. Circa l'1% dei pazienti trattati con alemtuzumab in ogni studio, ha sviluppato una porpora trombocitopenica idiopatica  (ITP) nel periodo di due anni dello studio. Non sono stati riferiti casi di malattia anti-GBM durante lo studio, con un caso di glomerulonefrite durante il periodo di follow-up, come riferito in precedenza. La percentuale di casi  di neoplasie maligne nei pazienti trattati con alemtuzumab è risultata  inferiore all’ 1%. Il profilo di sicurezza complessivo è stato simile per i gruppi trattati con alemtuzumab 12 mg e con alemtuzumab 24 mg.

In entrambe le sperimentazioni, le malattie autoimmuni sono state individuate precocemente grazie a un programma di monitoraggio e gestite ricorrendo a terapie tradizionali. Il monitoraggio dei pazienti per le malattie autoimmuni è incluso in tutte le sperimentazioni su alemtuzumab supportate da Genzyme per il trattamento sperimentale della SM.
Alemtuzumab non è ancora stato approvato per il trattamento della SM e pertanto non deve essere utilizzato al di fuori di una sperimentazione clinica formale e regolamentata, in cui siano state  adottate adeguate misure di monitoraggio dei pazienti con SM.

Dr Alasdair J Coles, Cary L Twyman, Prof Douglas L Arnold et al. Alemtuzumab for patients with relapsing multiple sclerosis after disease-modifying therapy: a randomised controlled phase 3 trial The Lancet, Early Online Publication, 1 November 2012 doi:10.1016/S0140-6736(12)61768-1
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