Uno studio danese pubblicato sul New England Journal of Medicine non mostra alcuna associazione tra l’uso dell’antibiotico azitromicina e l’aumento del rischio di morte cardiovascolare.

Il registro nazionale danese sulla salute che ha raccolto dati nel periodo compreso tra il 1997 e il 2010 ha mostrato un tasso di morte cardiovascolare aggiustato per propensity score di 1,1 per 1.000 pazienti/anno tra le persone che facevano uso di azitromicina e di 1,5 per 1.000 pazienti/anno tra le persone che facevano uso della penicillina V (OR 0,93 IC 95% 0,56-1,55).

Poche settimane fa, l’Fda aveva lanciato un’allerta riguardante il possibile rischio di aritmia cardiaca potenzialmente fatale per le persone che facevano uso dell’antibiotico azitromicina. Il warning dell’Fda era scaturito dai risultati di uno studio pubblicato lo scorso maggio sul New England Journal of Medicine, un trial che aveva confrontato il rischio di morte cardiovascolare associato a differenti farmaci antimicrobici.

Dallo studio era emerso che un ciclo di 5 giorni di azitromicina era associato a un incremento del rischio di mortalità cardiovascolare, e che questo era più accentuato nei pazienti con un profilo elevato di rischio cardiovascolare. Questo effetto era significativamente maggiore rispetto ad amoxicillina o ciprofloxacina, mentre non era differente da quello di levofloxacina.

Nello studio danese non è stato osservato alcun aumento del rischio di morte cardiovascolare ne nei pazienti che stavano utilizzando l’azitromicina ne in quelli che l’avevano utilizzata di recente o in passato.  Per ognuno di questi sottogruppi, il tasso di morte cardiovascolare nei pazienti che facevano uso di azitromicina, rispetto alla penicillina V era inferiore a 1,0.

Svanström H, et al "Use of azithromycin and death from cardiovascular causes" New Engl J Med 2013; 368: 1704-1712.
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