Alt Fda a sperimentazione di Juno Therapeutics sulle CAR-T cells. Tonfo in borsa per tutte le biotech impegnate nel settore

Le azioni di Juno Therapeutics sono scese fino al 30 per cento dopo che l'Fda messo in stand by lo studio di fase II ROCKET condotto con la terapia sperimentale a base di cellule T ingegnerizzare nota con il codice JCAR015. La decisione dell'agenzia americana è stata presa a seguito alla morte di tre pazienti per edema cerebrale.

Le azioni di Juno Therapeutics sono scese fino al 30 per cento dopo che l’Fda messo in stand by lo studio di fase II ROCKET condotto con la terapia sperimentale a base di cellule T ingegnerizzare nota con il codice JCAR015. La decisione dell’agenzia americana è stata presa a seguito alla morte di tre pazienti per edema cerebrale.

Lo studio sta testando JCAR015 negli adulti con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria (r / r ALL), e Juno ha osservato che i decessi si sono verificati dopo che il farmaco chemioterapico fludarabina è stato aggiunto al regime di pre-condizionamento.

Juno ha chiesto all’Fda  di poter continuare lo studio ROCKET con JCAR015 con ciclofosfamide per il pre-condizionamento, aggiungendo che l'agenzia ha risposto chiedendo a Juno di presentare un protocollo di studio rivisto. La società ha indicato che avrebbe fornito le informazioni alla FDA questa settimana.

Come conseguenza della decisione dell’Fda, anche le azioni di Kite Pharma e Bio Bluebird, che stanno sviluppando terapie CAR-T, sono scese, rispettivamente, del 13 per cento e del 3 per cento.

Il mese scorso, in occasione dell’ASCO, Juno ha annunciato la presentazione di dati positivi da uno studio di Fase I condotto su 51 pazienti con r / r ALL trattati sia con ciclofosfamide o fludarabina e ciclofosfamide, seguiti da un'infusione di JCAR015. I dati dello studio indicano che JCAR015 potrebbe innescare risposte complete nel 77 - 90 per cento dei pazienti.

Prima della decisione dell’Fda appena comunicata, il cui impatto sullo sviluppo del farmaco è ancora difficile da stabilire, l’azienda aveva pianificato che il deposito della domanda di registrazione dovesse avvenire nel corso del 2017.

Commentando la morte dei due pazienti, Il CEO di Juno Hans Bishop  ha commentato: "la neurotossicità è un evento avverso ben noto [con terapie cellulari CAR-T], ma [questa] è stata una vera sorpresa."

Juno ha dichiarato che gli studi con altri farmaci sviluppati con la stessa tecnologia e diretti con i CD19, trai i quali CAR014 e JCAR017, attualmente in sperimentazione in diversi tumori ematologici, non sono interessati dalla decisione dell’Fda.

L'anno scorso, Juno ha intrapreso una collaborazione decennale con Celgene per sviluppare trattamenti per il cancro e le malattie autoimmuni, con un focus iniziale sulle terapie CAR-T.

Come funziona la terapia con le CAR T cells
Segnalata dalla rivista Science, come Breakthrough of the Year 2013 la terapia cellulare con linfociti geneticamente modificati è una branca della medicina traslazionale dalla storia non recente, ma solo ultimamente assurta alla cronaca, scientifica e non, per i risultati eccezionali ottenuti già nelle fasi precoci della sperimentazione clinica in tumori ematologici resistenti a terapie convenzionali (risposte complete e durature nel 90% dei bambini ed adulti con leucemia linfoblastica B sottoposti al trattamento).

Tale approccio è finalizzato a migliorare il riconoscimento delle cellule tumorali da parte dei T linfociti del paziente, rendendoli così in grado di distruggere il tumore. Ciò si ottiene attraverso l’aggiunta di recettori “artificiali” (definiti chimerici – da cui il termine CAR: Chimeric Antigen Receptor) attraverso la manipolazione in laboratorio dei T linfociti estratti dal paziente e reintrodotti nello stesso al termine della procedura. Questo approccio, essendo basato sull’utilizzo di cellule self (ossia già appartenenti al soggetto, non estranee), minimizza al massimo l’eventualità di rigetto.

Visto che le cellule T, una volta infuse nei pazienti, possono continuare a moltiplicarsi, la terapia non deve essere somministrata ripetutamente, come accade con le chemioterapie, che vengono, invece, metabolizzate e alla fine eliminate dall’organismo. E introducendo i CAR in due sottogruppi specifici di cellule T i ricercatori hanno ottenuto risposte antitumorali più potenti e più durature.