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Accordo Celgene e Nogra Pharma per nuovo farmaco contro malattia di Crohn

Celgene ha annunciato di aver firmato un accordo, il cui valore complessivo potrebbe superare 2,5 miliardi di dollari, con la società irlandese Nogra Pharma per acquisire i diritti di sviluppo e commercializzazione del farmaco sperimentale GED-0301 per il trattamento della Malattia di Crohn nelle fasi attive della patologia e per altre malattie gastrointestinali.

Secondo i termini dell’accordo, Celgene dovrà versare a Nogra una somma immediata pari a 710 milioni di dollari e la società irlandese sarà eleggibile a ricevere altri 815 milioni al raggiungimento di determinate milestone di sviluppo e regolatorie e ulteriori pagamenti al raggiungimento di milestone di vendita fino a 1 miliardo di dollari.

Attualmente il farmaco ha superato la fase II del suo sviluppo clinico e Celgene intende iniziare il programma di studi clinici di fase III entro quest’anno.

Lo studio di fase II condotto sul farmaco da Nogra ha arruolato 166 pazienti e ha valutato tre differenti dosi del medicinale. I risultati del trial saranno presentati a un prossimo incontro medico scientifico sulla malattia.

Se supererà la fase III e raggiungerà il mercato, il farmaco si aggiungerà al portfolio di Celgene dei farmaci per il trattamento delle malattie infiammatorie e immunologiche, che già include apremilast. Quest’ultimo ha ricevuto da poco l’approvazione dell’agenzia americana per la terapia dell’artrite psoriasica, ed è in attesa dell’approvazione per il trattamento della psoriasi e in fase I per la terapia della malattia di Crohn.

GED-0301 è un oligonucleotide antisenso che ha come target l’mRNA Smad7, una molecola fortemente espressa nelle aree infiammate dei pazienti con malattia di Crohn e in quelli con rettocolite idiopatica. Il farmaco è indicato per il trattamento della Malattia di Crohn nella forma da moderata a severa.

Il farmaco, che si somministra per via orale, è altamente specifico in quanto inibisce selettivamente Smad7 e non altre molecole, ripristinando così alcuni meccanismi fisiologici anti-infiammatori, che non sono più funzionanti nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali.

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