Aumentano le speranze di cura per il tumore della mammella, che colpisce circa 40mila donne ogni anno in Italia, in particolare per le donne che si ammalano dopo la menopausa e presentano recettori ormonali positivi, cioè circa 24mila donne l'anno. In occasione del St. Gallen Oncology Conferences sono stati presentati i dati del follow up a 5 anni di BIG -1 - 98, uno studio internazionale di tipo spontaneo, coordinato dall'International Breast Cancer Study Group (IBCSG).

Questo studio ha messo a confronto efficacia e sicurezza di una terapia adiuvante (cioè somministrata dopo l'intervento chirurgico di asportazione della lesione) per 5 anni con letrozolo o tamoxifene, quest'ultimo da oltre 30 anni lo standard terapeutico per questa patologia.
I dati del follow up a 26 mesi, resisi disponibili nel 2005, avevano portato all'ottenimento dell'indicazione per letrozolo. Adesso sono disponibili nuovi dati del follow up a 5 anni che confermano che un inibitore dell'aromatasi può migliorare ulteriormente le prospettive di cura di questa forma tumorale
Il trattamento adiuvante con letrozolo, consente di ridurre del 13 per cento il rischio di morte rispetto a quanto si osserva con tamoxifene, la terapia fino ad ora considerata ottimale per queste situazioni.
Non deve trarre in inganno la non significatività del dato (p=0.08) che pure indica un trend molto chiaro. Infatti, escludendo le pazienti che durante lo studio sono passate dalla terapia con tamoxifene a quella con letrozolo, la riduzione del rischio di morte è 19 per cento, in questo caso il dato è risultato statisticamente significativo.

E' successo infatti che una volta noti i dati favorevoli a letrozolo il comitato etico ha dato alle pazienti che non avevano ancora completato lo studio la possibilità di scegliere se continuare la terapia con tamoxifebe oppure passare a letrozolo e il 25% aveva scelto di passare a letrozolo.
Depurando i dati di questo fattore, la differenza è passata dal13% al 19%, con la piena significatività statistica del dato. Inoltre, la terapia con letrozolo permette di limitare il pericolo che insorgano metastasi a distanza e recidive di malattia.
Oltre a influire positivamente sulla mortalità, il trattamento con letrozolo è in grado di limitare il rischio di metastasi a distanza del 15 per cento e ridurre il rischio globale di recidive della malattia del 12 per cento.

Letrozolo blocca specificamente e a lungo l'attività degli ormoni estrogeni, veri e propri "propellenti" negativi per le cellule tumorali che presentano sulla loro superficie i recettori per questi ormoni,
"Il 70 per cento circa dei tumori della mammella si presentano dopo la menopausa, e nell'80 per cento dei casi si tratta di tumori "ormono-dipendenti", che hanno cioè cellule che si sviluppano e si riproducono sulla spinta degli ormoni estrogeni prodotti dall'organismo  femminile -
spiega il Prof. Paolo Pronzato, Direttore Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. Lo studio BIG 1-98 dimostra chiaramente che letrozolo oggi offre qualcosa di più, in termini di sopravvivenza e di protezione da recidive e metastasi a distanza, rispetto ad un farmaco come tamoxifene, che in vent'anni ha consentito di salvare già milioni di vite nel mondo. Letrozolo, già ampiamente impiegato nelle donne con neoplasie ormono-dipendenti, ha dimostrato di avere un positivo impatto sulla mortalità per il tumore della mammella ormono-dipendente rispetto al suo predecessore".