Dopo i sospetti di aumento del rischio teratogeno alimentati da uno studio osservazionale uscito la scorsa settimana, una nuova ombra si addensa sulla sicurezza degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) quanto utilizzati nella donna in gravidanza.

Uno studio appena pubblicato online sulla rivista Archives of General Psychiatry e sponsorizzato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta suggerisce, infatti, che il consumo di questi antidepressivi nelle prime fasi della gestazione possa aumentare, seppur in modo modesto, il rischio di avere un bambino affetto da disturbi dello spettro autistico (ASD). Va detto, però, che il numero di bambini dello studio esposti agli SSRI prima della nascita era basso e sono gli autori stessi a sottolineare la necessità di ulteriori ricerche per validare questi risultati.

Lo studio, di tipo caso-controllo, ha riguardato 298 bambini con ASD e 1.507 bambini sani selezionati in modo casuale, di controllo, inclusi nella banca dati del piano sanitario Kaiser Permanente Northern California (KPNC). Per ognuno, i ricercatori hanno estratto dalla cartella clinica elettronica le informazioni sull’uso di farmaci antidepressivi da parte della madre, sulla salute mentale materna, sulla presenza di autismo e sulle caratteristiche demografiche. Hanno visto così che le madri di bambini con ASD avevano una probabilità doppia di aver avuto almeno una prescrizione di antidepressivi nell'anno precedente alla nascita del bambino e una probabilità oltre tre volte maggiore di avere ricevuto la prescrizione nel primo trimestre di gravidanza rispetto alle madri dei bambini sani.

"I nostri risultati suggeriscono la presenza di un possibile, anche se piccolo, aumento del rischio di ASD per il nascituro se questo è stato esposto agli SSRI durante lo sviluppo fetale” ha detto la Croen; “tuttavia questo possibile rischio deve essere bilanciato con il rischio connesso al fatto di non trattare i disturbi mentale della mamma".

Per valutare ulteriormente se l'associazione osservata tra esposizione prenatale agli SSRI e rischio di ASD potesse essere attribuita al trattamento con questi antidepressivi, piuttosto che alla depressione o l'ansia per le quali era stato prescritto che il farmaco alle future mamme, i ricercatori hanno analizzato il sottogruppo di donne che avevano avuto disturbi mentali l'anno precedente il parto. Il rischio di ASD associato al consumo di SSRI è rimasto in qualche misura elevato in questo sottogruppo durante quest’anno, ma non in modo significativo.

Gli autori hanno anche valutato la possibilità che le donne alle quali erano stati prescritti gli SSRI nell’anno precedente la nascita presentassero una condizione di fondo più grave e che questo potesse spiegare i risultati della loro ricerca. Per farlo, hanno esaminato gli indicatori di gravità della malattia psichiatrica. Tra queste donne, la percentuale di quelle che avevano subito in precedenza un ricovero per motivi psichiatrici e il numero medio di ricoveri non sono apparsi significativamente diversi nei casi rispetto ai controlli.

Studi precedenti hanno indicato che anomalie nei livelli di serotonina e nei pathway serotoninergici possano avere un ruolo nell'autismo. Nel complesso, questi studi suggeriscono la possibilità che l'esposizione prenatale agli SSRI possono influire direttamente sullo sviluppo del cervello, forse in modo selettivo nei feti che presentano anomalie nei geni correlati alla serotonina. La Croen ha anche spiegato che aggiunge che le  variazioni fisiologiche correlati allo stress o alla depressione materna durante la gravidanza, in combinazione con l'esposizione agli SSRI, possono contribuire a cambiamenti nello sviluppo del cervello del feto tali da portare a ASD diagnosticati in seguito.

Uno studio di gemelli che sarà pubblicato nel numero di novembre sempre della stessa rivista suggerisce poi che i fattori ambientali, tra cui le condizioni nell’utero, possano giocare un ruolo almeno altrettanto importante rispetto ai geni nel causare l'autismo. Gli autori hanno esaminato 192 coppie di gemelli mono e dizigotici e hanno visto che gli ASD erano presenti nel 77% dei gemelli identici maschi e nel 50% delle femmine. L’incidenza degli ASD è risultata minore nei gemelli dizigotici, e pari al 31% nei maschi e al 36% nelle femmine.
Secondo questi dati, fattori ambientali condivisi dai due feti paiono essere la causa del problema nel 58% dei casi, un dato di ampiezza inaspettata, che ha stupito gli stessi sperimentatori.

L.A. Croen, et al. Antidepressant Use During Pregnancy and Childhood Autism Spectrum Disorders. Arch Gen Psychiatry 2011. doi:10.1001/archgenpsychiatry.2011.73
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