I risultati di un nuovo studio presentato al Congresso dell’European Respiratory Society (ERS) in corso a Barcellona, suggeriscono che tre nuovi test per l’identificazione dei pazienti resistenti ai farmaci contro la tubercolosi possono individuare più rapidamente i soggetti che hanno bisogno di un trattamento alternativo a quello tradizionale, in un tempo quattro volte inferiore rispetto ai test attuali. Lo studio è stato presentato dal prof. Antonino Catanzaro dell’Università della California di San Diego.

Come spiegato dagli esperti, i test diagnostici attualmente utilizzati per l’identificazione dei pazienti resistenti ai farmaci anti tubercolosi possono impiegare dai 21 giorni ai tre mesi per ottenere un risultato, perché l’espettorato deve prima essere raccolto e messo in coltura.

I tre nuovi test diagnostici sono: il pirosequenziamento, una nuova tecnica di sequenziamento del DNA, lHAIN line probe test, un test che identifica le mutazioni genetiche del batterio e l’osservazione microscopica della sensibilità ai farmaci (saggio MODS).


I ricercatori hanno analizzato l’efficacia dei test in più di mille pazienti in India, Moldavia e Sud Africa e hanno confrontato i risultati con quelli del test di suscettibilità ai farmaci tradizionale per valutare la resistenza a isoniazide, rifampicina, moxifloxacina, ofloxacina, amikacina, capreomicina e kanamicina.


I risultati hanno mostrato che il MODS test ha impiegato 15 giorni per ottenere un risultato, il pirosequenziamento 8 giorni e lo lHAIN line probe test 5 giorni. Nel 95, 98% dei casi i nuovi test hanno tenuto gli stessi risultati del test standard.


Secondo il prof. Catanzaro, “ridurre il tempo della diagnosi  è molto importante  perché può salvare vite e aiutare ad arrestare l’ascesa dei ceppi MDR. Inoltre, il test MODS anche se meno rapido degli altri due è molto economico e quindi utilizzabile su larga scala, anche nei Paesi più poveri del mondo”.


Ogni anno sono 400 mila i nuovi casi di tubercolosi diagnosticati in Europa e oltre 40 mila le morti attribuite a questa malattia, che sta prepotentemente tornando alla ribalta. Il problema sta diventando particolarmente grave nei Paesi dell’ex Unione Sovietica (le 4 nazioni nell’area europea con il più alto numero di casi di TBC notificati nel 2011 sono state: Kazakistan, Moldavia, Georgia e Kirghizistan), dove peraltro sono molto frequenti i ceppi resistenti alle terapie antibiotiche.


Secondo il prof. Francesco Blasi, presidente dell’ERS e ordinario di Malattie Respiratorie presso l’Università di Milano, “E’ necessario avvalersi delle metodiche di diagnosi rapida per identificare i portatori di batteri MDR, che andranno trattati in maniera diversa da quella tradizionale”.


L’OMS sta distribuendo, supportata dal Global Fund, degli apparecchi per la diagnosi dei ceppi MDR nei Paesi più poveri, per poter arrivare rapidamente alla diagnosi e passare subito al trattamento. Una strategia fondamentale per limitare la diffusione della malattia che, vista anche l’aumentata frequenza dei viaggi verso zone ad elevata prevalenza di questa condizione, rischia di diventare un problema molto serio anche per i Paesi industrializzati.


Comunicato ERS