Uno studio randomizzato e in doppio cieco pubblicato su Lancet Neurology dimostra che inserire direttamente nelle cellule cerebrali un vettore contenente il gene che codifica per l’enzima glutammato decarbossilasi (GAD) è un approccio sicuro che può migliorare significativamente la funzione motoria dei pazienti con morbo di Parkinson che non rispondono al trattamento farmacologico. Questa tecnologia prende il nome di trasfezione.

Il nuovo farmaco è noto con il nome in codice di Nlx-P101 è stato sviluppato da Neurologix, una società biotech americana con sede nel New Jersey.

I pazienti con morbo di Parkinson mostrano una sostanziale riduzione della quantità di GABA (acido gamma-amino-butirrico), un aminoacido che agisce da neurotrasmettitore responsabile del coordinamento del movimento, in una zona del cervello chiamata nucleo subtalamico. I ricercatori hanno sviluppato una terapia genica con lo scopo di aumentare la produzione di GABA e ripristinare la funzione motoria, inserendo il gene preposto alla produzione di GABA, il GAD, nelle cellule del nucleo subtalamico, utilizzando vettori virali chiamati AAV2.

Questo approccio aveva ottenuto risultati positivi in uno studio precedente, ma non era stato ancora verificato attraverso uno studio randomizzato in doppio cieco.

Nello studio pubblicato su The Lancet Neurology, 66 pazienti con morbo di Parkinson sono stati randomizzati a ricevere la terapia genica o placebo. Successivamente è stata valutata la funzione motoria dei partecipanti, a intervalli regolari, fino a 6 mesi dopo l’intervento, mediante la Unified Parkinson’s Disease Rating Scale (UPDRS).

A 6 mesi dall’intervento, i pazienti che avevano ricevuto la terapia genica hanno mostrato un miglioramento della funzione motoria confermato da un aumento del 23,1% del punteggio ottenuto mediante la scala UPDRS, rispetto a un miglioramento del 12,7% ottenuto con il placebo.

Tutti i pazienti sono sopravvissuti dopo l’intervento. Si è verificato un solo evento avverso grave (ostruzione intestinale) nel gruppo assegnato alla terapia genica che si è rivelato non associato al trattamento e che è stato successivamente risolto. Altri eventi avversi erano di grado lieve o moderato e si sono verificati con la stessa incidenza per entrambi i gruppi. Gli eventi avversi più frequenti erano emicrania e nausea.

Questo studio di fase II è il primo trial randomizzato in doppio cieco a testare con successo una terapia genica per il Parkinson e rappresenta il culmine di studi durati 20 anni condotti da Michael Kaplitt, vicedirettore Ricerca del dipartimento di Chirurgia neurologica dell'istituto americano, e di Matthew During, docente della Ohio State University. «I pazienti che hanno ricevuto la terapia Nlx-P101 - assicurano - hanno mostrato una significativa riduzione dei sintomi motori, inclusi tremore, rigidità e difficoltà nei movimenti. Questo non solo conferma i risultati del trial di fase I, ma rappresenta il punto di svolta verso terapie geniche contro un'ampia gamma di malattie neurologiche. Una buona notizia per il milione e mezzo di pazienti solo negli Usa».

Peter A LeWitt et al., AAV2-GAD gene therapy for advanced Parkinson's disease: a double-blind, sham-surgery controlled, randomised trial The Lancet Neurology, Early Online Publication, 17 March 2011 doi:10.1016/S1474-4422(11)70039-4
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