Uno studio osservazionale norvegese evidenzia che il vaccino adiuvato somministrato nel Paese durante l'influenza A (H1N1) del 2009 non si è associato a un maggior rischio di morte fetale. Gli autori del lavoro, appena uscito sul New England Journal of Medicine, concludono dunque che non c’è motivo di non far fare il vaccino antinfluenzale alle donne incinte.

Dopo aver aggiustato i dati per i possibili fattori di confondimento, infatti, l’hazard ratio di morte fetale per le gestanti vaccinate rispetto a quelle non vaccinate è risultato pari a 0,88 (IC al 95% 0,66-1,17). Inoltre, fare la vaccinazione durante la gravidanza ha ridotto in modo sostanziale il rischio di influenza (HR 0,30, 95% CI 0,25-0,34), che a sua volta è risultata associata quasi a un raddoppio del rischio di morte fetale (HR 1,91; IC al 95% 1,07-3,41).

"Data la pericolosità dell’influenza materna per la sopravvivenza del feto, il nostro studio va ad aggiungersi alle evidenze crescenti che mostrano come la vaccinazione delle donne in gravidanza durante una pandemia influenzale non danneggi il feto, e potrebbe essergli di beneficio" scrivono gli autori, guidati da Siri Haberg, del Norwegian Institute of Public Health di Oslo.

“Non abbiamo trovato alcuna base per escludere dalla vaccinazione contro l'influenza le donne incinte nel secondo o terzo trimestre di gravidanza, un gruppo importante, dato che queste donne possono essere particolarmente vulnerabili agli effetti gravi di un’infezione da parte del virus influenzale" aggiungono i ricercatori norvegesi.

Anche altri due studi osservazionali, condotti uno in Danimarca e l’altro in Canada, pubblicati nel luglio scorso su Jama, non hanno mostrato alcun aumento del rischio di parto di feto morto o di altri esiti avversi alla nascita correlati alla vaccinazione durante la pandemia di H1N1 del 2009.

Le donne in gravidanza, se prendono l’influenza, hanno un rischio elevato di complicanze, come si è visto durante le epidemie di influenza stagionale e durante la pandemia del 2009. Pertanto, le donne incinte sono considerate un gruppo per il quale la vaccinazione è prioritaria.

Prima della pandemia del 2009, in Norvegia alle donne incinte non era consigliata la vaccinazione trivalente di routine contro l'influenza stagionale. Durante la pandemia, le linee guida avevano invece raccomandato l’immunizzazione con il vaccino pandemico monovalente adiuvato con AS03 (Pandemrix) nel secondo o terzo trimestre.

"Anche se non c’erano dati sulla sicurezza d’uso del vaccino Pandemrix nelle donne in gravidanza al momento della pandemia, gli studi sull’animale non avevano mostrato alcuna tossicità riproduttiva e questo vaccino è stato ritenuto sicuro per le gestanti” si legge nel lavoro. Tuttavia, dopo la somministrazione del vaccino pandemico ci sono state alcune segnalazioni aneddotiche di morti fetali.

Nel suo studio, il team guidato da Haberg ha valutato la possibile correlazione tra vaccinazione antinfluenzale in gravidanza e rischio di morte fetale utilizzando alcuni registri nazionali e dati su rimborsi dei medici di base. L'analisi ha riguardato 113.331 donne di età compresa tra i 13 e i 49 anni che hanno partorito nel 2009 o nel 2010.

Il tasso complessivo di mortalità fetale (definita come qualsiasi aborto spontaneo o un parto prematuro registrato dopo 12 settimane complete di gr
avidanza) è risultato di 4,3 morti ogni 1.000 nati.

Poco più della metà delle donne (il 54%) ha fatto il vaccino pandemico durante il secondo o terzo trimestre, e dopo aggiustamento in base a età, parità, stato civile, uso di integratori alimentari durante la gravidanza, fumo durante la gravidanza, morte di un feto precedente e presenza di una condizione medica cronica, la vaccinazione non è risultata associata in modo significativo con il rischio di morte fetale.

Allo stesso modo, non sono emerse associazioni tra vaccinazione e altri outcome avversi alla nascita, tra cui parto pretermine, basso peso alla nascita a termine e un basso punteggio Apgar a termine.

S. Håberg, et al. Risk of fetal death after pandemic influenza virus infection or vaccination. N Engl J Med 2013; doi: 10.1056/NEJMoa1207210
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