Il tamoxifene e altri modulatori selettivi del recettore degli estrogeni (SERM) potrebbero contribuire a frenare il declino cognitivo nelle donne in post-menopausa, specie quelle a rischio di malattia di Alzheimer. A suggerirlo è uno studio presentato da poco in occasione del congresso annuale della Society for Neuroscience, a San Diego.

Rispetto a quelle trattate con un placebo, le donne in post-menopausa trattate con tamoxifene hanno mostrato una compromissione significativamente inferiore - e in alcuni casi addirittura un miglioramento – della memoria episodica in questo studio, in cui è stata fatta una simulazione sperimentale dell’alterazione della memoria è alterata attraverso la somministrazione di antagonisti colinergici.

L'effetto del tamoxifene sul declino cognitivo simulato è stato particolarmente marcato tra le partecipanti a rischio elevato di sviluppare la malattia di Alzheimer a causa dalla presenza del gene APOE4 (P <0,001) .

Lo studio fornisce nuovi indizi su "come i farmaci che agiscono sul recettore degli estrogeni influenzino la funzione cognitiva" ha osservato la moderatore della sessione in cui è stato presentato il lavoro, Catherine Woolley , della Northwestern University di Evanson. Infatti, anche se lo studio di per sé non indica una nuova strategia terapeutica contro le malattie neurodegenerative, l'interazione osservata potrebbe indicare una via per prevenire tali malattie, ha osservato la specialista.

Studi precedenti hanno dimostrato che le pazienti più anziane con capacità cognitive maggiormente compromesse al basale in cura con tamoxifene per un cancro al seno avevano  capacità verbali e velocità di elaborazione significativamente superiori rispetto a quelle trattate con la chemioterapia

Gli autori dello studio, guidati da Paul Newhouse, della Vanderbilt School of Medicine di Nashville, hanno provato a valutare se il tamoxifene fosse in grado di esercitare effetti positivi sui processi cognitivi correlati alla trasmissione colinergica in una popolazione di 21 donne in post-menopausa in buona salute, non sottoposte ad alcuna terapia ormonale sostitutiva entro l’anno precedente l’inizio dello studio e che non avevano mai avuto un cancro al seno, né mostravano alcun deterioramento cognitivo.

Newhouse ha spiegato che in passato il suo gruppo ha dimostrato che i cambiamenti cognitivi legati all'età coinvolgono la funzione e la disfunzione colinergica e che gli effetti degli estrogeni sui processi cognitivi dopo la menopausa sono mediati in parte dagli effetti benefici sui sistemi colinergici cerebrali.

Le partecipanti sono state trattate con 20 mg/die di tamoxifene o placebo per 3 mesi e poi sono state sottoposte a challenge con agenti anti-colinergici abbinati a test cognitivi, comprendenti la somministrazione di mecamilammina e scopolamina seguita dall’esecuzione di compiti legati all’attenzione e alla psicomotricità, dei test di memoria episodica verbale di un test di navigazione virtuale in acqua (il test del labirinto acquatico di Morris). Le partecipanti hanno quindi fatto un washout di 3 mesi, seguito da un crossover.

Il trattamento farmacologico si è associato a un’inversione parziale o totale degli effetti degli antagonisti colinergici sulla memoria episodica e a una minore compromissione delle performance nel labirinto acquatico di Morris dopo la somministrazione degli antagonisti colinergici.

Le donne trattate con tamoxifene per 3 mesi, ha riferito Newhouse, hanno mostrato una compromissione significativamente inferiore dell’attenzione, della memoria verbale e delle capacità di navigazione spaziale rispetto a quelle trattate per 3 mesi con il placebo.

Inoltre, le donne con il genotipo APOE4 trattate con il SERM hanno mostrato anche un miglioramento notevolmente della performance nel test del labirinto acquatico di Morris e in quello della memoria verbale, sia rispetto a quelle trattate con placebo sia rispetto a quelle che portatrici di quel genotipo.

Newhouse ha aggiunto che questi risultati potrebbero aprire nuovi filoni di ricerca su nuovi SERM con gli stessi benefici clinici, ma senza gli effetti collaterali dell’estradiolo, e ha poi aggiunto che il suo gruppo continuerà il follow-up per cercare di scoprire quali sottogruppi di donne ottengono il beneficio maggiore dalla stimolazione estrogenica.

P.A. Newhouse, et al. Tamoxifen produces estrogen-like agonist effects on cholinergically-mediated learning in postmenopausal women. SFN 2013; Abstract 376.03.
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