Pfizer e Merck & Co hanno stretto un accordo per lo sviluppo congiunto di ertugliflozin (PF-04971729), un nuovo antidiabetico appartenente alla classe degli inibitori del co-trasportatore sodio/glucosio di tipo 2 (SGLT2).

Le due aziende svilupperanno congiuntamente il farmaco che entro l’anno inizierà la fase III. Oltre al farmaco come tale, verrà sviluppata la classica combinazione con la metformina e anche una più innovativa, con sitagliptin. Pfizer, che ha messo a punto il farmaco, riceverà un pagamento immediato di $60 milioni e altri pagamenti successivi, al superamento di milestones regolatorie e commerciali. Merck e Pfizer condivideranno utili e costi  di sviluppo in un rapporto 60 e 40.

Alla stessa classe farmacologica di ertugliflozin appartengono anche canagliflozin (Johnson & Johnson), dapagliflozin (Bristol-Myers Squibb e AstraZeneca), empagliflozin (Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly), ipragliflozin (Astellas Pharma) e altre molecole in fase precoce di sviluppo.

Questi farmaci bloccano una proteina denominata SGLT2 che è responsabile del riassorbimento del glucosio a livello renale. Per i pazienti affetti da diabete, la ritenzione di un eccesso di glucosio contribuisce al persistere dell' iperglicemia. Bloccando l'attività del SGLT2, come fanno questi farmaci, si inibisce il riassorbimento del glucosio a livello renale, causandone l'escrezione nelle urine. 

Ertugliflozin si trova ancora in fase II, ed è quindi in ritardo nello sviluppo clinico rispetto alla maggior parte dei concorrenti, già in commercio (canagliflozin in Usa e  dapagliflozin  in Ue) o in procinto di esserlo. A Merck mancava un farmaco di questa classe, che sembra molto promettente.

Le due aziende hanno deciso di allearsi per sfruttare al massimo la competenza specifica nel diabete e la forza commerciale di Merck. Quest’ultima si posiziona come l’azienda leader al mondo nella terapia orale del diabete. Lo scorso anno,  Januvia (sitagliptin) ha generato vendite per circa $4 miliardi e Janumet (sitagliptin più metformina) per $1,6 mld.

Per Merck sembra iniziata una nuova era di alleanze. La scorsa settimana l’azienda americana ha siglato un accordo con Bristol-Myers Squibb per valutare la combinazione di daclatasvir (sviluppato da Bms) associato con l’inibitore delle proteasi MK-5172 quale terapia dell’infezione da epatite C di genotipo 1.