Uno studio randomizzato e controllato di sorveglianza post-marketing, appena pubblicato su Annals of Internal Medicine, mostra che il farmaco anti-fumo vareniclina può aiutare i pazienti depressi in trattamento stabile con antidepressivi o che hanno sofferto in passato di depressione a smettere di fumare, senza peggiorare il disturbo depressivo.


"Questi risultati sono rassicuranti dal punto di vista della sicurezza neuropsichiatrica perché vareniclina non ha peggiorato le misure generali di depressione, ansia o pensieri o comportamenti suicidi" ha detto in un’intervista il primo firmatario dello studio Robert Anthenelli, del Veterans Affairs San Diego Healthcare System e professore di psichiatria presso la University of California di San Diego.


Circa la metà dei fumatori che cercano un aiuto per smettere di fumare hanno una storia di depressione e fanno più fatica a smettere rispetto ai loro coetanei non depressi.


Diversi studi hanno dimostrato che vareniclina aumenta le percentuali di coloro che riescono a dire addio alle sigarette tra i fumatori non depressi, ma alcuni casi clinici e segnalazioni di eventi avversi post-marketing hanno destato preoccupazioni circa il profilo di sicurezza neuropsichiatrico del farmaco nei pazienti psichiatrici, un gruppo generalmente escluso dagli studi pivotal di fase III che hanno portato all'approvazione del farmaco nel 2006.


Nel 2009 l’Fda ha fatto aggiungere un’avvertenza speciale (un ‘black box warning’) al foglietto illustrativo in cui si segnala che il farmaco è risultato associato a eventi mentali gravi. Tra i sintomi segnalati figurano cambiamenti nel comportamento, ostilità, agitazione, umore depresso, tendenze suicide e tentato suicidio.


"Avendo fatto uno studio randomizzato, controllato con placebo e con una metodologia rigorosa per valutare cambiamenti di umore, livelli di ansia e pensieri suicidi , pensiamo che i nostri risultati aiutino a inquadrare quelle segnalazioni in una prospettiva migliore" ha detto Anthenelli.


Il ricercatore e i suoi colleghi hanno arruolato in totale 525 pazienti adulti che fumavano almeno 10 sigarette al giorno ed erano motivati a smettere di fumare. Tutti i partecipanti soffrivano di depressione maggiore per la quale erano trattati stabilmente o ne avevano sofferto in passato, e non avevano avuto di recente eventi cardiovascolari.


Quasi tre quarti dei partecipanti erano in terapia con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), inibitori della ricaptazione della serotonina e noradrenalina (SNRI), benzodiazepine o sedativi ipnotici non benzodiazepinici, mentre sono stati esclusi dallo studio i pazienti che assumevano farmaci prescritti per il trattamento della mania o della psicosi.


I pazienti sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con vareniclina 1 mg due volte al giorno o placebo per 12 settimane e sono poi stati seguiti per 40 settimane . Complessivamente, il 68% dei soggetti del gruppo vareniclina e il 67% dei controlli hanno completato lo studio.


L’outcome prjmario era la percentuale di astensione continuativa (confermata dalla misurazione del monossido di carbonio) nelle settimane dalla 9 alla 12, cioè nell’ultimo mese di trattamento. Tale percentuale è risultata più che doppia nel gruppo trattato col farmaco che non nel gruppo di controllo: 35,9% contro 15,6% (odds ratio, OR, 3,35; P < 0,001).


La differenza tra i due gruppi si è mantenuta fino al termine delle 40 settimane di follow-up, quando la percentuale di astensione è risultata del 20,3 % nel gruppo vareniclina contro 10,4% nel gruppo placebo (OR 2,36; P = 0,001).


È importante sottolineare, osservano i ricercatori, che non si sono trovate differenze "clinicamente rilevanti" tra i due gruppi in termini di umore, ansia o pensieri suicidi e non c’è stato nessun peggioramento complessivo della depressione o dell’ansia in nessuno dei due.


La percentuale di ideazioni o comportamenti suicidi, misurata con la Columbia Suicide Severity Rating Scale durante il trattamento, è stata del 6,0% nel gruppo vareniclina contro 7,5% nel gruppo placebo.


Il farmaco è stato generalmente ben tollerato e gli eventi avversi comuni sono risultati simili a quelli dei fumatori senza disturbi psichiatrici. Il più frequente è stato la nausea, che si è verificata nel 27,0% dei pazienti trattati con vareniclina e nel 10,4% di quelli trattati con placebo. Inoltre, due pazienti nel gruppo vareniclina sono morti durante il follow-up, ma il decesso non è stato ritenuto correlato al farmaco dagli autori.


Nella discussione, tuttavia, i ricercatori fanno notare che circa un terzo dei partecipanti non ha completato lo studio e che i dati mancanti potrebbero avrebbero influenzato i risultati; inoltre, segnalano che il trial non era adeguatamente dimensionato per rilevare differenze in eventi rari. E ancora, i risultati potrebbero non essere applicabili a pazienti depressi, ma non trattati farmacologicamente, a quelli con altre malattie psichiatriche concomitanti e a quelli in terapia con stabilizzatori dell'umore e antipsicotici.


Nonostante queste limitazioni, secondo Anthenelli e i suoi colleghi i dati suggeriscono che vareniclina "potrebbe essere adatta per aiutare a smettere di fumare i fumatori affetti da depressione trattati in modo stabile o che sono stati depressi in passato”. Tuttavia, raccomandano i ricercatori, i medici che prescrivono il farmaco a pazienti depressi dovrebbero vigilare su di essi con occhio particolarmente attento.


R.M. Anthenelli, et al. Effects of Varenicline on Smoking Cessation in Adults With Stably Treated Current or Past Major Depression: A Randomized Trial. Ann Intern Med. 2013;159(6):390-400. Doi:10.7326/0003-4819-159-6-201309170-00005.
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