In occasione del meeting annuale dell'American College of Rheumatology in corso a Atlanta, sono stati presentati i risultati di uno studio su tocilizumab che confermano che l'efficacia del farmaco si manifesta già dopo una settimana di terapia e che vi è un miglioramento dell'attività della malattia già dopo quattro settimane. Ulteriori risultati provenienti da altri studi di fase III hanno mostrato che i pazienti con AR che hanno ricevuto il farmaco hanno presentato un miglioramento dei sintomi della malattia nel periodo di 2 anni. Tocilizumab è il primo anticorpo monoclonale umanizzato in grado di inibire il recettore dell'interleuchina-6 (IL-6).

I dati provengono da studio di fase III denominato ROSE, un acronimo che sta per Rapid Onset and Systemic Efficacy, un trial disegnato per valutare l'efficacia di tocilizumab rispetto al placebo in combinazione con altri farmaci antireumatici in pazienti con AR che non avevano risposto ai precedenti trattamenti.
L'endpoint primario dello studio era il raggiungimento dell'ACR50 (riduzione del 50% dei segni e sintomi della malattia), a 24 settimane. I dati riguardanti l'efficacia del farmaco sono stati valutati ogni 4 settimane.

Dallo studio è emerso che i pazienti in trattamento con tocilizumab hanno ottenuto una risposta già a una settimana misurata attraverso l'indice DAS28 e un miglioramento clinico nell'attività di malattia entro 4 settimane. La media dei punteggi DAS28 ha mostrato un miglioramento superiore nel gruppo che ha ricevuto il farmaco (6,53 al basale-3,24 a 24 settimane), rispetto al controllo (6,55 al basale-5,18 a 24 settimane). I miglioramenti del DAS28 sono risultati significativi per il gruppo che ha ricevuto il farmaco per tutte le misurazioni (p<0,0001). A 4 settimane, il 34%, il 13% e il 4% delle persone che hanno ricevuto tocilizumab ha ottenuto ACR20/50/70, rispettivamente.

I risultati riguardanti la sicurezza del farmaco erano consistenti con quelli provenienti in altri studi di fase III.
Infezioni di grado severo si sono presentate nel 2,9% dei pazienti che hanno ricevuto tacilizumab , rispetto all'1% del gruppo di controllo. Tre pazienti sono deceduti a causa di aterosclerosi coronarica, sepsi e ictus emorragico. L'aterosclerosi non è però risultata correlata al trattamento.

Risultati a lungo termine provenienti da ulteriori studi di fase III denominati LITHE e GROWTH95 hanno dimostrato che tocilizumab ha mantenuto la propria efficacia anche dopo 2 anni e che in questo periodo, il numero di pazienti che ha raggiunto l'ACR50/70 e che presentava un basso livello di attività di malattia (LDA), definito tramite l'indice DAS28<3,2 era aumentato.

A 96 settimane, il 53% dei pazienti ha raggiunto l'ACR50, il 31%, l'ACR70, il 65% ha mostrato LDA e il 50% ha raggiunto il DAS28<2,6. Per alcuni pazienti questi valori sono stati mantenuti per più di 3,7 anni (66% ACR50, 45% ACR70, 73% LDA e 61% DAS<2,6). Anche se la proporzione di pazienti che ha raggiunto ACR50/70, LDA e la remissione DAS28 era mantenuta alle settimane 168 e 192, i dati dovrebbero essere interpretati con cautela in quanto questi dati provenivano da un numero basso di pazienti.

Alla settimana 144, il 20,0% dei pazienti precedentemente trattati e il 26,9% di quelli naive hanno raggiunto una risposta superiore di ACR70 per 24 settimane consecutive.

Ulteriori risultati provenienti dallo studio di fase III denominato TENDER in pazienti con Artrite idiopatica giovanile (JIA), hanno dimostrato che tocilizumab ha migliorato i sintomi della malattia (JIA ACR30-85%, verso 11% del placebo; JIA ACR70-71%, verso 8% del placebo; JIA ACR90-37%, verso 5% del placebo;p<0,0001).
Eventi avversi gravi sono stati osservati in tre pazienti che hanno ricevuto il farmaco. Gli eventi avversi più frequenti sono stati: angioedema, orticatria, e in un paziente varicella e artrite batterica.

Elisa Spelta
Medical Writer