Secondo un lavoro tutto italiano in pubblicazione mercoledì 6 ottobre sulla rivista internazionale Cell Metabolism e nato dalla collaborazione tra l'Università degli Studi di Milano, l'Università di Pavia, l'Università di Brescia e l'Istituto Auxologico di Milano, facendo bere a dei mammiferi acqua potabile arricchita con un composto di aminoacidi, la loro vita si allunga mantenendosi in buona salute.
Gli ingredienti chiave di questo composto sono i cosiddetti aminoacidi a catena ramificata (BCAA), che rappresentano tre dei venti aminoacidi (specificatamente leucina, isoleucina e valina) che normalmente costituiscono le proteine.

"E' la prima volta che si dimostra che una miscela di aminoacidi può, nei mammiferi, in questo caso nei topi, aumentare la sopravvivenza," dice il Prof. Enzo Nisoli, della Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Milano, coordinatore dello studio. Studi precedenti avevano già evidenziato che i tre aminoacidi sono in grado di  prolungare la vita del lievito unicellulare, ma in questo nuovo studio i ricercatori italiani lo hanno dimostrato in organismi complessi, che condividono molti aspetti genetici, molecolari e cellulari con l'uomo. Infatti, Nisoli e i suoi colleghi hanno somministrato il cocktail di aminoacidi a topi maschi di mezza età, aggiungendolo ogni giorno, sino al termine della vita, all'acqua potabile che il gruppo beveva.

Il gruppo di topi in questione ha vissuto più a lungo del gruppo di topi "di controllo" ai quali non era stata aggiunta all'acqua la miscela di aminoacidi:  in media 869 giorni il primo e 774 giorni il secondo. Un allungamento della vita del 12 per cento, 95 giorni.
Indagando le ragioni di questo sorprendente risultato, i ricercatori guidati da Nisoli hanno evidenziato che la dieta arricchita con questa miscela di aminoacidi, favorendo la produzione della proteina eNOS e di conseguenza la sintesi di ossido nitrico (NO), come già dimostrato in precedenti loro studi pubblicati nel 2003 e nel 2005 su Science, produce un aumento di mitocondri nei muscoli dello scheletro e nel muscolo cardiaco. I mitocondri sono i componenti delle cellule dell'organismo deputati alla produzione di energia, infatti vengono definiti le "centrali energetiche" della cellula.

I ricercatori hanno inoltre rilevato che i topi così supplementati mostrano una maggiore attività del SIRT1, il ben conosciuto gene della longevità, e dei geni del sistema di difesa che combatte i radicali liberi. Secondo lo studio, gli animali trattati hanno anche mostrato miglioramenti nella resistenza allo sforzo fisico e nella coordinazione motoria.

I risultati riscontrati sui topi suggeriscono che questa miscela potrebbe essere utilizzata con buoni risultati nelle persone di età avanzata o debilitate.

"Questa supplementazione potrebbe rivelarsi un'utilissima strategia preventiva nelle persone in là con gli anni, considerando che i risultati sono stati ottenuti in topi anziani e non malati. Non la ritengo indicata, anzi superflua, nei più giovani, già in buone condizioni fisiche", spiega  il Prof. Nisoli.
I ricercatori ipotizzano in particolare che i supplementi nutrizionali a base di BCAA possano rivelarsi utili per i pazienti con insufficienza cardiaca oppure con una condizione di degenerazione muscolare nota come sarcopenia o anche con malattie polmonari cronico-ostruttive o altre disfunzioni caratterizzate da difetti del metabolismo energetico. Esistono già studi sull'uomo, se pur limitati a un numero ridotto di pazienti, che avvalorano questa teoria e diverse miscele di aminoacidi sono già sul mercato in diversi paesi, Italia compresa.

"Questo studio, conclude il Prof. Nisoli, rappresenta una tappa importante in prospettiva di un nuovo approccio "nutrizionale" alle malattie legate all'invecchiamento e ai problemi di carenza energetica. Certo la sfida vera sarà convincere i medici che questi supplementi possono rivelarsi utili per i loro pazienti. Sarebbe necessario, per questo, un esteso trial clinico nell'uomo, un impegno che potrebbe non essere semplice, data la scarsa propensione delle case farmaceutiche a confrontarsi con approcci di tipo nutrizionale".