AbbVie, la società biofarmaceutica nata dallo spin off di Abbott, sta diventando sempre più dipendente dalle vendite di adalimumab (Humira), farmaco anti artrite reumatoide che, nel secondo trimestre di quest’anno, ha registrato un aumento delle vendite pari al 12% e che adesso costituisce il 56% delle entrate dell’azienda negli Stati Uniti.

AbbVie intende sviluppare ulteriormente le vendite di adalimumab, che con circa 10 miliardi di dollari di fatturato è oggi il farmaco più venduto al mondo. Attualmente, il medicinale possiede 9 indicazioni, tra cui artrite reumatoide, psoriasi e malattia di Crohn, e altre 4 presto se ne aggiungeranno. 

D’altro canto, ll’azienda intende ridurre la sua dipendenza da adalimumab attraverso lo sviluppo di nuovi farmaci, come ABT-199 per il trattamento di vari tipi di tumori ematologici e altri farmaci orali per la cura dell’epatite C che potrebbero essere approvati entro l’inizio del 2015.

I tre medicinali anti epatite C in sviluppo hanno dato prova di efficacia, se presi in combinazione, nell’eliminare il virus HCV nel fegato in più del 90% dei pazienti trattati. AbbVie è in competizione con Gilead Sciences Inc e Bristol-Myers Squibb Co nella corsa per l’approvazione di una terapia completamente orale e priva di interferone per la malattia epatica grave, in grado di aumentare le percentuali di guarigione e abbreviare la durata del trattamento.

Ma nel frattempo, tutti gli occhi sono puntati su adalimumab, le cui vendite sono in continuo aumento, trimestre dopo trimestre, fin dalla sua approvazione nel 2002. Tuttavia, è proprio il grande successo di adalimumab a rappresentare una minaccia per l’azienda in quanto nel 2016 il farmaco perderà la copertura brevettuale. Anche se, spiegano alcuni analisti, essendo un biologico è i molto più difficile da replicare rispetto a un farmaco di sintesi e bisognerà attendere ancora a lungo prima dell’arrivo di biosimilari. 

I risultati del secondo trimestre del 2013 sono andati meglio del previsto, spiega l’azienda, grazie alle vendite di adalimumab, ma anche a quelle degli enzimi digestivi a base di pancrelipasi (Creon), di palivizumab (Synagis) per prevenire le malattie polmonari provocate dal virus respiratorio sinciziale e levodopa/carbidopa (Duodopa) per la malattia di Parkinson. Al contrario, le vendite di fenofibrato (Tricor) e di acido fenofibrico (Trilipix) per ridurre i livelli di trigliceridi nel sangue si sono ridotte del 66% a 107 milioni di dollari a causa dell’arrivo dei generici.

Le vendite complessive del trimestre sono stati pari a 4,69 miliardi dollari, superando le aspettative degli analisti di 4,54 miliardi dollari. Nel trimestre, l’azienda ha realizzato un profitto di $1,07 miliardi, pare a 66 centesimi per azione. Se si escludono certe poste speciali e non ripetibili, il profitto per azione sarebbe stato di 82 centesimi, 3 centesimi sopra quanto stimavano gli analisti.

Di conseguenza, AbbVie ha aumentato le stime di chiusura del 20’13 e adesso ritiene di poter raggiungere utili per $3,07- to $3,13 per azione. L’ultimo forecast ne prevedeva $3,03-$3,13.Da quando la società è stata quotata in borsa, all'inizio dell'anno, le azioni sono aumentate del 29 per cento a fronte di una crescita totale del 18 per cento nel settore farmaceutico.