Il 21% dei pazienti colpiti da sindrome coronarica acuta (Sca) viene riospedalizzato entro 12 mesi dal primo episodio, a seguito di un secondo evento cardiaco. A rivelarlo è uno studio realizzato dal Cineca, un Consorzio Interuniversitario no-profit formato da 39 istituzioni, che rappresenta oggi il maggior centro di calcolo italiano e tra i più importanti a livello mondiale.

La ricerca è stata condotta su un campione di 2.877 pazienti italiani rappresentativi dei 135 mila pazienti colpiti ogni anno da Sca, analizzando dati provenienti dall'Osservatorio ARNO del Cineca, un database clinico di popolazione che integra i flussi delle prestazioni sanitarie (le ricette di prescrizione farmaceutica territoriale erogate dal SSN al singolo cittadino, aggiornate mensilmente) con le banche dati anagrafiche sia del medico che dell'assistito.

"Una delle cause di riospedalizzazione per una recidiva in questi pazienti può essere la non corretta aderenza alla terapia considerata ottimale" ha spiegato Aldo Maggioni, Direttore del Centro Studi dell'Associazione dei Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), che ha collaborato alla conduzione dello studio.
E quello dell'aderenza è un problema più che mai concreto; a confermarlo è un altro dato allarmante emerso dallo studio, secondo cui, a 12 mesi dal primo episodio, circa la metà dei pazienti non segue la terapia antiaggregante indicata come ottimale della linee guida dell'ECS, cioè quella basata sull'associazione di aspirina e un secondo antiaggregante piastrinico.

Pesanti i riflessi di questa situazione per le casse del Sistema sanitario nazionale. Sempre stando ai dati dell'indagine, la spesa media annua per un paziente colpito da Sca è pari a 11.890 euro l'anno, di cui l'83% imputabili ai costi ospedalieri, mentre la terapia farmacologica, nell'anno successivo all'evento, inciderebbe solo per il 13,6%. L'uso degli antiaggreganti piastrinici, somministrati in monoterapia o in associazione, pesa invece solo per il 2,2% sulla somma totale.

"Ma i costi salgono ulteriormente in caso di non aderenza o aderenza non ottimale, che portano a un aumento delle spese per ospedalizzazioni ed esami dovute alle recidive" ha precisato Maggioni.