Merck and Co. (in Italia e altri paesi nota come Merck Sharp & Dohme) e Johnson & Johnson hanno annunciato di avere raggiunto un accordo sui diritti di distribuzione relativi ai farmaci Remicade e Simponi. Un'intesa, si legge nella nota diffusa oggi, che conclude l'arbitraggio che Johnson & Johnson aveva iniziato nel maggio del 2009.

L’accordo prevede che a partire dal 1 luglio Merck  rinunci ai diritti di marketing per i due farmaci in Canada, America Centrale, Sud America, Medio Oriente e in Asia. A sua volta, Merck ottiene i diritti esclusivi sui due farmaci in Europa, Russia e Turchia, territori che rappresentano approssimativamente il 70% dei 2,8 miliardi di dollari di ricavi di Merck and Co sui due farmaci. Inoltre, entro la fine del mese del mese corrente Merck and Co. pagherà a Johnson & Johnson una somma di 500 milioni di dollari.

Infine, tutti i profitti che Merck  otterrà nei territori esclusivi verranno suddivisi equamente tra la stessa Merck e Johnson & Johnson, mentre in precedenza la suddivisione era 58% a Merck e 42% a JnJ attraverso la propria affiliata Centocor Ortho Biotech.

Nulla cambia in Usa dove da sempre è Johnson & Johnson a commercializzare i due farmaci che, lo ricordiamo, sono stati scoperti e sviluppati da Centocor, società posseduta al 100% da JnJ.

Insomma, un accordo abbastanza oneroso per Merck ma che le consente di continuare a mantenere il controllo dei due farmaci nella maggior parte dei paesi in cui li commercializza attualmente.

Si chiude così una disputa legale durata quasi due anni che ha visto contrapposte due tra le più grandi Big Pharma. Oggetto del contendere, i diritti su due farmaci biologici molto importanti, Remicade (infliximab) e Simponi (golimumab) indicati per la cura di patologie su base infiammatoria, quali l’artrite reumatoide e il morbo di Chron ecc. Il solo Remicade, nel 2010 ha registrato vendite mondiali per 7,2 miliardi di dollari.

La disputa affonda le sue radici nella fusione tra Merck e Schering-Plough. Quest'ultima aveva in precedenza stretto un accordo con Johnson & Johnson per la commercializzazione di infliximab (e poi di golimumab) al di fuori degli Stati Uniti. L'accordo originale prevedeva che qualora Schering-Plough avesse subito un "cambio di controllo", il contratto avrebbe potuto essere annullato e tutti i diritti su infliximab e golimumab sarebbero tornati a J&J.

Quando fu annunciata l’acquisizione di Schering-Plough da parte di Merck and Co., Johnson & Johnson aveva aperto la disputa chiedendo di interrompere la partnership con la stessa Schering-Plough per la commercializzazione dei due farmaci ritenendo fosse stato infranta una clausola importante dell’accordo iniziale, proprio quella sul "cambio di controllo".

Di solito, quando un'azienda ne acquista un'altra, quella comprata va incontro a un "cambio di controllo". Tuttavia, nel caso di Merck e Schering-Plough, gli avvocati delle due parti avevano lavorato di fino per strutturare l'affare come una "fusione inversa" (reverse merger). Formalmente è stata Schering-Plough ad acquisire Merck per poi cambiare nome e chiamarsi di nuovo Merck. In questo modo, sperava il management di Merck, Shering Plough formalmente non aveva mai cambiato controllo.

Nel 2009, le due aziende avevano deciso di ricorrere a un arbitrato che è una procedimento stragiudiziale (cioè senza ricorso al processo ordinario) per la soluzione di controversie civili e commerciali. L’arbitrato si svolge mediante l'affidamento di un apposito incarico a uno o più soggetti terzi rispetto alla controversia, detti arbitratori, normalmente in numero di 3, di cui 2 scelti da ciascuna delle parti e il terzo di nomina da parte di una persona al di sopra delle parti (es. il presidente di un Tribunale), i quali producono una loro pronuncia, detta lodo, che contiene la soluzione del caso ritenuta più appropriata.

Adesso la situazione si è conclusa e tutti sono contenti. Specialmente gli avvocati delle due parti.