Tra i due contendenti ne è spuntato un terzo che ha vinto la preda. Quest’ultima è l’americana Pharmacyclics, poco nota se non agli addetti ai lavori ma specializzata nella ricerca e sviluppo di farmaci oncologici, primo fra tutti ibrutinib, farmaco per la leucemia linfatica cronica, per il quale si preannuncia un futuro stellare.

L’acquirente è Abbvie, che per ottenerla sborsa la bella somma di $21 miliardi, parte in cash (58%) e la parte restante in azioni proprie. Qualche giorno fa era girata voce che fossero interessati all’affare sia  Janssen sia Novartis, ma alla fine l’offerta migliore l’ha fatta AbbVie.

Il prezzo pagato da AbbVie è del 13% più alto della chiusura di borsa di ieri ma del 39% più alto del valore di borsa del 24 febbraio quando erano iniziate a girare le voci di una possibile acquisizione. Gli azionisti di Pharmacyclics avranno di che festeggiare.

Pharmacyclics si è specializzata nella ricerca di farmaci in grado di agire su patologie mediate da alterazioni dei linfociti B. Il farmsco di punta di Pharmacyclics vi è ibrutinib, un farmaco che appartiene a una nuova classe: gli inibitori della tirosin-chinasi di Bruton (BTK), una proteina avente un'importanza cruciale per la crescita e la differenziazione delle cellule B.

Il farmaco è approvato per il trattamento dei pazienti con leucemia linfatica cronica (LLC) pretrattati con almeno una terapia e per il trattamento dei pazienti con linfoma a cellule mantellari.

Commercializzato con il nome di Imbruvica, nel 2015 ibrutinib dovrebbe raggiungere il miliardo di dollari di fatturato. Alcuni analisti ne prevedono vendite annue fino a un massimo di $5 miliardi. Imbruvica viene commercializzato da Janssen, la divisione farmaceutica di JnJ.

La pipeline di Pharmacyclics comprende anche abexinostat, un inibitore della istone deacetilasi che si trova attualmente in fase II per il linfoma a cellule B.

Pharmacyclics è stata fondata nel 1991, e nel 2006 ha ottenuto la proprietà di ibrutinib e altri prodotti grazie a un accordo con Celera. La sede si trova a Sunnyvayle in California e la società ha attualmente 580 dipendenti.

Già da diverso tempo AbbVie stava cercando di espandersi e di differenziare il proprio business oggi ancora troppo dipendente dal top seller Humiraa, nonostante la presenza nel settore dell’epatite C e altri mercati. Humira è il prodotto più venduto di AbbVie e anche il farmaco più veduto al mondo.

Nel 2014 Humira ha generato ricavi per 12,5 miliardi dollari pari a oltre il 60% del fatturato totale della società. Ma un brevetto chiave degli Stati Uniti per il farmaco scadrà alla fine del 2016, e nel 2018 brevetti equivalenti scadono nel maggioranza dei paesi europei. Le scadenze di brevetto potrebbe innescare l'introduzione dei biosimilari di Humira, erodendone le vendite e i profitti.

Alcuni analisti si domandano se Imbruvica potrà raggiungere gli ambiziosi obiettivi di vendita di cui molti parlano, a meno che possa rivelarsi efficace anche contro altri tipi di tumore e in malattie diverse. Il rischio con il farmaco che dovrebbe in larga misura ripagare AbbVie del suo enorme investimento non è dunque di poco conto.

Un altro problema per AbbVie consiste nella condivisione con Johnson & Johnson dei profitti di Imbruvica. Nel 2011 Pharmacyclics aveva siglato un accordo con Johnson & Johnson per condividere dividere i profitti della del farmaco per il quale il gigante americano metteva a disposizione la sua esperienza di sviluppo e la rete commerciale.

J & J detto in una dichiarazione che l’accordo di oggi conferma il potenziale che l’azienda aveva già visto in Imbruvica e che oggi sta "guardando avanti alla cooperazione che prevede possa continuare anche con il team AbbVie."