L'anticorpo monoclonale tanezumab riduce significativamente il dolore articolare in pazienti con artrosi alle ginocchia. Tuttavia, il suo effetto analgesico potrebbe aver indotto i soggetti che soffrono di questa patologia a svolgere attività non adatte alle proprie condizioni, accelerando così il decorso della malattia e peggiorando il danno articolare. Sono questi i risultati di uno studio di fase II appena pubblicato sul NEJM.

I ricercatori hanno arruolato 450 pazienti con artrosi di grado moderato o severo, randomizzati a ricevere tanezumab o placebo. Dallo studio è emerso che il farmaco ha ridotto di una percentuale compresa tra il 45% e il 62% il dolore alle ginocchia rispetto a una riduzione del 22% ottenuta con placebo.

Lo scorso giugno Pfizer, la compagnia farmaceutica che ha sviluppato il farmaco, a seguito di una richiesta dell'Fda, ha sospeso gli studi in corso su pazienti con artrosi trattati con tanezumab a causa di alcuni report di peggioramento della malattia. Un ulteriore studio condotto su 9.100 pazienti aveva mostrato come 16 dei soggetti arruolati, trattati con il farmaco, avevano riscontrato un peggioramento della patologia tale da rendere necessaria la protesizzazione dell'anca.

A luglio Pfizer ha sospeso anche gli studi in pazienti con dolore cronico alla schiena e neuropatia diabetica periferica a causa di eventi avversi correlati al trattamento.
Commentando i risultati degli studi, Thomas Schnitzer, coautore del trial, ha affermato che probabilmente, la riduzione del dolore articolare in pazienti che soffrono di artrosi, indurrebbe tali soggetti a diventare fisicamente più attivi accelerando il decorso della malattia e il danno articolare.

L'azienda farmaceutica sta valutando con l'Fda il futuro del programma clinico di tanezumab. Il farmaco è in fase di studio per la terapia di svariate forme di dolore, incluso il dolore dovuto al cancro e la pancreatite cronica.

Tanezumab, noto anche con il nome in codice RN624) è un anticorpo monoclonale diretto contro il Nerve Growth Factor (NGF o Fattore di crescita dei nervi). Il farmaco viene somministrato ogni 8 settimane per infusione endovenosa.

Il Nerve growth factor è una proteina segnale coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso nei vertebrati. Indirizza e regola la crescita degli assoni, tramite meccanismi di segnalazione cellulare. L'NGF fu scoperto negli anni 50 da Rita Levi-Montalcini, che per circa trent'anni ha condotto studi su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione. Per queste ricerche, nel 1986 la scienziata è stata insignita del Premio Nobel per la medicina.

Studio pubblicato sul NEJM