Sitagliptin ha dimostrato di essere efficace nel trattamento dell’ipoglicemia post-prandiale in un piccolo studio messicano, randomizzato e controllato con placebo, presentato all’ultimo congresso annuale dell’Endocrine Society (ENDO), terminato qualche giorno fa a Houston.

Si ritiene che l’ipoglicemia postprandiale, nota anche come ipoglicemia reattiva, derivi da un ritardo nella secrezione di insulina come risposta al consumo di carboidrati. Dal momento che sitagliptin aumenta i livelli circolanti di glucagone-like peptide 1, migliorando la prima fase della secrezione di insulina, i ricercatori hanno ipotizzato che il farmaco possa contrastare l’ipoglicemia postprandiale e ridurne i sintomi.

Per testare la validità della loro ipotesi, dopo un periodo di 2 settimane di induzione, hanno trattato 13 pazienti con 100 mg/die di sitagliptin e 15 con placebo per altre 2 settimane.

La maggior parte dei pazienti (l’85%) era di sesso femminile, con un'età media di 34 anni e un indice di massa corporea medio di 24. Inoltre non c’erano differenze nei livelli basale di glicemia o di insulina tra i due gruppi, né nella fase iniziale di secrezione dell’insulina o in quella tardiva.

I pazienti dei due gruppi sono stati sottoposti al test di tolleranza al pasto (MTT) prima e più volte dopo aver consumato un pasto da 440 calorie che conteneva 100 grammi di carboidrati, sufficiente in genere per provocare un’ipoglicemia post-prandiale.

L’MMT è stato valutato considerando la fase iniziale della secrezione di insulina (quella nei primi 30 minuti dopo la somministrazione del trattamento) e quella tardiva, nell’intervallo tra i 60 e i 300 minuti post-somministrazione.

I ricercatori hanno così osservato una riduzione significativa dell’AUC del glucosio nella prima fase della secrezione di insulina (10.263 contro 11.117; P = 0,01) nel gruppo sitagliptin rispetto al gruppo di controllo, associato con un parallelo aumento dell’AUC dell’insulina (2.728 contro 2.106; P = 0,01).

Nella fase tardiva, invece, si è registrata un’AUC del glucosio maggiore nel gruppo sitagliptin che non nel gruppo placebo (AUC 90.030 contro 84.165; P = 0,04) senza differenze significative dell’AUC dell’insulina (32.805 contro 26.092; P = 0,34).

Inoltre, l'intensità dei sintomi dell'ipoglicemia post-prandiale dopo il trattamento è risultata significativamente inferiore nel gruppo sitagliptin rispetto al gruppo di controllo (P < 0,0001) e nel gruppo in trattamento attivo si è avuta una significativa riduzione dell’ansia, delle palpitazioni, dei tremori, della sudorazione, delle vertigini, del prurito, delle difficoltà di concentrazione e della debolezza (P < 0,05).

"I nostri risultati suggeriscono che la riduzione dell’ipoglicemia è correlata a un miglioramento della secrezione di insulina durante la prima fase del test di tolleranza al pasto" ha detto uno degli autori, Francisco Gomez-Perez, dell’Instituto Nacional de Ciencias y Médicas Nutricion di Città del Messico, presentando i dati durante una conferenza stampa.

Gomez-Perez ha anche detto che sitagliptin sembra ripristinare le normali dinamiche di secrezione dell’insulina e ha aggiunto che sono necessari ulteriori studi per capire meglio i potenziali benefici del farmaco nella correzione dell’ipoglicemia post-prandiale. "Ulteriori studi potrebbero determinare se sitagliptin possa costituire un nuovo approccio per il trattamento di questa condizione, per la quale al momento non esiste alcuna terapia medica" ha concluso il ricercatore .

P. Almeda-Valdes, et al. Treatment With Sitagliptin Phosphate in Patients With Symptomatic Reactive Hypoglycemia. A Randomized, Placebo-Controlled, Double-Blinded, Clinical Trial. ENDO 2012; abstract SUN-209
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