Svelata una strategia finora sconosciuta con cui i batteri resistono all'attacco degli antibiotici. La scoperta rivoluziona le attuali teorie sulla antibioticoresistenza dei superbatteri, come quello della tubercolosi, e promette di imprimere una svolta nella formulazione di nuovi farmaci più efficaci.

L'annuncio viene dai ricercatori del politecnico federale di Losanna (Epfl) che coordinano uno studio pubblicato su Science. Da oltre mezzo secolo la resistenza agli antibiotici viene spiegata con la presenza di cellule batteriche che risultano insensibili ai farmaci perché hanno smesso di crescere e proliferare.

"Questa spiegazione - commenta il ricercatore Yuichi Wakamoto - è stata largamente accettata nonostante fossero disponibili limitate prove sperimentali". La svolta arriva ora grazie a una nuova tecnica (chiamata microfluidica) che permette di osservare il comportamento delle singole cellule batteriche e non di contare solo il numero totale di cellule che compongono una popolazione.

"Finora abbiamo sempre pensato che i batteri resistenti costituissero una popolazione fissa di cellule che non proliferano, ma in realtà abbiamo scoperto che alcune di loro continuano a dividersi e altre muoiono", spiega il ricercatore Neeraj Dhar. "La popolazione persistente è molto dinamica e le cellule che la compongono sono in continuo cambiamento, anche se il loro numero totale rimane costante. Proprio perché si dividono - aggiunge - i batteri possono mutare e sviluppare resistenza in presenza di antibiotici".

Osservando il comportamento di un 'cugino' del batterio della tubercolosi, chiamato Mycobacterium smegmatis, i ricercatori hanno dimostrato che l'antibioticoresistenza ruota intorno all'attività di un enzima (KatG) prodotto dai batteri in modo intermittente e casuale, la cui presenza è necessaria ad attivare l'antibiotico (l'isoniazide) in modo che funzioni. Il prossimo obiettivo dei ricercatori è quello di verificare se la stessa tattica viene usata anche da altri batteri come il Mycobacterium tuberculosis o l'Escherichia coli. (Ansa).