Acquisizione di Celgene ancora in forse. Bristol rassicura gli azionisti "è un buon affare"

La strada per l'acquisizione di Celgene da parte di Bristol-Myers Squibb è ancora in salita. Il fondo di investimento Wellington Management, che detiene quasi l'8% delle azioni BMS, non è favorevole all'operazione. E non è il solo. Lo scorso 28 febbraio le azioni hanno perso il 7% in attesa della riunione definitiva del prossimo 12 aprile che porrà fine alla diatriba, in un senso o nell'altro.

La strada per l’acquisizione di Celgene da parte di Bristol-Myers Squibb è ancora in salita. Il fondo di investimento Wellington Management, che detiene quasi l’8% delle azioni BMS, non è favorevole all’operazione. E non è il solo. Lo scorso 28 febbraio le azioni hanno perso il 7% in attesa della riunione definitiva del prossimo 12 aprile che porrà fine alla diatriba, in un senso o nell’altro.

L’acquisizione di Celgene, un affare da 74 miliardi di dollari, sarebbe una delle più grandi operazioni di sempre nel settore farmaceutico e creerebbe uno dei più interessanti portafogli di farmaci antitumorali, forte di quattro terapie di grande successo per i tumori solidi e del sangue: Opdivo, Yervoy, Revlimid e Pomalyst.

Se l’operazione dovesse andare a buon fine, BMS stima che la nuova entità nel 2019 realizzerebbe $40 miliardi di entrate e $10-15 miliardi di profitti netti. Bristol-Myers inoltre ha precisato che prevede di generare circa $45 miliardi di free cash flow durante i tre anni dopo la chiusura dell'affare.

Il Ceo di BMS, l’italiano Giovanni Caforio, ha dichiarato in una lettera ai dipendenti che la compagnia è "delusa" dalla posizione di Wellington, ma che le discussioni con gli azionisti andranno comunque avanti.

A questi ultimi, i CEO delle le due aziende hanno fatto pervenire una lettera che illustra i vantaggi dell’operazione: far crescere una presenza commerciale più forte nelle franchise di malattie chiave dell'azienda, guidate da team commerciali ad alte prestazioni; lancio di nuovi ed entusiasmanti farmaci, di cui sei nel prossimo futuro; far avanzare una pipeline in fase iniziale significativamente migliorata e integrare una serie di modalità di ricerca e scoperta che rafforzerà ulteriormente la pipeline.

Leggi la lettera di BMS agli azionisti


«Riteniamo che alla fine gli azionisti riconosceranno il valore aggiunto di questa operazione» ha dichiarato Caforio. «So che i rumors e le speculazioni sui media potrebbero distrarre, ma vi incoraggio a concentrarvi sulla realizzazione delle nostre priorità aziendali per il 2019 e sull'importante lavoro che state facendo per i pazienti» ha aggiunto, rivolgendosi agli azionisti.

Nel frattempo, negli ultimi giorni anche un terzo azionista, il Loncar Immunotherapy ETF, ha rilasciato una dichiarazione contro l'accordo.

Il fondo Wellington contrario all’affare
Ma i grandi investitori non sono d’accordo. Wellington Management ha dichiarato che l'acquisizione di Celgene è troppo rischiosa e più difficile da portare a termine di quanto Bristol l’abbia dipinta. Ha anche contestato le condizioni dell'accordo, in particolare il prezzo delle azioni BMS offerto agli azionisti di Celgene.

«Concordiamo sul fatto che BMS dovrebbe promuovere lo sviluppo del business e ampliare le entrate future, ma non crediamo che la transazione con Celgene sia il percorso adatto per raggiungere questo obiettivo», ha dichiarato Wellington a fine febbraio.

La società di investimenti detiene circa 126 milioni di azioni Bristol-Myer anche se, come riferito dalla Securities and Exchange Commission, il suo potere di voto si limiterebbe solo a circa 28 milioni delle stesse. Nonostante questo ha una grande influenza sugli azionisti che il 12 aprile voteranno pro o contro l’acquisizione.

Anche Starboard si accoda
L’intervento di un altro investitore, Starboard Value, che detiene meno dello 0,1% delle azioni ordinarie di Bristol-Myers, ha gettato benzina sul fuoco con un rapporto che spiega perché gli azionisti dovrebbero votare contro l'accordo e critica la performance azionaria della società nell'ultimo decennio.

«Questi non sono i risultati di un team dirigenziale e di un consiglio di amministrazione, a nostro avviso, che si è guadagnato il diritto di scommettere sull’acquisizione della società», ha scritto Jeffrey Smith, manager della compagnia.

Secondo Starboard, sarebbe giusto concludere che l'accordo con Celgene è una manovra difensiva di una società che non vuole essere acquisita a sua volta. Sostiene che ci sono modi migliori dell'acquisizione di Celgene per ottenere valore, uno dei quali potrebbe essere la vendita della compagnia.

«Un osservatore occasionale potrebbe ragionevolmente sospettare che BMS abbia avviato la trattativa con Celgene per evitare la pressione degli azionisti per la vendita della società», ha scritto Smith. «Anche se non stiamo spingendo esclusivamente per la vendita, crediamo fermamente che la direzione e il Cda dovrebbero essere aperti a qualsiasi opzione che possa massimizzare il valore per gli azionisti».