Tenofovir preso una volta al giorno può prevenire la trasmissione dell’HIV tra coloro che assumono droghe endovena, stando ai risultati di uno studio tailandese di fase III appena pubblicato su The Lancet.


Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, mostra che un giornaliero trattamento tenofovir ha all’incirca dimezzato il rischio di essere contagiati dall’HIV di un gruppo di tossicodipendenti residenti a Bangkok.


Il trial, finanziato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta e dalla Bangkok Metropolitan Administration, è l’ultimo di una serie a dimostrare che la cosiddetta profilassi pre-esposizione (PrEP) è in grado di proteggere dal contagio le persone ad alto rischio di infezione da HIV.


Già altri studi, infatti, hanno dimostrato che la PrEP con tenofovir, da solo o in combinazione con emtricitabina, può ridurre il rischio di infezione negli uomini omosessuali, negli uomini e nelle donne eterosessuali e nelle coppie eterosessuali in cui uno dei partner è sieropositivo e l'altro no.


"Questo studio completa il quadro sull’efficacia della PrEP per tutti i principali gruppi a rischio di infezione da HIV" ha detto uno degli autori, Michael Martin, dei CDC. "Ora sappiamo che la profilassi pre-esposizione può essere un’opzione di importanza potenzialmente vitale per la prevenzione della trasmissione dell’HIV in persone ad alto rischio di infezione, sia per via sessuale sia attraverso il consumo di stupefacenti per via parenterale".


Tuttavia, Salim Abdool Karim, epidemiologo della University of KwaZulu-Natal di Durban, in Sud Africa, scrive nel suo editoriale che lo studio non mostra chiaramente che la PrEP impedisce la trasmissione del virus HIV causata dalla condivisione di aghi. Non c'è "nessun marcatore biologico" in grado di distinguere tra l’HIV trasmesso per via sessuale e quello trasmesso mediante lo scambio di aghi ed è probabile che almeno una parte dell’efficacia osservata dipenda da una riduzione della trasmissione per via sessuale, osserva l’esperto.


Ciononostante, conclude Karim, "il risultato complessivo è che tenofovir assunto quotidianamente riduce la trasmissione dell’HIV nei consumatori di droghe endovena" e che la PrEP dovrebbe essere presa in considerazione come strumento di prevenzione ulteriore, assieme a misure quali il counseling, evitare lo scambio di aghi e adottare comportamenti sessuali più sicuri.


Lo studio, opera del Bangkok Tenofovir Study Group, ha coinvolto 2413 volontari tossicodipendenti tra i 20 e i 60 anni, sieronegativi, arruolati tra il giugno 2005 e il luglio 2010in 17 centri per il trattamento della tossicodipendenza della capitale tailandese. Di questi, 1204 sono stati assegnati al trattamento con tenofovir e 1209 a quello con placebo e tutti sono stati seguiti in media per 4 anni, sottoposti ogni mese al test di sieropositività e ogni 3 mesi alle analisi del sangue. Inoltre, a tutti sono stati offerti profilattici, il trattamento con metadone e sedute di counseling.


Due partecipanti erano sieropositivi al momento dell'arruolamento e 50 hanno contratto l’infezione durante il follow-up: 17 nel gruppo tenofovir (pari a un'incidenza di 0,35 per 100 anni-persona) e 33 nel gruppo di controllo (pari a un'incidenza di 0,68 per 100 anni-persona), differenza che si traduce in una riduzione del 48,9% dell’incidenza dell’infezione da HIV nel gruppo trattato con l’antiretrovirale (P = 0,01).


Inoltre, il farmaco è risultato sicuro e ben tollerato e l’incidenza degli eventi avversi gravi è stata all’incirca la stessa nei due gruppi (P = 0,035). Si sono osservate solo due differenze importanti: nausea e vomito sono stati più frequenti nel gruppo tenofovir (8% contro 5% nel braccio placebo; P = 0,002), così come gli aumenti di grado 1 o 2 dell'alanina aminotransferasi (53% contro 49%; P = 0,003.


Come già ampiamente emerso negli studi precedenti sulla PrEP, l'aderenza si è dimostrata un fattore importante per l'efficacia del trattamento. Per esempio, in un sottostudio caso-controllo tra i partecipanti nel braccio tenofovir, il rischio di infezione è apparso ridotto del 70% nei soggetti in cui tenofovir era rilevabile nel sangue rispetto a quelli in cui non ve n’era traccia. "Questi risultati” ha detto quindi Martin “sottolineano l'importanza di aiutare i soggetti che fanno la PrEP a mantenere un’aderenza sufficiente affinché la profilassi sia efficace”.


Sulla base di questi dati, i CDC hanno reso noto di voler pubblicare il 13 giugno una prima indicazione, in cui si raccomanda ai medici di prescrivere la PrEP ai tossicodipendenti che assumono droghe in vena seguendo le stesse linee guida provvisorie diffuse lo scorso anno riguardo alla PrEP con emtricitabina/tenofovir (Truvada) per prevenire la trasmissione del viru  per via sessuale tra gli individui ad alto rischio di contagio.


L’organismo di controllo delle malattie statunitense ha comunicato che sta attualmente lavorando per finalizzare le linee guida sull'uso della PrEP del Public Health Service, di cui si prevede la pubblicazione entro la fine dell'anno. Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Disease, ha detto che "la parte importante di questo studio è che la prova di principio è chiara. Ora bisogna fare in modo di ottenere una risposta efficace anche al di fuori degli studi clinici" ha detto l’esperto.


Choopanya K, et al. Antiretroviral prophylaxis for HIV infection in injecting drug users in Bangkok, Thailand (the Bangkok Tenofovir Study): a randomised, double-blind, placebo-controlled phase 3 trial" Lancet 2013; DOI: 10.1016/S0140-6736(13)61127-7.
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736%2813%2961127-7/fulltext


Alessandra Terzaghi