Un’analisi dei dati combinati dei due studi pivotal di fase III EXPEDITION1 e 2 suggerisce che l’anticorpo monoclonale solanezumab ha rallentato del 34%  rispetto al placebo il declino cognitivo nell’arco di i 18 mesi nei pazienti con malattia di Alzheimer lieve. Lo ha annunciato Eli Lilly con un comunicato stampa, in coincidenza con la presentazione dei risultati durante i lavori del meeting annuale dell’ American Neurological Association, che si chiude oggi a Boston.


Il farmaco sperimentale ha mostrato anche di rallentare il declino funzionale del 17% rispetto al placebo, ma questo dato non è stato risultato statisticamente significativo.


David Ricks, presidente di Eli Lilly Bio-Medicines, ha riferito che il prossimo passo dell’azienda sarà quello di parlare con le agenzie regolatorie per valutare assieme come procedere e capire il significato di questi risultati, anche se, ha detto “ritengo che si tratti di un passo in avanti nella ricerca di un trattamento per la malattia di Alzheimer".


L'analisi presentata a Boston, che è stata condotta dall’Alzheimer's Disease Cooperative Study (ADCS), un consorzio indipendente di centri di ricerca universitari, si è basata sui dati dei trial EXPEDITION1 e EXPEDITION2, due studi in doppio cieco e controllati verso placebo della durata di 18 mesi che hanno coinvolto oltre 2050 pazienti con malattia di Alzheimer di grado lieve e moderato, arruolati in 16 Paesi.


Come anticipato da Eli Lilly  nel mese di agosto, lo studio EXPEDITION1 non ha centrato gli endpoint primari, sia cognitivo sia funzionale, nella popolazione complessiva dei pazienti. Tuttavia, già allora l’azienda aveva segnalato che i dati combinati dei due trial evidenziavano qualche segnale di efficacia, suffragati da alcuni degli endpoint secondari, nei pazienti con malattia di grado lieve, cioè quelli con un punteggio del Mini-Mental Status Examination (MMSE) compreso tra 20 e 26. 


Infatti, un’analisi secondaria specificata in origine dal protocollo nei pazienti con Alzheimer lieve aveva mostrato una riduzione significativa del declino cognitivo in questo sottogruppo. Il piano di analisi statistica per EXPEDITION2 è stato modificato prima della chiusura del database al fine di specificare un singolo endpoint primario relativo alle performance cognitive nei pazienti con Alzheimer lieve, ma Lilly ha comunicato che anche l'obiettivo così rivisto non ha raggiunto la significatività statistica.


L’azienda ha poi fornito i dati grezzi (cioè l’intero insieme di dati raccolti nei due trial EXPEDITION) all’ADCS e i ricercatori del consorzio li hanno analizzati in modo indipendente, arrivando a conclusioni simili a quelle già tratte da Eli Lilly.


L’analisi dell’ADCS è stata presentata da Rachelle Doody, del Baylor College of Medicine di Houston e membro del comitato direttivo del consorzio. Durante il suo intervento, la neurologa ha detto che "per I ricercatori dell’ADCS i dati degli studi di fase III su solanezumab sono incoraggianti. Questi risultati rappresentano un passo importante per la comunità medica, accademica e scientifica verso una migliore comprensione del’amiloide cerebrale come target terapeutico nella della malattia di Alzheimer”.


Maria Carrillo, vicepresidente delle relazioni mediche e scientifiche dell’Alzheimer’s Association, ha suggerito che per arrivare all’approvazione del farmaco Eli Lilly potrebbe dover fare un altro studio per confermare i risultati dei due trial EXPEDITION. In ogni caso, ha agiunto la Carrillo, "anche se solanezumab non sarà sul mercato entro la fine dell'anno, la situazione è incoraggiante perché con altri studi potrebbe dimostrarsi una valida opzione terapeutica".


Nel suo comunicato, l’azienda anticipa anche che nei due studi EXPEDITION è stato valutato anche un certo numero di biomarker e solanezumab ha mostrato di avere un impatto positivo su alcuni di essi. Questi dati ulteriori saranno presentati dall’ADCS in occasione del Clinical Trials on Alzheimer's Disease (CTAD) meeting, a Montecarlo, il 29 ottobre.


Quanto alla sicurezza e tollerabilità del farmaco, l'unico evento avverso con un'incidenza almeno dell’1% verificatosi negli studi EXPEDITION, che è stato significativamente più comune nei pazienti trattati con solanezumab rispetto ai controlli è stata l’angina (1,1% contro 0,2%). L'incidenza di edema vasogenico è stata di circa dell’1%, senza una differenza significativa tra i due gruppi di trattamento.