Artrite psoriasica, risankizumab efficace in ambo i sessi #EULAR2025
Stando ai risultati di uno studio presentato da ricercatori italiani al congresso EULAR, i dati a lungo termine degli studi KEEPsAKE 1 e 2 mostrano che risankizumab (RZB) è efficace nel trattamento dell’artrite psoriasica (PsA) nei pazienti di ambo i sessi, anche se gli uomini tendono a raggiungere più frequentemente gli obiettivi clinici di remissione e minima attività di malattia.
Questa differenza sembra riflettere un carico di malattia iniziale più elevato nelle donne e sottolinea l'importanza di personalizzare la gestione terapeutica sulla base delle caratteristiche cliniche di genere.
Razionale e obiettivo dell’analisi
Studi precedenti hanno evidenziato che le donne con PsA tendono a riportare più dolore, maggiore astenia e outcome riferiti dai pazienti (PRO) peggiori, mentre gli uomini mostrano una maggiore prevalenza di malattia assiale e psoriasi più severa.
Inoltre, la risposta terapeutica ai farmaci biologici risulta spesso più favorevole nel sesso maschile.
Risankizumab (RZB) è un anticorpo monoclonale IgG1 umanizzato che si lega selettivamente alla subunità p19 dell’IL-23. Questa citochina è notoriamente coinvolta nella patogenesi nelle diverse manifestazioni infiammatorie della malattia psoriasica (sinovite periferica, entesite, dattilite e spondilite), in modo diretto o indiretto.
Questa analisi ha valutato l'efficacia di RZB 150 mg in pazienti di ambo i sessi maschi affetti da PsA, aggregando i dati degli studi KEEPsAKE 1 e 2 fino a 148 settimane. Gli endpoint di efficacia, sia categoriali che continui, sono stati analizzati per sottogruppi di sesso utilizzando metodi statistici appropriati.
Risultati principali
Sono stati inclusi nell'analisi 707 pazienti trattati con RZB (355 di sesso femminile, 352 di sesso maschile) e 700 pazienti trattati con placebo (368 di sesso femminile, 332 di sesso maschile). Al basale, le donne presentavano un'età media più elevata, un BMI, un impiego di corticosteroidi, dolore e attività di malattia riferita dal paziente più elevati, nonché maggiore presenza di entesite. Gli uomini, al contrario, avevano punteggi PASI medi più elevati.
A 24 settimane, RZB si è dimostrato superiore al placebo in entrambi i sessi per tutti gli endpoint analizzati. La risposta clinica è risultata, nel complesso, in linea tra uomini e donne fino a 148 settimane, ma con alcuni vantaggi numerici a favore dei pazienti di sesso maschile.
Un numero maggiore di pazienti di sesso maschile ha raggiunto le risposte ACR50 e ACR70 in tutti i timepoint previsti; il tasso di risposta ACR20 era simile a 24 settimane, ma superiore nei pazienti di sesso maschile a 52 e 100 settimane.
Percentuali maggiori di uomini hanno anche ottenuto la risoluzione dell’entesite (LEI=0) e risposte MDA (minima attività di malattia) in tutti i timepoint previsti: ad esempio, a 148 settimane, la percentuale di pazienti che ha raggiunto questi endpoint è stata del 45,2% nei pazienti di sesso maschile, a fronte di un 27,9% osservato nei pazienti di sesso femminile.
Un trend simile è stato osservato per la ridotta attività di malattia in base all’indice DAPSA (DAPSA-LDA) e per la remissione DAPSA, raggiunta più frequentemente dai pazienti di sesso maschile a 100 e 148 settimane.
Riassumendo
In conclusione, il trattamento con risankizumab ha dimostrato un’ efficacia clinica sostenuta fino a 148 settimane in entrambi i sessi. Tuttavia, in linea con le evidenze disponibili per altri farmaci biologici nella PsA, i pazienti di sesso maschile hanno mostrato una maggiore probabilità di raggiungere la MDA, la risoluzione dell’entesite e la remissione secondo DAPSA, probabilmente per un carico di malattia iniziale più basso.
Questi risultati sottolineano l’importanza di considerare attentamente le caratteristiche basali del paziente nella scelta terapeutica, per ottimizzare gli esiti clinici nella pratica reumatologica.
Bibliografia
Ciccia F et al. Risankizumab efficacy in male and female patients with PsA: a pooled analysis of KEEPsAKE 1 and 2 trials. ABS0612; EULAR 2025

