"Test and Treat", strategia vincente per combattere l'HIV

La strategia del "Test and Treat", che prevede la possibilità di test volontari per l'HIV a tutta la popolazione di una determinata zona e il trattamento immediato a tutti coloro che risultano sieropositivi, ha dato risultati positivi in uno studio condotto in Zambia, aumentando il numero di persone trattate e riducendo il tempo tra la diagnosi e l'inizio del trattamento. I risultati dello studio sono stati presentati al congresso CROI, Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections.

La strategia del “Test and Treat”, che prevede la possibilità di test volontari per l’HIV a tutta la popolazione di una determinata zona e il trattamento immediato a tutti coloro che risultano sieropositivi, ha dato risultati positivi in uno studio condotto in Zambia, aumentando il numero di persone trattate e riducendo il tempo tra la diagnosi e l’inizio del trattamento. I risultati dello studio sono stati presentati al congresso CROI, Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections.

Si tratta dello studio PopART, anche conosciuto con la sigla HPTN 071, un trial randomizzato di ampie dimensioni condotto per valutare l’impatto della strategia “Test and Treat” sull’incidenza dell’HIV in Zambia.

PopART è uno studio importante per valutare la fattibilità della strategia di diagnosi e cura dell’infezione su larga scala, essenziale per il raggiungimento dell’obiettivo “90-90-90” delle Nazioni Unite che prevede il raggiungimento di: 90% di persone con HIV diagnosticate, 90% di persone in trattamento e 90% di persone che raggiungono la soppressione virale entro il 2020.

Un passo in avanti verso tale obiettivo è stato osservato dai ricercatori nella seconda fase dello studio PopART in cui tra giugno 2015 e ottobre 2016 la popolazione è stata randomizzata a ricevere visite a domicilio da parte di operatori sanitari. La prima e la seconda parte dello studio erano suddivise entrambe in due fasi. Nella prima, i ricercatori si sono recati presso le abitazioni dell’intera comunità per offrire il test  per la diagnosi dell’HIV e per attività di counselling. Nella seconda parte, gli esperti si sono accertati che tutte le persone risultate positive all’HIV avessero ricevuto il trattamento.

Nella prima fase dello studio, il 53% delle persone diagnosticate aveva iniziato il trattamento entro 12 mesi dal test. Nella seconda fase sono state effettuate 45.616 visite, e il 95% delle famiglie raggiunte dagli esperti ha acconsentito a prendere parte allo studio. In totale sono stati raggiunti 110.755 adulti. Il 65% degli uomini e l’87% delle donne è stato sottoposto al test.

I ricercatori hanno successivamente stimato il numero totale di persone con HIV in base alla prevalenza dell’infezione tra i soggetti che avevano effettuato il test (9,8% degli uomini e 16,1% delle donne). Gli esperti hanno concluso che in Zambia, 6.249 uomini e 10.341 donne vivono con l’HIV e di questi, il 78% e il 90%, rispettivamente è stato diagnosticato.

Anche se gli uomini avevano una minore probabilità di essere diagnosticati perché era più difficile trovarli a casa rispetto alle donne, gli esperti hanno osservato un miglioramento sostanziale del livello di diagnosi fra i soggetti di sesso maschile. Alla fine della seconda fase dello studio, la percentuale di uomini di tutte le età diagnosticati era superiore al 70%, rispetto a meno del 60% degli uomini nella fascia di età inferiore ai 35 anni diagnosticati nella prima fase dello studio. Gli uomini sopra i 40 anni avevano una probabilità maggiore di essere positivi dopo la fase due dello studio.

Per quanto riguarda le donne, la differenza nella diagnosi è stata osservata tra le varie fasce d’età nella prima fase dello studio. Nella seconda fase, circa il 90% delle donne è stato sottoposto al test indipendentemente dall’età.

Dopo la seconda fase dello studio, il 78% degli uomini e il 79% delle donne diagnosticate sono stati stimati per essere sottoposti a terapia antiretrovirale. Gli uomini e le donne più giovani avevano una minore probabilità di essere in trattamento ma dopo la seconda fase dello studio sono stati osservati miglioramenti anche in questo senso. Tra i soggetti che avevano riferito di ricevere il trattamento prima dell’inizio della seconda fase dello studio, il 92% degli uomini e il 95% delle donne era ancora in terapia nella seconda fase.

La velocità con la quale le persone iniziavano il trattamento dopo essere state indirizzate per la cura è migliorata nella seconda fase dello studio. Nella prima fase il tempo medio all’inizio del trattamento era di 9 mesi e mezzo, nella seconda fase, l’intervallo tra la diagnosi e l’inizio della terapia si è ridotto a 5 mesi.

Gli esperti attribuiscono i miglioramenti osservati nello studio a una maggiore attenzione da parte degli operatori sanitari nel favorire la collaborazione tra professionisti e il collegamento tra i pazienti e i centri per la cura dell’infezione.

Che cos’è il Test and Treat dell’HIV
La pratica dell’Universal Test and Treat (UTT) è indicata dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come potenziale sistema innovativo nella strategia di cura e prevenzione dell’Hiv. Si tratta di garantire la possibilità di test volontari a tutta la popolazione che risiede in una determinata zona, fornendo immediatamente la possibilità di sottoporsi alla terapia anti-retrovirale a tutti i pazienti che dimostrano di essere positivi al test.

L’innovazione della pratica sta proprio nel sottoporre a trattamento tutti i positivi al test, in maniera automatica, riducendo la possibilità di contagio di altre persone e quindi di diffusione del virus. Ad oggi, infatti, nella maggior parte dei paesi africani si sottopongono al trattamento anti-retrovirale solo le persone che, dimostratisi positive all’Hiv, presentano valori superiori a una certa soglia per quanto riguarda la carica virale del paziente.

Si pensa che puntando sul Test and Treat dell’Hiv in un periodo di vent’anni si potrebbe potenzialmente eliminare l’Hiv come un problema di salute pubblica e ridurre sensibilmente i tassi di contagio e mortalità.

Hayes R et al. Reaching 90-90-90? Findings after two years of HTPN 071 (PopART) intervention in Zambia. Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI 2017), Seattle, abstract 1011, 2017.

Floyd S et al. ART coverage after two years of a UTT intervention in Zambia: findings from HPTN071. Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI 2017), Seattle, abstract 1010, 2017.