Dopo il fallimento del farmaco antiepatite C di Bristol-Myers Squibb noto con la sigla BMS-986094 e l’interruzione dello sviluppo clinico di altri due farmaci simili di Idenix, Achillion Pharmaceuticals potrebbe diventare una preda appetibile per quelle aziende che intendono competere con Gilead Sciences nello sviluppo di nuovi anti HCV tutti orali.

Achillion, infatti, sta sviluppando due nuovi antiepatite C che hanno ricevuto entrambi lo status di fast track dall’Fda.

Il primo, noto con la sigla ACH-3102, è un potente inibitore di seconda generazione della polimerasi virale NS5B di HVC coinvolta in diverse fasi del ciclo vitale del virus quali la produzione di prioni, l’interazione con le proteine dell’ospite ed è implicata nella resistenza all’interferone. Il farmaco è attivo contro tutti i genotipi di HCV, inclusi l’1a e l’1b e potrebbe offrire vantaggi rispetto agli inibitori di NS5A di prima generazione in quanto negli studi preclinici ha dimostrato di essere efficace contro le mutazioni resistenti del virus. Il medicinale è attualmente in fase I della sua sperimentazione clinica.

Il secondo farmaco di Achillion è denominato ACH-1625. E' attivo contro la proteasi NS3 ed è attualmente è in fase II di sperimentazione clinica. E’ equipotente contro i genotipi 1a e 1b dell’HCV con una IC50 of di circa 1nM.

Le società che potrebbero essere interessate all’acquisizione di Achillion sono Merck, Roche, Vertex e magari anche Gilead che, secondo gli analisti, ad oggi possiede la più promettente combinazione di farmaci per una terapia dell’epatite C tutta orale e che potrebbe anche decidere di comprarsi la rivale per fare piazza pulita dei possibili competitors.

Achillion Pharmaceuticals oggi è a buon mercato. Attualmente l'azienda ha un valore di borsa di 477 milioni di dollari, e l’azione vale 6 dollari, ben sotto il picco di oltre 12 dollari toccato lo scorso mese di febbraio quando c’erano stati i primi rumors di una possibile acquisizione. Una eventuale acquisizione dovrebbe riconoscere un premium price consistente, dell’ordine del 60-80%, ma si rimarrebbe comunque sotto il valore massimo di qualche mese fa.

Il fortissimo interesse delle aziende deriva dalle potenzialità di questi mercato, che dai 1,7 miliardi di dollari del 2010 si stima che nel 2020 possa raggiungere i 20 miliardi di dollari. A trainarne la crescita saranno innanzitutto i due nuovi inibitori della proteasi, telaprevir e boceprevir, già disponibili in Usa e Europa. A questi farmaci dovrebbero poi aggiungersi i nuovi antiproteasi sviluppati da Pharmasset (comprata pochi mesi fa da  Gilead con un esborso di $10,8 miliardi di dollari), Inhibitex, Achillion, Idenix e Vertex, la società che ha sviluppato telaprevir.