Cicli ripetuti di corticosteroidi assunti dalla madre durante la gravidanza non sono associati a un aumento della mortalità o della disabilità neurologica dei figli a 5 anni di età rispetto a un ciclo singolo, stando ai risultati di follow-up di uno studio di coorte, lo studio MACS (Multiple Courses of Antenatal Corticosteroids for Preterm Birth Study) appena pubblicati online su JAMA Pediatrics.


A 5 anni di età, i bambini hanno mostrato tassi simili di mortalità o disabilità neurologica sia che la madre durante la gravidanza avesse fatto più cicli di steroidi sia che ne avesse fatto uno solo: 24,9% contro 24,8% (OR 1,02; IC al 95% 0,81-1,29, P=0,84).

Tuttavia, "data la mancanza di una forte evidenza conclusiva di benefici a breve o a lungo termine, restiamo convinti che non si possano raccomandare cicli ripetuti di steroidi nelle donne a rischio di parto pretermine" scrivono gli autori nelle conclusioni del lavoro.

Conclusioni di segno opposto rispetto a quelle dei ricercatori dell’Australian Research Centre for Health of Women and Babies dell’Università di Adelaide, che hanno eseguito diverse revisioni sistematiche di studi randomizzati e controllati.Analizzando 10 studi, i ricercatori australiani avevano trovato una riduzione del 17% del rischio di sindrome da distress respiratorio nei bimbi nati da madri che avevano fatto diversi cicli di corticosteroidi durante la gestazione, senza differenze nel peso alla nascita né problemi seri di salute nelle prime settimane dopo il parto rispetto ai figli delle mamme che avevano fatto un solo ciclo.

Gli autori avevano quindi concluso che “nelle donne a rischio di parto prematuro si dovrebbe prendere in considerazione la somministrazione ripetuta di corticosteroidi 7 o più giorni dopo un ciclo iniziale, alla luce dei benefici per il neonato”.

"Nelle donne incinte a rischio di parto pretermine attualmente si raccomanda un singolo ciclo di terapia con corticosteroidi tra le 24 e le 33 settimane di età gestazionale" spiegano nell’introduzione del lavoro appena uscito Elisabeth V. Asztalos, del Sunnybrook Health Sciences Centre di Toronto, e i suoi colleghi " Tuttavia, il 50% delle donne rimane incinta da 7 a 14 giorni dopo, il che porta a chiedersi se si debbano sottoporre a cicli supplementari le gestanti che rimangono a rischio di nascita pretermine".

Per fare maggiore chiarezza, i ricercatori hanno confrontato gli effetti di un ciclo singolo di corticosteroidi con quelli di cicli ripetuti sulla mortalità e la disabilità neurologica a 5 anni di età nei bambini le cui madri avevano partecipato allo studio MACS, un trial internazionale randomizzato che ha confrontato gli effetti di un ciclo singolo di corticosteroidi con quelli di cicli ripetuti durante la gravidanza in un gruppo di donne a rischio di parto prematuro.

L’outcome primario era il decesso o la sopravvivenza con una disabilità nello sviluppo neurologico in uno dei seguenti domini: neuromotorio (paralisi cerebrale non-ambulatoria), neurosensoriale (cecità, sordità o necessità di ausili visivi o acustici) o neurocognitivo/neurocomportamentale (attenzione, memoria o comportamento anormale).Gli outcome secondari erano altezza, peso, circonferenza cranica, pressione arteriosa, intelligenza e specifiche competenze visive, spaziali e linguistiche.

Dei 2141 bambini (nati da 1724 donne ) idonei allo studio, 1728 (l’80,7% ) sono stati valutati dai ricercatori tra il giugno 2006 e il maggio 2012 presso 55 centri e le analisi sull’outcome primario sono state fatte su 1719 di essi.

I risultati non hanno mostrato alcuna differenza significativa tra i due gruppi in termini di rischio di decesso o disabilità dello sviluppo neurologico (OR 1,02; IC al 95% 0,81-1,29, P=0,84).

"Cicli ripetuti di terapia con corticosteroidi durante la gravidanza, rispetto a un ciclo singolo, non aumentano né riducono il rischio di morte o invalidità dei figli a 5 anni di età” concludono gli autori australiani.

"L'assenza di una relazione dose-risposta alla dose suggerisce che i bambini esposti a un ciclo supplementare di steroidi e quindi nati a termine hanno la stessa probabilità di aumento del rischio di disabilità neurosensoriale di quelli esposti a quattro cicli di terapia con corticosteroidi durante la gestazione" affermano la Asztalos e i colleghi. " Una possibile spiegazione è che il bambino nato a termine, a differenza del neonato pretermine, è esposto non solo ai corticosteroidi esogeni, ma anche al naturale aumento del cortisolo endogeno nell’ultima parte della gravidanza, essenziale per una crescita e uno sviluppo normali del feto. L’azione combinata dei corticosteroidi esogeni e di quelli endogeni potrebbero spiegare l'effetto osservato" aggiungono i ricercatori.

Elizabeth V. Asztalos, et al. Multiple Courses of Antenatal Corticosteroids for Preterm Birth StudyOutcomes in Children at 5 Years of Age (MACS-5). JAMA Pediatr. 2013; doi:10.1001/jamapediatrics.2013.2764
leggi