Oggi AbbVie ha spiegato il motivo strategico che la spinge a cercare di acquisire la britannica Shire. Molto semplicemente, secondo l’azienda americana l’insieme delle due società farebbe aumentare ricavi e profitti.

Il Ceo di AbbVie Richard Gonzalez ha dichiarato che la sua società potrebbe aiutare Shire a massimizzare il proprio potenziale nelle malattie rare lisosomiali e nelle neuroscienze.

Pochi giorni fa, Shire ha respinto l’offerta di AbbVie che aveva valutato l’azienda britannica $78,61 per azione pari a circa $45,9 miliardi, in parte in cash ($34,71 per azione) e il resto in azioni della stessa AbbVie. Per Shire l’offerta sottostima il suo vero valore e, secondo alcuni rumors di mercato, AbbVie starebbe considerando un rialzo della propria offerta.

Secondo le leggi britanniche, AbbVie dovrà fare un’offerta definitiva entro il 18 luglio. AbbVie intende mantenere il suo quartier generale a Chicago ma vorrebbe spostare il domicilio fiscale nel regno Unito. Così facendo, potrebbe ridurre l’imposizione fiscale dall’attuale 22% fino al 13%. L’unico a rimetterci sarebbe ovviamente il Fisco americano.

A inizio settimana, Shire ha fatto sapere che entro il 2020 prevede di raddoppiare i propri ricavi, portandoli da $4,9 miliardi del 2013 a circa 10. Il Ceo di Shire, Flemming Ornskov, ha anche detto che non si oppone per principio al merger ma che dovrà essere riconosciuto il giusto valore alla sua società.

Le quotazioni di Shire vanno verso l’alto anche alla luce della recente decisione di un tribunale americano che ha giudicato validi fino al 2023 certi brevetti che proteggono Vyvanse,  un farmaco anti ADHD che da solo genera un quarto del fatturato e (si stima) il 30% dei profitti aziendali.

Per gli analisti, AbbVie dovrebbe arrivare a offrire circa 30 miliardi di sterline, pari a $51 miliardi, cioè $86,50 per azione. Ovviamente AbbVie potrà spingersi fino a un limite oltre al quale l’acquisizione non aggiungerebbe valore. Ognuno, però, tiene nascoste le proprie carte.