In uno studio randomizzato di fase II appena presentato al congresso dell’American Academy of Dermatology, a Miami, più della metà dei pazienti ha risposto al trattamento con il nuovo anticorpo monoclonale anti-interleuchina-17a (IL-17a) secukinumab, indipendentemente dal fatto di essere già stati trattati oppure no con biologici e aver risposto oppure no a questi farmaci.

Un trattamento settimanale con l’anticorpo ha portato a una percentuale di risposta del Psoriasis and Severity Index 75 (PASI-75) compresa tra il 52% e il 56% a seconda della storia di trattamento. Iniezioni cutanee mensile del farmaco hanno portato a percentuali di risposta PASI-75 fino al 56% nei pazienti che avevano avuto una risposta PASI-75 alla terapia biologica precedente.

Inoltre, tre diversi regimi di dosaggio di secukinumab hanno mostrato un profilo di sicurezza simile a quello del gruppo placebo, ha spiegato uno degli autori, Mark Lebwohl, del Mount Sinai Medical Center di New York City, presentando i dati.

"Con il regime di induzione iniziale, ci si aspetta una risposta buona come quella dei pazienti responder ai biologici e dei pazienti naïve a questi farmaci anche nei pazienti che non hanno risposto a un trattamento precedente con i biologici" ha detto Lebwohl.

Un’esposizione precedente ad altri biologici non compromette la risposta a secukinumab probabilmente perché quest’anticorpo ha un target diverso. Ma la validità di quest’ipotesi è tutta da verificare perché l'efficacia di secukinumab nei pazienti già trattati in precedenza è ancora da determinare, ha commentato Charis Papavassilis, di Novartis Pharma.

L’interesse per l’IL-17a come bersaglio terapeutico nella psoriasi nasce dalla evidenza che i pazienti affetti dalla malattia hanno livelli elevati di questa della citochina proinfiammatoria. Le stesse osservazioni hanno portato a studiare secickinumab anche in altre malattie autoimmuni infiammatorie come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante e la sclerosi multipla.

Lebwohl ha presentato i risultati di uno studio di fase II, randomizzato e controllato con placebo, che ha valutato tre diversi dosaggii di secukinumab. I pazienti sono stati sottoposti in rapporto 1:2:2:1 a una singola iniezione sottocutanea al basale, a iniezioni al basale e nelle settimane a uno, due e quattro (trattamento precoce), a iniezioni al basale e alle settimane quattro e otto (mensile) o a iniezioni sottocute di placebo.

L'endpoint primario dello studio era la risposta PASI-75 dopo 12 settimane e questi risultati, che hanno dimostrato la superiorità di secukinumab rispetto al placebo, sono già stati presentati in precedenza.

La presentazione di Lebwohl a Miami si è incentrata sull’attività di secukinumab in base alla storia di trattamento dei pazienti. Dei 404 arruolati, 119 (il 29,5%) erano già stati trattati con farmaci biologici, tra cui gli inibitori del fattore di necrosi tumorale, bloccanti delle cellule T e inibitori dell’IL-12/23. L'endpoint primario era ancora la risposta PASI-75 a 12 settimane.

Il trattamento settimanale è quello che ha portato a percentuali di risposta più alte in tutti i sottogruppi di pazienti: 55,4% in quelli naïve ai biologici, 52,4% in quelli già trattati con i biologici e che avevano risposto alla terapia e 52,6% in quelli non responder a una precedente terapia con biologici. Anche il trattamento mensile si è dimostrato attivo nei tre gruppi, portando a percentuali di risposta PASI-75 rispettivamente del 42,3%, 55,6% e 30,4%.

La singola iniezione di secukinumab si è rivelata, invece, poco efficace, con una risposta PASI-75 rispettivamente dell’11%, 10% e 9,1%, senza grosse differenze rispetto ai corrispondenti gruppi di controllo (0%, 10% e 0%).

Un'altra analisi sugli stessi pazienti ha dimostrato che secukinumab non ha influenzato significativamente il profilo lipidico, un fattore chiave nella scelta della terapia per i pazienti che hanno la psoriasi per via della loro predisposizione ad avere uno o più disturbi metabolici. Inoltre, gli esami di laboratorio non hanno mostrato variazioni significative nei livelli di colesterolo totale, colesterolo HDL e trigliceridi rispetto al gruppo placebo.

"Secukinumab ha avuto un effetto neutro sul profilo lipidico dei pazienti, anche con i regimi settimanali e mensili, rispetto ai gruppi placebo" ha detto la prima autrice dell’analisi Sandra Philipp, della Charité-Universitätsmedizin di Berlino.

Un'altra analisi dello studio si è incentrata sul sottogruppo di 111 pazienti che avevano, oltre alla psoriasi, anche l’artrite psoriasica. I risultati sono apparsi paragonabili a quelli dell'analisi complessiva. L’induzione precoce si è associata a una risposta PASI-75 del 50%, l'induzione mensile a una risposta del 44,4%, mentre la risposta con placebo è stata pari a 0.

M. Lebwohl, et al. Secukinumab efficacy in moderate to severe psoriasis appears not to be affected by previous biologic use: Results of a phase II, regimen-finding trial. AAD 2013; abstract 6400.

S. Philipp, et al. Secukinumab treatment shows a neutral impact on the lipid profile of patients with moderate to seere plaque psoriasis in a dose-ranging study. AAD 2013; abstract 508.

A.B. Gottlieb, et al. Secukinumab efficacy in patients with moderate to severe psoriasis and psoriatic arthritis: A phase II, double-blind, randomized trial. AAD 2013; abstract 6394.