Dott. Gianni Sorarù
Ricercatore Dipartimento di Neuroscienze Università di Padova

L’atrofia muscolare spino-bulbare (SBMA), o malattia di Kennedy, è una malattia del secondo motoneurone a trasmissione X-linked che colpisce soggetti maschi adulti. La patologia è caratterizzata da una lenta e progressiva debolezza e atrofia muscolare con difficoltà soprattutto nella deambulazione associate spesso a sintomi bulbari e talora respiratori. Essa è causata dall’espansione di una tripletta CAG codificante per un tratto di poliglutammina all’interno del gene per il recettore degli androgeni (AR).


Il clenbuterolo è un β2-agonista noto per indurre ipertrofia muscolare. Oltre a questo effetto anabolizzante, nel muscolo il clenbuterolo aumenta la fosforilazione di AR, bloccando in tal modo la funzione tossica del recettore.
L’obiettivo del nostro studio è stato valutare efficacia e tollerabilità del clenbuterolo in pazienti affetti da SBMA. Per testare questa ipotesi abbiamo effettuato uno studio di fase 2, open label, della durata di un anno, il cui end point primario è stato il miglioramento della distanza percorsa in 6 minuti nel 6-minute walk test (6MWT) a 12 mesi. Gli end point secondari sono stati un miglioramento nella forza muscolare, nell'autonomia nello svolgimento di attività quotidiane, e nella capacità respiratoria. I pazienti arruolati sono stati esaminati ogni 3 mesi per un anno.


Abbiamo arruolato 18 pazienti in base ai criteri d’inclusione di età compresa tra 32 e 75 anni (età media 54,4 anni).
I pazienti hanno presentato un significativo incremento nella distanza percorsa in 6 minuti. Inoltre, abbiamo osservato un significativo miglioramento della funzionalità respiratoria. Il clenbuterolo è stato generalmente ben tollerato. In alcuni casi sono stati rilevati un lieve peggioramento del tremore posturale alle mani e dei crampi muscolari, entrambi disturbi frequenti nei pazienti affetti da SBMA. Non sono stati riportati effetti importanti a livello cardiologico.


I pazienti affetti da SBMA presentano, oltre a un significativo incremento nella distanza percorsa in 6 minuti, un miglioramento della capacità respiratoria e un soggettivo incremento della forza muscolare con riduzione delle limitazioni nello svolgimento di attività quotidiane. I nostri dati supportano un ruolo protettivo della stimolazione β-adrenergica. La somministrazione di β2-agonista potrebbe rappresentare una nuova strategia per la cura della SBMA.